Honda minaccia: via dalla MotoGP

Il motivo del contendere la ECU unica e il limite dei giri, ma sembra un bluff

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Da una parte la politica, dall’altra gli ingegneri, a volerla descrivere sintetizzandola al limite dell’estremo, la situazione pare questa. Dorna vuole cambiare la MotoGP, perché il giocattolo sta scricchiolando e o si riporta un po’ di spettacolo in pista o i tempi si faranno (ancora) più bui. Honda, invece, vuole che tutto rimanga così com’è e il vicepresidente esecutivo HRC Shuhei Nakamoto ad Aragon ha ripetuto l'idea che ci aveva già rivelato a giugno in occasione di una nostra intervista: “se Ezpeleta continua con le sue scelte sulla centralina unica e sul limite di giri, la Honda potrebbe uscire dalla MotoGP. Per sviluppare l'elettronica potremmo andare in Superbike”.

Parole pesanti, soprattutto perché uscite dalla bocca del numero 1 Honda in pista, ma che sembrano comunque solo un bluff, parte del gioco delle parti in una trattativa quanto mai calda. Se il regolamento tecnico tarda ad arrivare è perché le Case stanno portando avanti da mesi un braccio di ferro con la Dorna. Agli ingegneri i limiti non piacciono, sarebbe come a chiedere a un pilota di non usare una marcia, o impedire a un giornalista di utilizzare tutte le lettere dell’alfabeto. Ma le corse non possono essere fatte solo di tecnica, altrimenti tanto varrebbe fare guidare a un solo pilota tutte le moto, in perfetta solitudine e poi scoprire grazie al cronometro quale sia la migliore. Il motociclismo è uno sport e insieme uno spettacolo, e le esigenze delle Case devono convivere con quelle degli sponsor, del pubblico e delle squadre.

I problemi ad oggi sono due: i soldi e lo spettacolo. Le CRT sono state solo un palliativo, così come sono non servono, bisogna fare altro. Si incomincia con la centralina unica, che servirebbe a ridurre il gap fra prototipi e “derivate di serie”, ma le idee per il futuro sono ben più radicali. Ecco però la Honda fare la voce grossa, mentre Yamaha e Ducati per ora tengono posizioni più defilate. L’idea di abbandonare il campionato è una provocazione, ma che rivela le tensioni dietro le quinte.

Ezpeleta vorrebbe una MotoGP più simile alla Moto3, classe che rispetta la filosofia di moto prototipi e lascia spazio ai telaisti. Nella categoria delle 250 monocilindriche corrono Honda e KTM, ma anche Kalex, FTR e Suter con i motori delle due aziende. Perché non farlo anche nella classe regina? L’idea potrebbe essere buona e garantirebbe comunque la supremazia dei mezzi al 100% ufficiali. Fare un telaio per un motore con una cinquantina di cavalli è una cosa, progettarlo per “bestie” che superano i 250 un’altra. Ci vogliono grandi risorse e la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti. Quest’anno Ducati, bollata di immobilismo tecnico, ha realizzato 4 telai, FTR e Suter impegnate in CRT non sono state in grado di fare altrettanto.

La proposta poi Honda l’aveva appoggiata indirettamente qualche anno fa, nel 2006 e nel 2007, quando fornì i suoi motori alla KR di Kenny Roberts. Il figlio del campione, che guidava quella moto, non poté certo lottare per il titolo, ma riuscì comunque a mettersi in mostra con due podi e tanti piazzamenti nella prima delle due stagioni. Anche sulla proposta di calmieramento dei prezzi la Casa di Tokyo ha dimostrato una certa apertura, non per niente ha dichiarato che dal 2014 metterà in vendita un “prototipo di serie” a costi contenuti. Anche l’idea di una “moto per privati” non è sconosciuta ai giapponesi, basta andare indietro di qualche stagione. Alla seconda metà degli anni Novanta, quando portò in pista la NSR500V, alternativa bicilindrica delle più sofisticate, e costose, quattro cilindri.

Se ci passate il paragone, il cane sembra abbaiare ma senza volere mordere. La SBK è uno spauracchio, alla Honda sono sempre stati i prototipi a interessare, e non è una caso che la MotoGP sia seguita direttamente dal Giappone, mentre le derivate di serie dalla filiale europea. Il motomondiale è alla vigilia di una rivoluzione e i cambiamenti non sono mai indolori, a partire dalle trattative.

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