Ciabatti: avrei penalizzato Rossi

La Infront rigida: "noi i regolamenti li applichiamo sempre, chiunque sia il pilota"


Lo ha detto a chiari lettere, Paolo Ciabatti, a Monza: "fossi stato al posto della Direzione di Gara a Laguna Seca, nel 2008, a Rossi avrei dato un ride through".

E poi ha aggiunto: "a noi non interessa ciò che si fa in MotoGP. L'anno passato a Toni Elias, per aver infranto il regolamento che vieta i test nello stesso circuito in cui si gareggia, è stato imposto di saltare il primo turno di prove. Noi Scassa, invece, lo abbiamo squalificato per la gara di Misano. Qui le regole si applicano".

Giusto. C'è veramente bisogno di qualcuno che faccia rispettare le regole, ma non in Superbike, bensì nel motociclismo. Il problema però è un altro: i regolamenti sono ben scritti? I giudici sono preparati per interpretarli? E soprattutto c'è uniformità di giudizio? Tre domande all quali ci sentiamo di rispondere con un secco "no". Ed il motivo è semplice: ormai la Federazione Motociclistica Internazionale ha completamente abbandonato il suo ruolo di garante del rispetto delle regole. Ormai queste vengono stese da coloro i quali che dovrebbero essere semplici gestori dei diritti televisivi ed organizzatori delegare, Infront e Dorna.

La FIM, quando va bene, è una accondiscendente spettatrice.

Ma torniamo a Laguna Seca. Ed al taglio della variante operato da Max Biaggi a Monza quando aveva circa sei secondi di vantaggio. Su un fatto siamo tutti d'accordo: ha sbagliato. Doveva infilare un corridoio e non lo ha fatto. Ha tratto vantaggio dalla manovra? Si, perché nonostante il rallentamento ha guadagnato circa tre decimi. Doveva essere punito con il ride through? Secondo noi no. Perché? Ve lo diciamo più avanti. E passiamo a Laguna Seca.

Rossi, all'esterno, passa in staccata Stoner. Però non ci sta dentro e dopo aver toccato il cordolo (seconda foto), resosi conto del rischio di cadere, va dritto, mette entrambe le ruote nella terra – dunque va fuori pista – ma rientra davanti a Casey, che resosi conto addirittura di una possibile collisione, rialza la moto. La domanda, come sempre, è: ha sbagliato Rossi? Certamente, ha infatti superato Stoner, e dunque era davanti, ma poi non è riuscito a completare la manovra ed è stato costretto ad andare dritto. Ha tratto vantaggio Valentino dalla manovra? Sì, indubbiamente, perché ha superato l'australiano. Doveva essere punito con il ride through? Secondo noi no. Perché? Adesso ve lo spieghiamo.

Una norma viene scritta per evitare comportamenti fallosi, e pericolosi. Non c'è dubbio che in entrambi i casi l'errore ci sia stato, ed anche il rischio. Il problema però è un altro. Lo spirito della norma è quello di evitare per prima cosa il pericolo, per seconda il regolare svolgimento della gara. Cioè intende preservare la sportività della manifestazione.

E' un po' quello che accade nel calcio con la norma del vantaggio. Essa prevede che, qualora a seguito di un fallo o di un'infrazione la squadra che subisca questi ultimi si trovi in una situazione vantaggiosa per il proseguimento dell'azione, l'arbitro possa riservarsi di non interrompere immediatamente il gioco a seguito del fallo o della scorrettezza, ma piuttosto di lasciar proseguire l'azione.

Ovviamente in entrambi i casi non c'è stato alcun fallo da parte di altri, ma si può interpretare estensivamente questa norma, che nel motociclismo non esiste, applicandola ai due casi in questione. Dunque in virtù dell'involontarietà e dell'eccezionale gesto atletico di Valentino Rossi (fosse caduto avrebbe trascinato con sé Casey) gli si sarebbe, al massimo, dovuto imporre di restituire la posizione a Stoner. Costringendolo all'attraversamento dei box, infatti, sarebbe equivalso a dare la vittoria a tavolino all'australiano. Insomma un caso da cartellino rosso, da espulsione. Non fu invece presa alcuna decisione. Un errore, sicuramente, ma un po' più che veniale. Decise la gara? Forse, non certamente.

Tornando a Biaggi, ed al suo errore. Sicuramente il romano ha rallentato. E' vero infatti che ha girato tre decimi più velocemente, ma il fatto che abbiamo girato solo tre decimi più velocemente saltando una variante da prima conferma un rallentamento marcato. Dunque l'assenza di volontarietà. Inoltre Max si è girato per controllare eventuali inseguitori. Ce ne fosse stato uno abbastanza vicino, sarebbe stato costretto a lasciarlo passare. Dunque ha agito per evitare il pericolo. Si doveva punire? Certamente. Una Direzione di Gara saggia gli avrebbe imposto una penalità equivalente o superiore al vantaggio conquistato. Ciò avrebbe dato la possibilità ai suoi avversari di approfittare del suo errore, ed al pilota dell'Aprilia di non pagare così pesantemente. E' stato deciso, invece, il risultato a tavolino? Indubbiamente.

Questa analisi porta a due considerazioni finali. La prima: i regolamenti sono mal scritti. La seconda: chi deve applicarli, senza una preparazione giuridica adeguata, li adotta o li ignora. Semplicemente. E' vero: chi passa col semaforo rosso va multato, anche se passa di notte e con la strada libera. Ma se questi si trova in una situazione di emergenza, previo rallentamento, può passare. Non viene sanzionato.

Non è un caso di “Dura lex sed lex” (la legge è dura ma è la legge), bensì di “summum ius summa iniuria” (il massimo della legge è il massimo dell'ingiustizia).

Se per decidere se un comportamento è giusto o sbagliato bastasse leggere i codici, non ci sarebbe bisogno dei giudici e dei tribunali. Compito del giudice è leggere, interpretare, decidere. Non applicare pedissequamente le norme. Ce li ha la FIM uomini così preparati? Secondo noi no.

A proposito, se ne calcio esistono gli arbitri di professione un motivo ci sarà. Poi, ovviamente “errare umanum est perseverare autem diabolicum”.

 

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