Rossi e Ducati: contro anche i numeri

Nelle statistiche Valentino non brilla a confronto degli altri ducatisti

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Alla fine ha detto basta, continuare così era difficile, senza mai un acuto, un piccolo risultato utile almeno per il morale, per non perdere l’abitudine a lottare per il podio, se non quando l’acqua benediceva exploit di breve durata. Valentino ha fatto armi e bagagli per tornare su una moto con cui potrà cercare di tornare al vertice, dopo due stagioni passate nelle retrovie. “Io con questa moto non mi ci sono trovato fin dall’inizio” ha detto più volte il Dottore, quasi a scusarsi di piazzamenti deludenti e qualifiche da CRT. E’ andata male nell’anno del debutto, dove si è cercato di rimediare cambiando telai con rapidità, sperimentando, è peggiorata in questa stagione, dove la GP12, la rivoluzione targata Ducati con telaio perimetrale in alluminio, ha conservato gli stessi difetti delle sue progenitrici.

Rossi è stato un disastro sulla MotoGP bolognese? In realtà i suoi risultati sono in linea con quelli dei piloti al debutto sulla Rossa, a parte uno. Casey Stoner in questa classifica interna gioca una partita in solitaria, sorprendente fin dalla prima gara, l’australiano era riuscito a vincere all’esordio, oltre a mettere in bacheca 14 podi e 10 vittorie. Abbiamo voluto fare un confronto (vedi la tabella a fianco) fra tutti i piloti saliti sulla Ducati ufficiale e Valentino, prendendo in considerazione solo le prime due stagioni, o la prima per chi non è andato oltre.

Nessuna pretesa di scientificità o di paragone fra i diversi interpreti della Rossa, solo qualche numero a confronto che comunque innesca diverse riflessioni. Innanzitutto che insieme a Stoner solo un pilota è riuscito a vincere con la D16, Loris Capirossi, tutti gli altri hanno fallito. Se si esclude Troy Bayliss che seppe mettere a frutto una wild card nel 2006. In tutti gli altri casi si parla di podi, obiettivo invece raggiunto da quasi tutti, Gibernau e Melandri a parte.

Una “particolarità” del pilota di Tavullia è invece lo scarso rendimento in qualifica, ma anche in questo caso non bisogna dimenticare che si mettono a confronto anni anche lontani quando il monogomma non c’era ancora e gli pneumatici da qualifica erano consentiti. Resta però il fatto che tutti gli altri ducatisti (con l’eccezione di Melandri) sono riusciti a portare la D16 in prima fila almeno una volta, mentre Rossi non ce l’ha mai fatta. E’ un dato che rivela, da una parte, la scarsa fiducia nella Rossa che ha limitato la prestazione secca, dall’altra, un metodo di lavoro che non si è mai adattato del tutto alle esigenze della Ducati.

Infine il distacco dal primo in classifica a fine stagione, in questo caso siamo di fronte a valori “nella media”. Numeri comunque importanti che dicono, ancora una volta, che la Desmosedici è stata capace di volare solo nella mani di Stoner. Il Dottore invece non è mai riuscito a fare la differenza, tanto da confondersi nelle statistiche nella “massa”, per così dire, dei piloti che si sono alternati in questi 10 anni nella squadra ufficiale. Nessuno svetta, segno che la Desmosedici  è moto difficile da capire e forse ancor più da portare al limite. Nessun lampo, né impresa neanche per Rossi e podi conquistati solo grazie alla pioggia. Si è parlato a più riprese di una coppia sbagliata, di incompatibilità tra moto e pilota. I numeri non porteranno con sé la verità assoluta, ma sembrano confermarlo.

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