Due ingegneri nucleari nel box Ducati

Il team di Rossi più di tutti si è preoccupato della salute dei piloti e del personale

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Ci siamo: il circus del Motomondiale ha finalmente appoggiato i piedi sul suolo nipponico per affrontare il GP della salute, più che delle moto.

Un GP dal paddock decimato dall'assenza degli addetti ai lavori, dalla sala stampa totalmente spoglia dai suoi capisaldi (anche storici) del giornalismo sportivo e dall'inedita griglia di partenza rimpinguata di sostituti e wild card dal volto totalmente nuovo. O totalmente vecchio. E quest'ultimo è forse l'unico aspetto positivo della faccenda, che portebbe conferire alla gara di domenica maggiore curiosità agonistica.

Quello che è certo è che alle lettere GP si aggiungono le tre P di Paura, Psicosi e Polemica.

Sono in tanti coloro che hanno volato fino a Tokyo muniti di un contatore Geiger o di strane apparecchiature acquistate non si sa dove per rilievi di valori radioattivi fai-da-te.

C'è chi è partito con le scarpe vecchie, per abbandonarle domenica sera in un cestino dell'immondizia e ritornare 'pulito' in Europa. Stessa cosa per gli indumenti. E non sono pochi i team che nel frattempo hanno sottoposto i loro uomini a 'corsi di sopravvivenza' o più semplicemente di 'comportamento' nelle vicine centrali nucleari europee, tutti pronti ad affrontare la fine del mondo, e poi ripartire dal'Anno Zero.

Fatti che confermano come il problema principale in questi mesi sia stata la mancanza di informazione corretta, tempestiva, continua da parte dei due organi predisposti a farlo: la FIM e la Dorna. Un problema politico, dunque, che punta il dito e sposta l'argomento dal pericolo reale alle capacità di gestire una situazione comunque di crisi.

Il team che in proposito ha fatto di più è stata la squadra Ufficiale Ducati che ha chiesto di essere seguito in questa avventura da due ingegneri nucleari, Massimo Esposito e Sandra Dulla, che da settimane si stanno dando da fare alla ricerca della radiazione perduta. Hanno misurato qualsiasi cosa dentro e fuori il circuito, si sono spinti fino a Mito. Ma nulla: i valori sono e rimangono sempre entro lo 02.

“Abbiamo fatto le misurazioni al Twin Ring e all'albergo che c'è a Mito – ha detto l'Ing. Esposito  - 02 è il valore massimo, ma non l'abbiamo raggiunto”.

Quindi è una paura del tutto infondata quella che si respira.

“Più che pauraprosegue Espositoè mancanza di informazione. Le persone sono andate a cercarsi da sole su internet tutte le informazioni disponibili e comunque lì non si trovano informazioni contrarie sul fatto che qui a Motegi  non ci sia mai stata della radioattività. Con Ducati abbiamo fatto ogni settimana una verifica di ciò che è stato pubblicato a livello internazionale e anche nazionale, su Fukushima in generale e su questa zona in particolare, e abbiamo preso in considerazione tutte quelle fonti che sono attendibili, come ad esempio le organizzazioni ambientaliste: non ci sono dati proeoccupanti in questa zona. In altre zone del Giappone sì, ma qui, non abbiamo trovato alcun dato che possa far presumere un aumento significativo del rischio”.

C'è da chiedersi cosa sia stato in effetti analizzato.

La risposta è che è stata fatta una analisi di screening sul cibo e sull'acqua del rubinetto all'interno del circuito, dell'albergo nel circuito Twin Ring e dell'albergo di Mito e non è stato trovato nulla. Anche se con la strumentazione che gli ingegneri hanno con sé sono in grado di trovare solo grandi aumenti di valori radioattivi; in superficie non è stato comunque misurato nulla. Se ci fossero delle tracce si potranno vedere solo in laboratorio, cosa che sarà fatta la settimana prossima in Italia, anche se si sottolinea che da un punto di vista sanitario immediato non c'è alcun rischio.

C'è chi ricorda come il primo a scoprire (ufficialmente) l'incidente di Chernobil sia stato un ingegnere nucleare che in Svezia, entrando nel suo laboratorio, si accorse di avere le suole delle scarpe radioattive. Per questo motivo molti nel paddock hanno già deciso di lasciare le loro calzature in Giappone.

“Si dice che quando c'è una contaminazione, le scarpe siano il primo indumento che resta contaminato perchè si cammina sul suolo. Noi non abbiamo trovato nulla sull'erba ma non è pensabile che sull'erba e sull'asfalto non ci siano valori elevati e sulle scarpe sì. Potrete riportarvele tranquillamente a casa. L'analisi sui vestiti e sulle scarpe le faremo comunque prima di andare via”.

Le parole autorevoli dell'Ing. Esposito sono tranquillizzanti, se non si parla del fatto che quando si vola su un aereo per lungo tempo oltre i 10 mila metri, si subiscono radiazioni molto superiori a quelle che ci sono attualmente in Giappone...

La risposta da dare in questo caso è ovviamente diversa. Non si può fare una comparazione diretta. Sull'aereo i valori cambiano infatti in base al comportamento solare e alla radiazione cosmica. Comunque secondo una direttiva europea tutto il personale di bordo di un aereo che naviga sopra gli 8 mila metri è classificato a rischio, nel senso che in un anno è suscettibile di ricevere una dose di radiazioni superiore ai limiti, più dei lavoratori di un ospedale in reparto di radioterapia.

Qualcuno, più di qualcuno, si è comprato gli strumenti di misurazione e durante il volo verso Tokyo li ha tenuti accesi, rilevando valori di 10-15 volte superiori a quelli rilevati a Motegi, cosa che dà l'idea di quanto andare o non andare in Giappoone sia un non-problema.

E le moto? Di loro non si parla più ma... potrebbero subire dei danni?

No, conferma Esposito, per loro nessun problema.

O meglio, ognuno si terrà i propri problemi di sempre. Purtroppo...

 

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