Tardozzi: "Ho pianto per Bayliss!"

L'ex pilota e team manager rivive i 25 anni del Campionato, tra ricordi e uomini

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Davide Tardozzi sarà presente a Monza, perché invitato come uno dei team manager più importanti della storia del Campionato Mondiale Superbike che domenica celebra i suoi primi 25 anni.

Il ravennate ha concluso come pilota al terzo posto il primo mondiale disputato - che ha anche rischiato di vincere - ma le maggiori soddisfazioni se l'è tolte come team manager della Ducati con la quale ha colto tante vittorie e tanti titoli.

"La Superbike è cambiata moltissimo dai primi anni. - ci ha detto Tardozzi - Da quando nell'88 ci mettemmo tutti a pulire le stalle di Manfield, in Nuova Zelanda che era destinate a diventare i box per la gara mondiale. Le cose hanno cominciato a funzionare dal 1990 quando sono arrivati i Flammini, quando sono finite le buffonate del regolamento dei primi due anni che mi anno fatto perdere un mondiale".

Tardozzi sulla BimotaDavide si riferisce all'episodio di Donington Park dell'aprile dell'88 quando con una decisione... "sul campo" venne deciso che i punteggi mondiali sarebbero stati assegnati sulla base della somma dei tempi della gara inglese. Una regola che cambiò già dalla seconda gara!

I maggiori ricordi di questo ex pilota vincitore della prima gara in assoluto del Mondiale Superbike sono però maggiormente legati al ruolo di team manager.

"Un brutto ricordo ce l'ho per una stupida bandiera rossa che ci costò il titolo a quattro giri dalla fine. Troy Bayliss aveva raggiunto Edwards e lo stava superando quando la corsa è stata fermata. Troy se lo meritava il titolo anche se Colin è stato un grande avversario. Quel giorno ho pianto.

A lieto fine, invece, quello del Nurburgring 98, quando Fogarty dopo due piazzamenti pessimi (13°) scappò dal circuito e scomparve letteralmente per dieci giorni. Passai un periodo d'inferno e dopo una bella operazione psicologica insieme alla moglie Michaela, Carl tornò e vincemmo anche il mondiale".

Davide è soddisfatto dei suoi rapporti con i piloti che hanno corso con lui: "Credo di aver avuto un grandissimo rapporto con tutti i miei piloti e con i miei avversari. Mi fa piacere sentirmelo dire da loro. Anche con piloti difficili come Fogarty con il quale sono andato anche in vacanza: andava solo capito l'uomo. Credo che tutti abbiano capito che davo il 110% per loro anche quando dicevo loro di no..."

Tardozzi con HagaCon uno in particolare ha un rapporto speciale, Bayliss: "Troy è l'uomo che parla con la gente, che va oltre il dolore, che vince quando non si può, che fa la star ma anche l'amico di famiglia. E' il simbolo della Superbike che non è fatta di star ma di uomini".

Ma il vero motore, la vera ricchezza della Superbike, per Tardozzi sono i suoi tifosi: "Dopo la difficoltà del 2002-2005 quando uscirono le Case giapponesi, chi ha tenuto in piedi la Superbike è stata la gente. Andavano a vedere un campionato onestamente inferiore a quelli del passato. A quel punto poteva essere difficile resistere. Il merito è tutto dei tifosi della Superbike se siamo qui a festeggiare i venticinque anni".

La Superbike è fatto anche di un rimpianto per Davide: "Essere andato via dalla Ducati per inseguire un sogno non riuscito per colpa di altri".

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