I Top ed i Flop 2012: lo spettacolo

Dal Mugello a Phillip Island. Biglietti cari, tribune vuote, ma la passione resta

Share


Paese che vai, prezzo che trovi. La crisi economica, al di là del sensazionalismo mediatico, ha travolto virtualmente ogni settore, motociclismo incluso. Ma come mai alcuni in alcuni circuiti le tribune restano vuote ed in altri non si riesce nemmeno ad entrare? Sulla nostra pagina di Facebook, più volte i lettori si sono lamentati del prezzo del biglietto per le gare italiane in confronto al resto delle europee. Andiamo a scoprire le differenze.

IL FLOP – Non è una novità che la MotoGP non faccia ormai più parte integrante della tradizione domenicale degli italiani. Ad aggravare la situazione per il nostro pubblico, la scarsa competitività di Valentino Rossi su Ducati e la generale penuria di spettacolo in classe regina, divenuta progressivamente un prodotto per patiti di ingegneria.

A testimoniarlo, le tribune ed i prati spopolati (39mila spettatori in meno rispetto allo scorso anno) in occasione del GP del Mugello, una volta uno degli appuntamenti più seguiti in calendario.

La ragione, come hanno evidenziato Andrea Rossi e Luca Nardi sulla nostra pagina Facebook, risiede anche nel prezzo del biglietto. Novanta euro per l'ingresso prato alla domenica, 160 per i tre giorni. Per la tribuna, dai 155 ai 370 euro. Se si considerano anche spese di viaggio, vitto e alloggio, il budget per un fine settimana in Toscana si aggira facilmente intorno ai 500 euro. Tanti, troppi per molti appassionati.

Meglio quindi lasciare i (sempre meno) soldi in salvadanaio, limitandosi ad osservare le gare dal divano di casa, con buona pace dei residenti di Scarperia. "Al Mugello non si dorme", erano soliti recitare i tifosi. A quanto ci risulta, nell'ultima edizione del Gran Premio d'Italia non ci sono stati problemi di insonnia. Anzi. Se non fosse stato per il podio di Fenati in Moto3 e la vittoria di Iannone in Moto2, gli appassionati avrebbero probabilmente sbadigliato senza sosta anche la domenica.

Diversa la politica all'estero. Tanto per fare un esempio, i prezzi dei biglietti per l'appuntamento di chiusura a Valencia andavano dai 31 ai 145 euro per tre giorni. Una differenza non trascurabile che, nonostante i titoli già assegnati in tutte le classi ed il maltempo che ha martoriato il circuito Ricardo Tormo per tutta la durata dell'evento, si è tradotta in circa 31mila spettatori in più rispetto al round italiano.

IL TOP – La passione non smette comunque di battere nel cuore degli appassionati. A Brno sono state raggiunte cifre da record (212mila spettatori in 3 giorni). Curiosamente, i due appuntamenti più seguiti dopo quello ceco sono stati i GP del Sachsenring (195mila) e Jerez (184mila), più volte messi in discussione dalla Dorna nell'eurocentrico calendario del motomondiale.

Anche a Phillip Island, un circuito difficile da raggiungere per i più, i tifosi hanno gremito stabilmente tribune e prati per assistere all'ultima vittoria di Casey Stoner sul suolo di casa. Rispetto al 2011, un aumento di 27mila presenze. L'australiano, che ha ammesso di aver provato più pressione del solito, gli ha ripagati con una gara d'autorità e diverse mosse da cineteca, guadagnandosi una standing ovation all'ultimo passaggio sul traguardo.

La morale di questa triste storia è che, per molti, i costi della MotoGP superano largamente i benefici. Un'eventuale resurrezione agonistica di Valentino Rossi – che continua ad essere il fulcro mediatico di questo sport – con Yamaha non potrà che far bene all'immagine ed all'economia della MotoGP, ma rimarrebbe un placebo. Alla soglia dei 34 anni, il 'Dottore' si avvia ad affrontare l'ultima fase della sua lunga (e proficua) carriera. Negli uffici della Dorna si cerca disperatamente un sostituto, ma è una logica sbagliata. Creare 'personaggi' a tavolino è un lavoro da ghostwriters hollywoodiani. Meglio sarebbe lasciare che sia la pista a consegnare al popolo di tifosi nuovi eroi, agendo sul regolamento per garantire uno spettacolo che vada oltre gli assoli virtuosi di Lorenzo, Pedrosa e (dal prossimo anno non più) Stoner. Ma soprattutto facilitando la presenza del pubblico alle gare, investendo su un ricambio generazionale di tifosi fondamentale per la sopravvivenza a lungo termine dello sport stesso.

Articoli che potrebbero interessarti