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Cuzari: MotoGP? Forse meglio della F1

"Tempi ideali per il business. Voglio creare una lobby fra i team indipendenti"

MotoGP: Cuzari: MotoGP? Forse meglio della F1

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I temi più discussi nel paddock di Jerez sono stati due. Da una parte tiene banco l’aspetto sportivo, chi vincerà il mondiale MotoGP fra Pedrosa, Lorenzo, Marquez e Rossi, dall’altra quello economico. Il 2013 in questo senso non si è aperto nel migliore dei modi e il caso del team Yamaha, con il campione del mondo e Valentino, senza un main sponsor è forse il più eclatante. Chi sembra andare controtendenza è una realtà relativamente nuova per il motomondiale, il team Forward, impegnato in CRT e Moto2 (dove ha il ‘monopolio’ degli italiani) con ben 6 piloti dalle carene piene di marchi: Edwards e Corti in CRT, De Angelis, Corsi, Pasini e Cardus in Moto2.

UN PO’ DI STORIA – Come questa squadra sia arrivata alla MotoGP lo spiega direttamente il suo patron Giovanni Cuzari. “Con Media Action – l’agenzia di comunicazione e ricerca sponsor di cui è amministratore delegato – abbiamo incominciato 15 anni fa, lavorando in tutti gli sport, calcio, sci e soprattutto rally. Nel 2000 Graziano e Valentino Rossi mi avevano convinto a creare un team in 125 per Alessandro Brannetti, anche se poi il progetto è caduto. Quello è stato il primo contatto con il motomondiale, siamo ritornati nel 2006 quando con Lapo Elkann abbiamo messo in piedi la sponsorizzazione di Fiat al team ufficiale Yamaha. Abbiamo lavorato per anni con loro, ma anche con Ducati, Gilera, Tech 3 e Suzuki”. Poi i rapporti con la Casa di Iwata si sono interrotti, “stavamo diventando troppo ingombranti – commenta – e ci hanno messo da parte. Ma quando è nata la Moto2, la nuova categoria ci è subito piaciuta e nel 2010 abbiamo acquisito la struttura ex Hayate (quella che ha portato in pista la Kawasaki con Melandri ndr) e abbiamo iniziato con Corti e Cluzel come piloti”.

MOTOGP? PERFETTA PER IL BUSINESS - Fin qui la storia più recente, che però fa scoprire già una particolarità del team italo-svizzero. “Non siamo né ex piloti, né tecnici – sottolinea Cuzari – proveniamo da un mondo diverso e Media Action prosegue il suo lavoro con altri team”. La domanda nasce quindi spontanea, perché scegliere il motomondiale piuttosto di altri sport. “Perché ha dei tempi perfetti per il marketing, forse è ancora meglio della Formula 1 – la risposta – Quelli che sono considerati ‘tempi morti’ in pista nel weekend, sono l’ideale per quello che viene definito ‘business forum’. Momenti in cui fare incontrare i nostri clienti e fare affari”.  Già da queste prime parole, si scorge una visione abbastanza diversa da quella tradizionale. “In questo mondo la priorità è sempre stato l’aspetto tecnico – sottolinea il manager – e per una Casa è comprensibile. Ma se non ci sono fondi poi i team chiudono e Kawasaki e Suzuki se ne sono andate”.

LA CRT E’ UN’OPPORTUNITA’ – Al loro posto sono arrivate le CRT, una categoria ibrida che è difficile farsi piacere. Non per Cuzari: “Ezpeleta ha messo nelle nostre mani uno strumento utile e qualcuno di noi ha avuto la colpa di non sfruttarlo – afferma – Senza CRT e Moto2 noi non avremmo avuto i fondi per entrare nel motomondiale e ci sarebbero stati ancora meno piloti”. Dall’esterno, però, sembra che il vero investimento l’abbia fatto la Dorna, che garantisce alle squadre 400mila euro per ogni moto schierata. “Bisogna fare dei distinguo – la precisazione – Noi con quei soldi abbiamo comprato un altro camion e anche una seconda hospitality. Sarà una specie di ‘sala giochi’ in cui vorremo invitare tutti i piloti per degli eventi. Poi c’è invece chi non l’ha fatto. In questo momento ci sono squadre di serie A e serie B”.

L’UNIONE FA LA FORZA – Su questo punto Cuzari si dimostra molto battagliero: “penso che in due anni abbiamo fatto cose che altri che, sono qui da ben più tempo, non hanno saputo o voluto fare. Ho notato tanta ‘ignoranza’, nel senso di scarsa conoscenza, per quanto riguarda il marketing. La norma è cercare di rubarsi gli sponsor l’uno con l’altro, ma questo è un gioco che porta alla distruzione, fa abbassare il valore del campionato”. Eppure il patron di Forward pensa che solo unendosi con le altre squadre le cose possano cambiare. “Mi piacerebbe ci fosse una lobby fra i team indipendenti – spiega – Ne ho già parlato con alcuni, perché anche i contributi dati da Dorna dovrebbero essere distribuiti fra chi realmente investe nel campionato. Inoltre insieme potremmo creare un valore aggiunto per gli sponsor, metterli in relazione fra loro e ci guadagneremmo tutti di più”.

Non si può dire che gli manchi l’ottimismo. “Stiamo traghettando la MotoGP verso il 2016, quando nascerà qualcosa di completamente diverso – conclude – Le CRT erano l’unica soluzione e servono proprio a questa epoca di transizione”. Se basteranno i loro sforzi, per un futuro migliore, sarà il tempo a dirlo.

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