Chili "A Monza occhio alla BMW"

L'italiano che ci ha vinto quattro volte, parla del circuito più veloce del mondiale

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La sua vena polemica non l'ha persa ma recentemente è apparso più "addolcito" e questo da ulteriore piacere nel parlare con lui. Pierfrancesco Chili, finita la carriera di pilota, chiusa la parentesi da team manager e accantonata quella di commentatore televisivo, continua comunque a seguire da lontano il Campionato Mondiale Superbike, ma non manca di essere presente in circuito quando gli è possibile.

Nel prossimo week end sarà presente a Monza come ospite - insieme a molti altri protagonisti - per la celebrazione del 25° anno del Campionato Mondiale Superbike, ma la sua attenzione sarà sicuramente rivolta alla gara che lui ha vinto quattro volte nel 1995, 1996, 1997 e 2000.

- Max Biaggi ha detto che anche a Monza la gara si vince in curva, nonostante i lunghi rettilinei. Secondo te?

"A mio modo di vedere - ci ha detto il trentottenne ex pilota - la velocità massima è importante ma lo è di più avere una moto con una buona progressione soprattutto in uscita di curva. A Monza è importante uscire dalle chicane e dalle curve il più velocemente possibile. La velocità di punta in sé per sé è relativa, anche se in questi ultimi anni è aumentata la differenza tra i due ed i quattro cilindri".

- Se la velocità massima è importante, come mai la Ducati ha vinto 18 volte, considerando anche in alcuni anni ha corso praticamente da sola?

"In parte hai già risposto, visto che ci sono stati campionati in cui c'erano solo Ducati. Comunque la moto bolognese ha una grande progressione a venire fuori dalla parabolica ed una grande maneggevolezza".

- Qual era il segreto che ti ha consentito di vincere quattro volte a Monza?

"Non ce n'è uno in particolare. Ho vinto con Ducati e Suzuki. La prima volta ho approfittato in un momento di incertezza - problema che avevo avuto io il giro prima- nel motore di Fogarty. La seconda sono uscito molto forte all'esterno della parabolica ed ho dato subito tutto il gas, passando "al massimo" sul traguardo che allora era più avanti rispetto ad oggi, vincendo per 7/1000 su Slight e Fogarty con le Honda. La terza ho vinto sul bagnato contro Kocinski, mentre nell'ultima, con la Suzuki, ho fatto una gran gara contro la VTR di Edwards, puntando molto sulla frenata, uno dei punti di forza a Monza".

Chili vittorioso nel 1996- Alla luce di quelli che sono stati i risultati delle prime tre gare della stagione, chi vedi come favoriti per Monza.

"Sarà una battaglia tra i quattro cilindri. L'Aprilia ha sicuramente qualcosa in più degli altri, non solo più della Ducati. Sykes è un grande "staccatore" e potrebbe essere un osso duro. La Suzuki, invece, la vedo ancora lontana. Credo, invece, che i sei chili sulla Ducati siano stati messi senza valutare l'insieme delle prestazioni. La bicilindrica la stanno guidando forte Checa e, ora, Guintoli ma è stata una moto che ha perso due mondiali contro Yamaha e Aprilia. Quindi, non c'è tutta questa superiorità".

- La Kawasaki sta facendo grandi risultati in prova: con un altro pilota avrebbe vinto di più?

"Sono molto rammaricato dall'incidente di Lascorz. La Kawasaki sta facendo risultati anche in gara. Senza il problema del consumo delle gomme avrebbe fatto meglio anche in Australia. Penso che Sykes sia stato giudicato troppo frettolosamente perché è stato subito confrontato con Spies. E' cresciuto e frena molto forte. Prima della fine del Campionato, vincerà altre gare, anche in condizioni normali".

- La BMW continua a non vincere: secondo te perché?

"Poteva farlo già ad Assen. Haslam è sempre il più veloce e credo che la vittoria potrebbe arrivare proprio a Monza".

- Tu hai sempre guardato con attenzione ai giovani: cosa ne pensi dei nostri che adesso corrono in Superbike?

"Davide Giugliano ha un'ottima opportunità per la quale non deve avere grandi pressioni. Deve fare bottino di esperienza e guardare come guida la Ducati il suo compagno di squadra, l'unico ad averla portata recentemente al titolo. Canepa ha bruciato le tappe, perdendo da collaudatore, l'abitudine alla lotta, alla corsa. Zanetti mi è piaciuto molto ad Imola, peccato che abbia "finito" la gomma. Deve fare esperienza. Mi aspettavo qualcosa di più, invece, da Badovini ma non so cosa lo blocchi se un limite tecnico o un problema mentale. Michel Fabrizio: nell'ultimo anno di Ducati si è fatto troppo condizionare dai risultati (negativi) di haga ed ha perso fiducia. Ho creduto molto in lui. Ora deve fare uno scatto da professionista, da uomo".

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