I Top e i Flop 2012: Valentino Rossi

Disastroso in pista, brillante fuori: le luci e le ombre sull'anno di Valentino

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Nel bene o nel male è il centro di gravità della MotoGP, l’unico capace di dividere le tifoserie in due schieramenti, ad attirare tutte le attenzioni su di sé sia che vinca o che perda. Si può amare od odiare, ma a Valentino Rossi è difficile essere indifferenti. Il pesarese unisce un talento puro a una dialettica invidiabile e se ha segnato gli ultimi anni del motomondiale non è un caso. Il 2012 è stato l’ultimo anno sulla Ducati, un binomio di cui si è scritto tanto e che non ha dato risultati. Eppure, anche senza rivali da affrontare in pista per il risultati che contano è riuscito a innescare il dibattito, fra il “popolo rosso”, suo detrattore, e il “popolo Rossi”, suo difensore. Se la pace con Lorenzo sembra fatta, ha ravvivato la rivalità con Stoner e ancora una volta ha infiammato gli animi. Non per nulla, si merita un Top e Flop tutto per lui.

TOP: VALENTINO – Non è facile uscire da due anni disastrosi senza perdere una briciola di carisma e appeal nel confronto dei propri tifosi. Valentino, uno dei pochi per cui il cognome è un optional, ce l’ha fatta. Twitter non sarà forse un metro affidabile per misurare la popolarità, ma il Dottore può contare più di un milione e mezzo di follone, come dire più del doppio di Lorenzo e quasi 200mila più di Alonso, che guida una Ferrari e si è giocato il mondiale di F1 fino all’ultima gara. Per cercare un’altra prova della sua popolarità basta cercare il giallo sulle tribune dei GP e non si rimarrà delusi.

Il paddock è ancora il suo regno, il retro del suo box quello sempre preso d’assalto dai tifosi. A Valencia, per il ritorno sulla Yamaha, telecamere e flash erano assiepati in attesa che la serranda del suo box si aprisse, mentre il campione del mondo poteva passeggiare tranquillamente. Il suo nome è comparso sui giornali come quando si celebravano le vittorie, gli altri piloti hanno dovuto arrendersi sulla “domanda di ordinanza” su Valentino. Il centro della MotoGP è ancora lui e lo sarà finché non scenderà di sella per l’ultima volta.

Anche nel rapporto con Ducati, a uscirne sconfitta, volenti o nolenti, è stata la Casa di Borgo Panigale. Rossi è troppo “Ingombrante” come personaggio per non avere attenuanti anche nei disastri. Se avesse vinto il merito sarebbe stato suo, avendo perso le colpe si dividono, ma non equamente. Quando un nove volte campione del mondo passa due anni raccogliendo la miseria di tre podi, la moto viene messa molto facilmente sotto accusa. Non è questione di giusto o sbagliato, ma semplicemente quello che è successo. Quando la luce splende intensamente, le ombre che getta intorno a lei possono essere molto scure e a Bologna lo hanno imparato a proprie spese.

Valentino RossiFLOP: ROSSI – Da un punto di vista sportivo la stagione di Rossi è indifendibile. La rivoluzione annunciata lo scorso inverno non è riuscita a cambiare nulla. Gli unici sprazzi di gioia sotto la pioggia di Le Mans e nell’amica Misano. Il resto è stata una tiritera ininterrotta, a base di sottosterzo, mancanza di trazione e altri problemi assortiti. Valentino aveva fatto la voce grossa già in Qatar, aveva promesso miglioramenti dopo i test durante la stagione, ma alla fine nessuna è stata mantenuto poco.

Il Dottore ha fatto meglio del compagno di squadra in gara, non in qualifica, ma mai quella differenza che tutti si sarebbero aspettati. La crisi di coppia con la D16 è iniziata presto e l’anno è stato di difficile convivenza. Probabilmente non è il vero Rossi quello che abbiamo visto guidare la Ducati. Ha fatto il suo lavoro, da professionista, ma senza volere troppo rischiare. Una volta visto il podio lontano, inutile correre rischi per le posizioni di rincalzo. Qualcosa si è rotto, la fiducia è stata perduta e lo strappo non si è più ricucito. Senza motivazioni e con la testa ormai alla Yamaha, non ci si poteva aspettare di più.

Due anni così lasciano il segno e il primo ad ammetterlo è lo stesso Valentino. Ha voluto ritornare sulla Yamaha anche per scoprire se è ancora lo stesso, se è ancora capace di vincere. L’ha detto più volte, che non sa quale sia il suo livello attuale, forse non è stato del tutto sincero ma in questo momento Rossi ha bisogno di conferme che solo la pista può dargli. Le porte sul passato non si chiudono solo firmando un nuovo contratto, alcune certezze bisogna ritrovarla da soli.

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