I top e i flop del 2012: Lorenzo e Spies

Jorge non sbaglia (quasi) mai, Ben sfortunatissimo fa metà dei punti del 2011

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Tra gli alti e bassi del 2012, in nessun caso il divario di rendimento è stato così eclatante come nel caso della coppia di piloti del team ufficiale Yamaha. Titolo mondiale e 350 punti per Jorge Lorenzo, 88 e decimo posto in campionato per Ben Spies. L'impietoso responso statistico (262 punti di differenza) non è tuttavia sufficiente a riassumere tale chiasmo agonistico.

IL TOP – Difficile trovare dei difetti alla stagione di Jorge Lorenzo. L'unico errore è arrivato all'ultimo GP, con il titolo piloti già in cassaforte, quando è caduto nel tentativo di liberarsi di Ellison prima di subire il ritorno di Pedrosa. Fino ad allora, Lorenzo aveva collezionato solo primi e secondi posti ad eccezione di Assen, dove era stato incolpevolmente abbattuto alla prima curva da Alvaro Bautista. Una costanza disumana, robotica.

A voler trovare il proverbiale pelo nell'uovo, la seconda metà di stagione è stata affrontata da Lorenzo con un approccio conservatore. Ad eccezione della vittoria di Misano, dove ha approfittato dell'entrata sconsiderata di Barbera su Pedrosa alla curva della Quercia al primo giro, oltre che dell'assenza forzata di Casey Stoner, lo spagnolo non sarebbe mai salito sul gradino più alto del podio nelle ultime nove gare. Il titolo, il quarto in carriera e secondo in classe regina, è arrivato comunque. Manca forse la capacità di entusiasmare stabilmente il pubblico, la ciliegina sulla torta di una carriera che, a soli 25 anni di età, non ha nulla da invidiare a quelle dei mostri sacri di questo sport.

IL FLOP – L'aggettivo "sfortunata", per quanto calzante, non rende pienamente giustizia alla serie di problemi incontrati da Ben Spies nel 2012. Chiusa la stagione precedente sfiorando la vittoria a Valencia (dove fu battuto per soli 15 centesimi da Stoner), l'americano ha da allora visto il podio col binocolo. L'origine di una metamorfosi negativa di tali proporzioni va innanzitutto rintracciata nella dea bendata, con la quale Spies ha litigato fin dalla prima gara.

In Qatar, Spies ha chiuso undicesimo lamentando un chattering anomalo. Dopo la gara è emerso come si trattasse di una rottura al telaietto reggisella, danneggiato con una caduta durante le prove. A Le Mans, un problema alla visiera che lasciava filtrare acqua lo ha costretto a rientrare ai box a gara in corso. Ad Assen è invece la gomma posteriore a tradirlo, andando letteralmente in pezzi (come successo anche a Valentino Rossi).

Questi tre incidenti, per quanto atipici di per sé, rientrebbero comunque nel novero degli inconvenienti di gara. Ma il sortilegio che sembra aver colpito 'Elbowz' nell'anno dei Maya si scatenerà in tutta la sua furia nelle quattro gare disputate a partire dal Mugello. In Toscana Spies rimedia un'intossicazione alimentare che lo limita all'undicesimo posto in gara e lo costringe a saltare i test della settimana successiva. A Laguna Seca, alla vigilia della quale arriva l'annuncio del divorzio con la Casa di Iwata, una rottura del forcellone lo scarica a terra al Cavatappi. A Indianapolis rompe il motore quando era secondo. Uno slittamento della frizione in partenza (4º in griglia) lo spinge fino alla quattordicesima posizione, costringendolo ad una difficile rimonta che si chiuderà con una caduta quando era ottavo.

Un paio di gare anonime ma tranquille (5º a Misano ed Aragon) sembrano porre le basi per un ritorno dell'americano alle posizioni di prestigio nel finale di stagione, ma si tratta di un effimero miraggio. A Motegi, Spies esce di pista al secondo giro per un consumo anomalo alle pastiglie dei freni. In Malesia, una caduta sotto la pioggia risulta danneggia gravemente i legamenti della spalla destra, costringendolo a chiudere anzitempo il campionato prima di passare alla Ducati del team Pramac.

La sfortuna da sola non basta però a spiegare il fatto che l'americano abbia totalizzato la metà dei punti rispetto al 2011, passando dalla quinta alla decima posizione nella classifica finale. La sua involuzione è probabilmente dovuta anche al progressivo indebolimento dei legami con la squadra, esacerbato anche dall'ermetismo del texano, al quale ha fatto da contraltare la vocalità della madre/manager. Certo è che, più che il compagno di squadra di Lorenzo, Spies è sembrato piuttosto un couchsurfer straniero del box Yamaha. Forse l'aria di casa (Spies risiede per buona parte dell'anno a Como) respirata in Ducati ne aiuterà a invertire la sorte avversa.

Si ringraziano Matteo Pogni, Marcello Palese, Lois Luigi Ruotolo, Mauro Polli, Giulia Rana, e Luigi Bianchi per i suggerimenti. Continuate a condividere le vostre riflessioni sulla stagione appena conclusa sulla nostra pagina di Facebook!

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