Doohan: può essere iniziata l'era Stoner

"La MotoGP, con la tragedia di Simoncelli, nel 2011 ci ha mostrato la faccia peggiore"

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La fine dell'anno è sempre il momento in cui si tirano le somme sul campionato e ci si interroga su quello successivo. A parlare con maggiore distanza dai fatti, e quindi forse con maggiore lucidità, più che i protagonisti, sono i campioni del passato. Fra questi Mick Doohan, che ha incarnato dal 1994 al 1998 il prototipo di pilota freddo ed imbattibile. Un fuoriclasse a suo modo unico, come unici sono tutti i campioni. L'australiano ha seguito il motomondiale con attenzione, anche se non assiduamente e questo è quello che pensa della stagione appena conclusa.

"Stoner ha corso magnificamente quest'anno. Si è adattato rapidamente alla moto nuova, la Honda ha fatto progressi e la coppia che si è formata è stata difficile da contrastare, anche perché Casey non ha commesso errori ed ha anche modificato il suo stile di guida raggiungendo un livello veramente alto. Se continuerà su questa strada potrebbe aprire veramente l'era Stoner".

Ne è convinto, Doohan, e non solo perché Valentino Rossi nel 2011 è stato al di sotto delle aspettative.

"Rossi ha avuto una stagione difficile e dovrà lavorare molto sulla moto. Lui come pilota è fuori discussione ma il suo problema più che la Ducati saranno appunto Stoner, Lorenzo, Spies, Pedrosa...Alla fine del mondiale, comunque, come sempre rimarranno un paio a giocarsela ed io penso che saranno ancora Stoner e Lorenzo. Pedrosa può vincere alcune gare e all'inizio, ovviamente, avrà le medesime opportunità dei due. Dopo l'era Doohan c'è stata l'era Rossi, ma Valentino non è il mio successore. Semplicemente non si possono comparare differenti periodi storici. Oggi per esempio ci sono molti piloti forti e molti giovani che stanno crescendo.  Io penso di aver lasciato una buona moto a Valentino ed, ancor prima, a Criville, ma entrambi si sono meritato ciò che hanno ottenuto.  Rossi poi ha vinto anche con la Yamaha. Bisogna sempre avere un po' di fortuna, ma con la sola fortuna si vincono una gara o due, non un titolo. Vincere e continuare a farlo è la cosa più difficile, la pressione è tanta e bisogna continuare ad essere motivati. Nel mio caso la pressione me la mettevo da solo e non avevo problemi di motivazione. Il mio peggior rivale sono stato io stesso".

Mick Doohan ha pagato un prezzo importante alla sua carriera, di cui porta ancor oggi i segni, per questo è stato colpito dalla tragedia di Simoncelli.

"Il motociclismo è uno sport eccitante, ma a Sepang ci ha mostrato la sua faccia peggiore. La morte di un pilota è sempre dura da accettare, specialmente per la sua famiglia e gli amici. Simoncelli aveva la stoffa per diventare un campione del mondo, ma sfortunatamente non sapremo mai se ci sarebbe riuscito. Però aveva carattere e personalità, e per questo era già molto amato. Il motociclismo accetta il rischio, ma vivere comporta comunque affrontare situazioni pericolose anche nell'esistenza di tutti i giorni. Sono drammatici anche gli incidente nel quotidiano,  e come piloti accettiamo che tutto ciò possa accade e ci conviviamo, continuando a lavorare per la sicurezza. E molto è stato fatto negli ultimi anni, anche se la sicurezza totale non esisterà mai".

Mick, Rossi, ora Stoner. E nel futuro?

"Quest'anno Stefan Bradl e Marc Marquez hanno corso un bel campionato. Ho tifato per entrambi, perché Marc corre sponsorizzato dalla Repsol, che mi ha seguito per tutta la mia carriera e Stefan è figlio di Helmut che correva ai miei tempi. Per la Germania è una ottima cosa avere un campione del mondo e per quanto riguarda Marquez è giovanissimo, si rifarà. Il motociclismo sta attraversando dei problemi, che la Dorna sta seguendo con attenzione, ma nel lungo termine vedo una evoluzione positiva".

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