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Dorsoduro : una pioggia di emozioni

LA PROVA In un test dominato dalla pioggia, la Dorsoduro si difende bene tra le strade siciliane

Moto - Test: Dorsoduro : una pioggia di emozioni

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Lo sguardo che permea i volti di colleghi e organizzatori mostra un velo di preoccupazione, scorgendo le nuvole ed il cielo. Un presentimento rivelatosi azzeccato. Catania e le pendici dell’Etna sarebbero state un anfiteatro naturale perfetto per il test-ride della nuova Aprilia Dorsoduro 1200. Giove Pluvio invece, decide di mettere in atto le sue minacce, scatenando un vero e proprio nubifragio.

Quello che doveva essere un giro tra paesaggi incantati, curve e tornanti, viene quindi messo in discussione. Imperterriti, ci avviciniamo alla nostra Maxi-motard con tanto di pantaloni impermeabili. D’altronde, non saranno un po’ di gocce d’acqua a fermarci. Mettiamo in moto e subito il rumore imperioso del bicilindrico Superquadro ci pervade. La voglia di mettere alla prova i 130 cavalli ci sarebbe, ma ovviamente siamo costretti a inserire la mappatura Rain. Il cruscotto è chiaro e intuitivo. Bastano pochi secondi per prendere la mano con la strumentazione, anche se, bisogna sottolineare, forse sarebbe stato preferibile avere un carattere più grande per quanto concerne l’indicatore di marcia.

Si inserisce la prima e si parte per questa “mini-avventura”. La domanda è – ovviamente – una: sarà un test incompleto? Non del tutto. Se è vero che quel che ci attende limiterà le nostre prestazioni, dall’altro, le condizioni estreme sono un’ottima discriminante per quanto concerne la guidabilità, la maneggevolezza, ma soprattutto lo sviluppo elettronico delle mappature, l’ABS ed il Traction Control ATC.

Il percorso presenta diverse situazioni probanti: strade allagate, pavè, e, salendo di quota, anche molti punti sporcati dalla sabbia vulcanica. Ci muoviamo in gruppo inizialmente con un filo di prudenza, eppure la Dorsoduro, fin da quando si sale in sella, ti offre una sensazione di potenza e maestosità. Saranno i cavalli a disposizione che ti permettono di uscire dalle curve con estrema facilità e gradualità, sarà il baricentro, eppure la moto offre sicurezza. Il che, in condizioni del genere, non è poco. Una piccola pecca riguarda invece – personalmente – la posizione della leva del freno posteriore. Più di una volta ci siamo ritrovati a doverla “cercare” per premerla.

La moto scorre tranquilla per i tornanti a lungo e medio raggio che ci troviamo davanti, permettendoci di poterli affrontare senza timore, ma anzi, con quella voglia di poter entrare sempre più veloci e accelerare sempre prima. Teniamo il Superquadro di casa Aprilia sempre abbastanza in tiro: la mappatura Rain taglia di circa 30 cavalli la potenza, ed anche l’erogazione è più dolce.

La famosa botta di potenza che deve entrare a 7000 giri/min si avverte comunque, ma è meno rabbiosa. Decidiamo quindi di spalancare sempre di più la manopola del gas, con sempre più convinzione e divertimento. La risposta stupisce: progressione evidente, ma sempre controllata “anticipatamente” dal Traction Control. Più di una volta abbiamo visto entrare in azione il sistema di casa Aprilia, senza mai risultare invadente però.

Parlare di pieghe e ciclistica risulta, date le condizioni, un pochino più difficile. Ciò che ci preme sottolineare però, è l’agilità con cui la moto si inserisce senza paura. La sensazione è quella di leggerezza, abbinata però anche ad una stabilità della forcella Sachs da 43mm, che incute fiducia.

La sabbia vulcanica si mostra prepotentemente durante l’ultimo tratto. La traiettoria da impostare risulta, in molti casi, quasi obbligata, altrimenti la scivolata è dietro l’angolo: l’asfalto ha un grip veramente basso, e questa tipologia di sabbia mista ad acqua diventa una poltiglia molto pericolosa. E’ qui che entra in azione l'ABS. In un paio di frenate decise, abbiamo avvertito l’intervento del sistema che, ancora una volta, lavora ancor prima della mente umana. Proprio nel momento in cui si percepisce la perdita di grip dell’anteriore, con relativa “scivolata”, ecco subito intervenire il sistema pronto a darci una mano per tenere in assetto la moto: in un paio di occasioni – lo ammettiamo – ci ha quasi salvato da una caduta che sembrava prossima.

Purtroppo il diluvio continua a non darci tregua ed il tragitto deve essere abortito a metà del percorso. Rimane quindi quella sensazione di incompiuto, con la curiosità e l’amaro in bocca per non aver potuto provare questa moto fino in fondo.

Le sensazioni ricevute però sono più che buone. Non sorprendenti, intendiamoci, considerando che questa versione è figlia dell’ottima Dorsoduro 750 del 2008, ma comunque in grado di regalare il sorriso a chiunque ci salga in sella.Per lo meno, noi, nonostante il clima avverso, ci siamo divertiti, e tanto. Perchè la Dorsoduro offre, con il suo carattere, un'emozione di guida esaltante, dinamica, adrenalinica, ma allo stesso tempo sicura.

A conti fatti, il motore è risultato corposo e grintoso, capace di far uscire dalle curve con sicurezza e potenza. La ciclistica, per quel che abbiamo potuto comprendere fino in fondo, conferma le premesse: sicura, stabile, precisa. Ciò che ci ha colpito piacevolmente è sicuramente l’elettronica, evoluta, precisa, importante (soprattutto in queste condizioni per qualsiasi utente medio) ma mai invasiva.

Questa è l’Aprilia Dorsoduro 1200. Terminiamo il test con quel senso di incompiuto, ma la prova del nove, con un test sull’asciutto, è solo rimandata. Sempre che Giove Pluvio non sia contrario.

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