Ducati, scegli Iannone perché...

I ducatisti vogliono che Preziosi affidi la D16 ad un combattente, ad un tamarro


E' tempo di cambiare, per la Ducati, ma forse non di cambiare il sogno. Vi è mai capitato di svegliarvi in anticipo, mentre vivevate dormendo una bella storia? Questo è quanto accaduto alla casa bolognese. Valentino Rossi non c'è più. Sarebbe stato bello vincere, ma così non è stato. E' tempo di cambiare, di girarsi dall'altra parte, fare una scelta, pensarla fortemente...e rimettersi a sognare.

Un nuovo pilota, forse meno delicato, ma più aggressivo, è quello che ci vuole. Un giovane, uno sbarbato, un senzadio, uno che prima di pensare ha già aperto la manetta del gas. Un tipo così ci vuole per la Desmosedici. Uno come era stato Casey Stoner a fine 2006: un ripiego, certo, ma veloce. Un pilota forse non pienamente affidabile ma tosto, ignorante.

Un nome? Andrea Iannone. Anzi, "Iannone lo sciupone", perché questo è stato il ragazzo abruzzese fino a questo momento. Sul suo talento, infatti, ci sono pochi dubbi. Terzo nel mondiale Moto2 con Speed Up nel 2010, con tre vittorie, ancora terzo l'anno passato, sempre con tre vittorie con la Suter. E quest'anno? Per il momento le vittorie sono solo due, condite da due secondi posti e la sua posizione in campionato è terzo, ma a pari punti con il secondo.

Già conosciamo le critiche: Iannone non è pronto. Oppure, non è propriamente il pilota per la Ducati, nel senso per tutto ciò che ruota attorno alla Ducati. Che volete che vi diciamo? Avete ragione. Andrea si lascia trascinare da sé stesso e troppo anche da chi ha al fianco. E poi è sicuramente un tamarro. Gira con una BMW M3 nero stealth, rilascia interviste improbabili, si traveste da pompiere e lui solo la perché.

Però ha voglia. E lo capisci dal fatto che frequenta Rossi, è suo amico, gli va dietro, perché ha voglia di capire, di imparare e se ancora non razionalizza è perché non si è ancora trovato nel posto giusto, non ha ancora mai avuto al fianco uno che lo guidasse. O meglio, uno lo ha avuto: Luca Boscoscuro, l'ex pilota e suo primo team manager in Moto2. Ma se Andrea non è pronto oggi, figuriamoci allora!

Ve lo concediamo: è una persona ed un pilota ancora incompiuto, Andrea Iannone, ma nelle sue vittorie c'è quel pizzico di aggressività, di coraggio, di incoscienza che nel passato abbiamo visto in quelle di Max Biaggi, Loris Capirossi e Valentino Rossi.

E' vero, Iannone ha ancora dei grossi limiti ed il più grosso è non essere costante, ma a chi dobbiamo paragonarlo? Non certo ai campioni già affermati, ma a chi potrebbe, come lui, salire sulla Ducati. Dunque: Andrea Dovizioso, Cal Crutchlow, Scott Redding. Beh, con il terzo non c'è storia. E per quanto riguarda il secondo, il britannico, è stato battuto dal primo, l'italiano, dunque confrontiamolo solo con lui. Andrea contro Andrea.

Non c'è dubbio, risultati ed esperienza parlano a favore di Dovizioso, ma è un buon pilota ciò di cui ha bisogno la Ducati? E' vero, Dovi passa per essere un ottimo collaudatore, ma dopo aver avuto Valentino Rossi in Ducati sono ancora convinti che sia il pilota a fare la moto? E a fare quella moto, poi?

Di Dovizioso sappiamo già tutto: ha guidato sia la Honda che la Yamaha, le due migliori moto del momento. E' andato forte, ma non fortissimo. E aggiungiamo, appena un po' più forte di Crutchlow, che ha molta meno esperienza di lui. Però, certo, è un ottimo pilota ed un bravo ragazzo, mica un tamarro come Iannone.

Allora la scelta si riduce al solito duello fra razionalità ed emozione. C'è già Nicky Hayden a fare "il possibile". La Ducati ha bisogno invece dell'impossibile. Ma cos'è questa storia della moto che tutti devono essere in grado di guidare? In MotoGP conta che una moto vinca! Punto. E poi dal 2013 non ci aspettiamo la luna: vogliamo solo vedere progressi. E magari qualche lampo di genio. C'è bisogno di un motociclista un po' ignorante, di uno che si batta sempre, di uno nel quale il popolo ducatista possa identificarsi. Insomma, di un tamarro.

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