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Stoner, la vita (in MotoGP) di traverso

Amato. Odiato. Dopo il ritiro il re del 'traverso' visto attraverso le sue imprese

MotoGP: Stoner, la vita (in MotoGP) di traverso

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A Valencia, il motomondiale ha dato l'addio a Casey Stoner. Nei suoi sette anni di militanza in classe regina, fiumi di parole sono stati spesi nel tentativo di descrivere l'australiano. Spesso in equilibrio precario sulla sottile linea tra genio e sregolatezza, il biondo dallo sguardo malinconico ha polarizzato i giudizi di addetti ai lavori e tifosi, attirando su di sé diverse critiche e altrettante lodi, scongiurando l'indifferenza con uno stile senza compromessi dentro e fuori dalla pista e vincendo, nel mentre, due titoli mondiali con Ducati e Honda.

Per tracciare i contorni di un personaggio complesso, a volte i numeri vengono in aiuto al linguaggio. E quelli di Stoner parlano chiaro. Esponente, insieme a Pedrosa e Lorenzo, di una nuova generazione di piloti votati a raccogliere (o meglio, strappare) il testimone del motociclismo dalle mani di Valentino Rossi, Casey non ha condiviso coi due spagnoli le caratteristiche del bambino prodigio. Forse perché bisognoso di tanti cavalli per esprimere fino in fondo il suo talento, l'apprendistato dell'australiano nelle classi minori è stato arduo: è arrivato con sole 7 vittorie in classe regina, contro le 23 di Pedrosa e 21 di Lorenzo. Tuttavia, giunto in MotoGP da outsider nel 2006, Stoner dimostra di non avere timori reverenziali, realizzando la sua prima pole position alla seconda gara (tuttora il più giovane a realizzare l'impresa nell'era delle quattro tempi all'età di 20 anni e 173 giorni). Negli anni a seguire, Stoner partirà dalla prima casella in altre 38 occasioni (43 in totale), conquistando ben 12 turni di qualifiche nel solo 2011, un record assoluto.

Sono però le vittorie in gara a consegnare un pilota alla storia, e Stoner è assurto al ruolo di protagonista assoluto dell'era delle 800 con 33 successi. Di questi, 23 sono arrivati in sella alla Ducati, con la quale è stato l'ultimo pilota a vincere (Phillip Island 2010). Il talento di Stoner nel domare la Rossa è testimoniato anche dal fatto che l'ultima vittoria di un altro pilota sulla Desmosedici risalga al 2007, quando Capirossi vinse a Motegi.

In tutto, il 'Canguro' è salito sul gradino del podio in 46 occasioni (89 i podi totali, la tabella è precedente a Valencia). In caso di vittoria a Valencia, curiosamente, lascerebbe lo sport con un numero di successi uguale alla cifra sul cupolino di Valentino Rossi, con il quale Stoner ha più incrociato traiettorie e scambiato battute al vetriolo negli ultimi anni.

Le difficoltà di Ducati dopo il suo esodo in Honda ne rivalutano indubbiamente la carriera, e proprio da Rossi è arrivata l'ultima, definitiva consacrazione di un talento che, a prescindere dalle simpatie individuali, mancherà a questo sport. Veloce ma scostante, sincero ai limiti della scontrosità, Stoner lascia con l'impressione che gli ostacoli maggiori gli abbia sempre trovati dentro di sé, non tra le curve dei circuiti di mezzo mondo. Forse, lottare in danze vorticose con la moto era un modo per esorcizzare i suoi demoni. Magari invece, una volta messi tuta e casco nello sgabuzzino, troverà nella famiglia e nel ritorno alla terra natia la felicità che elude tanti altri. Di sicuro, porterà con sé il rispetto di amici e rivali. A cambiare idea, poi, si fa sempre in tempo.

E poi, prima o poi, si stancherà di pescare!

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