Rossi: MotoGP, sei troppo perfetta

Le proposte di Vale: "gomme meno performanti ed elettronica meno invasiva"

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E’ un Valentino che spazia 360° quello appena atterrato in Giappone per il primo dei tre GP consecutivi che attendono il motomondiale. Una giornata importante la prima a Motegi, se le moto sono ancora spente nei box a pochi metri di distanza si deciderà il futuro della MotoGP, con Carmelo Ezpeleta, ceo di Dorna, che spiega cosa cambierà dopo avere portato sotto il suo controllo anche la Superbike. Rossi non si sottrae alle domande che riguardano i due campionati e illustra con chiarezza pregi e difetti di entrambi. “La MotoGP è molto cambiata rispetto a 6 o 7 anni fa, le gare adesso sono noiose, manca spettacolo – il primo appunto – Forse per le Case non è troppo importante, ma per chi gestisce il campionato e deve vendere questo sport sì”.

Se si è presa questa deriva, i motivi sono palesi, “le gomme e l’elettronica”. Gli pneumatici realizzati da Bridgestone sono semplicemente “troppo perfetti, ma non so come si possa chiedere di fare delle gomme peggiori” riflette il Dottore che poi passa ai controlli sempre più invasivi sulle moto. Per questo l’idea di una centralina unica, come di una limitazione dei giri non gli dispiace. “Bisognerà vedere il prodotto finale, sarà importante trovare il giusto equilibrio per limitare gli aiuti e preservare la sicurezza – dice – Adesso viene programmata ogni funzione in base a ogni singola curva, ma allora non è più il pilota a gestire la potenza ma la centralina. Già togliendo questo controllo si guiderebbero moto meno perfette”.

La sicurezza è comunque sempre nei suoi pensieri e sfata qualsiasi dubbio che l’elettronica odierna serva a garantire solo l’incolumità del pilota. “Lo fa per il 30%, se dobbiamo fare un rapporto, il restante 70 è tutto in funzione delle prestazioni” afferma. Un cambiamento però è possibile: “so che c’è stata una levata di scudi per la limitazione dell’elettronica – continua - ma è successo anche in Formula 1 e poi le proposte sono passate”. La Dorna deve quindi muoversi in quella direzione per il campione, “è giusto che chi organizza il campionato prenda le decisioni” dice. Anche per la Superbike ha dei suggerimenti: “è un campionato di cui sono appassionato, non mi perdo una gara e sapevo che ci sarebbero stati nei cambiamenti nella gestione – sottolinea – Penso che una mossa vincente potrebbe essere quelle di avvicinare le moto maggiormente alla serie, mantenendo comunque prestazioni e spettacolarità”.

Un Valentino manager che sembra già a pensare un futuro dietro le quinte. “In verità non mi vedo in un altro ruolo che non sia il pilota in questo mondo. Almeno in questo momento” toglie ogni possibilità. Meglio allora rivestire i panni del pilota e pensare alla gara di domenica su una pista, Motegi, “che tutto sommato mi piace, anche se paragonata a Suzuka non regge il confronto – dice il Dottore – Poi la Ducati qui è sempre andata bene e lo scorso anno avevo lottato con Simoncelli in qualifica per la seconda fila fino all’ultimo. Purtroppo poi in gara non abbiamo potuto neanche far vedere il nostro potenziale, sono caduto subito”. Le premesse sono comunque buone: “sulla carta questa è la pista a noi più favorevole degli ultimi GP – conferma – In Malesia il primo test era andato bene e il secondo male, Phillip Island è una pista per noi difficile e Valencia un punto interrogativo”.

Magari si potrebbe anche sognare un altro podio, ma Valentino raffredda gli animi: “ogni gara fa storia a sé, a Misano sono arrivato 2°, ma ad Aragon anche senza errori non potevo fare più di 6°, anche s e quello è forse il tracciato più ostico per noi - dice – L’importante è essere più veloci dei nostri standard e ridurre lo svantaggio dai primi. Coi nuovi aggiornamenti al telaio e al forcellone siamo più competitivi”.

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