Stoner: MotoGP, stop ai cambi di regole

"Così scompaiono i team più piccoli, e i costi non si abbassano"

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Non è un mistero che Casey Stoner sia interessato quasi esclusivamente al lato agonistico del motomondiale. Tuttavia, l'australiano ha mostrato di seguire con attenzione anche l'aspetto politico di questo sport, e ha  condiviso una personale analisi della situazione corrente con uno sguardo al passato e futuro, preferendo la sincerità alla diplomazia.

"Serve solo un regolamento stabile – ha detto in un'intervista di Matthew Birt su MCNIl campionato cambia incessantemente. Il problema non sono le decisioni prese recentemente, ma quelle del passato. Passare dalle 500 alle 1000, poi dalle 1000 alle 800, poi introdurre la gomma unica, sono tutte decisioni che hanno ridotto il numero di partecipanti al campionato. In questo modo, la MotoGP ha perso concorrenti che magari non erano velocissimi, ma con gomme diverse e nella giornata giusta potevano raggiungere il podio e ricevere un po' di copertura mediatica. Ora i team più piccoli non hanno questa opportunità".

Oggigiorno, la parola d'ordine ai piani alti del motomondiale è ridurre i costi. Tuttavia, non sempre l'approccio seguito comporta veri risparmi.

"Aggiungere 4 chili alle moto dopo che erano già state sviluppate ha comportato dei costi significativi. Alla fine i costruttori hanno speso tutti i fondi che avevano provato a risparmiare. Forse Kenny Roberts parteciperebbe ancora con un team privato se le regole non cambiassero in continuazione. Ma anche con le 800 era così. Per esempio, hanno imposto il limite di 21 litri di carburante. Nessuno a parte i grandi costruttori può raggiungere certi livelli di competitività a queste condizioni".

Con l'espandersi delle clausole nel regolamento del motomondiale, si riducono anche gli orizzonti per l'innovazione e l'originalità ingegneristica.

"Se non avessero creato un regolamento così restrittivo forse vedremmo più progetti rivoluzionari. Prima che imponessero la regola dei quattro cilindri, ci fu per esempio la Honda con cinque cilindri. Era una moto straordinaria, ma altri avrebbero potuto partecipare al campionato con un'idea originale ed essere competitivi. La chiave è invogliare altre squadre ad entrare nel motomondiale per farsi un nome attraverso la realizzazione di un progetto competitivo. Ma quando si continua a cambiare piccoli dettagli di un regolamento già di per sé limitante, è impossibile per le aziende più piccole fare la differenza".

E voi, cosa ne pensate? Scriveteci QUI.

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