Ezpeleta: Simoncelli era uno di noi

Macchiagodena: "il padre avrebbe voluto donare gli organi"

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Spetta a Michele Macchiagodena, medical director del Campionato, l’infelice compito di raccontare gli ultimi minuti di Marco Simoncelli. Dopo il terribile schianto alla curva dieci del circuito di Sepang, in cui il pilota di Coriano è stato investito dalle moto di Colin Edwards e Valentino Rossi, Marco è stato tempestivamente caricato in ambulanza per essere portato al centro medico del circuito.

I medici accorsi sul luogo dell’incidente “hanno subito riscontrato l’arresto cardiaco – spiega Macchiagodena – e hanno iniziato le procedure di rianimazione. Una volta arrivato al medical centre gli è poi stato applicato un drenaggio per intervenire sull’emotorace. Simoncelli era inconscente e i medici locali, guidati dal dottor Michele Zasa della Clinica Mobile, hanno cercato di rianimarlo ininterrottamente per 45 minuti. L’equipe ha agito in modo estremamente professionale, ma è stato impossibile salvarlo, non ha mai dato segni di ripresa”.

Il dottore Macchiagodena conosceva bene Marco: “era un amico – dice – per me dare la notizia del suo decesso è estremamente triste. Il padre Paolo avrebbe voluto procedere alla donazione degli organi, ma non è possibile farlo in presenza di arresto cardiaco. La causa della morte, presumibilmente, è stata causata dal trauma al collo” a decretarlo definitivamente sarà l’autopsia, che verrà eseguita domani mattina.

Il CEO di Dorna, Carmelo Ezpeleta ha voluto ricordare Marco: “solo ieri sera l’ho visto in albergo giocare a carte e abbiamo scherzato assieme. Mi sarebbe piaciuto fare una partita con lui, ma non sono capace” dice con rammarico.  Il dolore è grande: “Era uno di noi, non ci sono parole – continua – Non è possibile fare niente e ci si sente impotenti. Ho parlato con gli altri piloti e sono tutti distrutti. Sono vicino a suo padre Paolo in questo momento, è una persona splendida”.

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