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MotoGP vs SBK, la sfida (im)possibile

Meno di 2" di differenza tra Vinales e Sykes, ma i test di Phillip Island offrono altri spunti

MotoGP vs SBK, la sfida (im)possibile

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Abbiamo sempre detto che non si fa, che non è utile né realistico, che è un confronto che lascia il tempo che trova. Però è come essere un bambino davanti a una torta appena sfornata e nessuno in giro: resistere alla tentazione è impossibile.

E poi, quando ci ricapiterà di trovare ancora MotoGP e SBK che girano sulla stessa pista a pochi giorni di distanza? Lasciamo da parte i rimorsi, il miglior tempo con i prototipi a Phillip Island è stato di Maverick Vinales in 1’29”131, mentre con le derivate di serie Tom Sykes ha girato in 1’31”097.

Sono meno di due secondi di differenza, per i precisini 1”966. A prima vista molto poco e la prima domanda è se siano tanti e pochi? Se si pensa che da una parte ci sono dei prototipi con investimenti milionari e sistemi (come il cambio seamless) esclusivi e dall’altra delle moto derivate dalla serie che hanno costi molto minori, la risposta è no. Ma non ha un valore assoluto.

E’ il confronto in sé che non può averlo, perché per avere una pretesa di oggettività bisognerebbe dare le due moto allo stesso pilota e con le stesse gomme. Non si può dire, comunque che le SBK vadano piano, anche se due secondi al giro sono un’eternità. Per capirci, se Sykes avesse preso parte ai test MotoGP con la sua moto sarebbe stato ultimo.

Però i tempi delle prove australiane dei due campionati danno anche altre indicazioni. Per esempio è interessante notare come la differenza tra il primo e l’ultimo pilota in MotoGP sia di meno di un secondo e mezzo, 1”486 per essere esatti. Il segno, da una parte, di un livello medio altissimo sia per quanto riguarda mezzi che piloti e, dall’altra, che le novità regolamentare sono riuscite a diminuire il gap tra primi e ultimi.

In SBK, invece, ci sono 5”053 tra il primo e l’ultimo, e, anche allargando il campo, sono stati 8 i piloti a più di due secondi da Sykes. In verità nelle parti nobili della classifica i gap sono più risicati e in poco più di 8 decimi ci sono 11 piloti, poi il distacco si ingrandisce.

E’ un indizio del fatto di una grande sproporzione in termini di mezzi e - inevitabilmente - talento personale. Le squadre ufficiali (o private ma con un supporto più o meno diretto) hanno una marcia in più e naturalmente anche i piloti migliori. Che poi è quello che succede anche in MotoGP.

Si dice che la SBK ha maggiori pretendenti alla vittoria e gare più combattute, ma alla fine dei conti la situazione non è molto diversa rispetto al motomondiale.

Nel 2015 in MotoGP hanno vinto almeno una gara solo 4 piloti (Lorenzo, Marquez, Pedrosa e Rossi), in SBK 5 (Davies, Haslam, Rea, Sykes e Torres). I primi in 18 gran premi, i secondi in 26 gare.

La finiamo qui con questa analisi, che vuole fornire spunti di discussione piuttosto che certezze. Del resto passione e ragione non vanno sempre d’accordo.

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