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CIV: Brno? Forse no

Ma gli autodromi italiani debbono cambiare la loro politica, solo commerciale

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Pochissime - visto che le cose più o meno funzionano - le novità del CIV per il 2012 a parte l'introduzione definitiva della Moto2 e della Moto3. Alfredo Mastropasqua, coordinatore della velocità della FMI le ha riassunte in un incontro con i team in occasione della gara di CIV di Misano, lanciando l'ipotesi di una prova all'estero, esattamente a Brno.

A parte alcune difficoltà oggettive di carattere pratico, prontamente recepite dallo staff del CIV, c'è il dubbio politico della scelta.

E' evidente che una politica poco lungimirante degli autodromi sta creando delle oggettive difficoltà organizzative non solo per il massimo campionato nazionale ma anche per le gare minori. Già agli inizi del 2000 era stato aperto da parte della FMI un tavolo di discussione sui costi - e chi scrive ne era testimone diretto... - ma nel momento di grande successo commerciale gli impianti aveva recepito poco le indicazioni. Grazie anche al lavoro dell'allora coordinatore - supportato in quel momento dalla Presidenza federale - si riuscirono a trovare soluzioni per svolgere l'attività, sia pure tra mille difficoltà. Ora con la gestione diretta della FMI, i discorsi si sono riaperti ma nonostante il difficile momento economico gli autodromi italiani sembrano vivere al di fuori della realtà soprattutto internazionale.

Ci sono, infatti, Paesi nei quali gli autodromi ospitano gratuitamente (!!) gare di campionato nazionale quando ne hanno una titolata internazionale, altri dove gli impianti, pur di avere una prova di campionato (anche di secondo livello) praticano prezzi vantaggiosi, altri ancora (leggi Spagna) dove la Dorna la fa da padrona e "impone" il CEV, anche senza pubblico e sponsor (e con pochi partecipanti  come quest'anno).

E' evidente  che va rivista la politica economica delle attività considerando anche che i team del mondiale scelgono i circuiti spagnoli per i loro test, potendo avere  laggiù prezzi pari alla metà se non ad un terzo di quelli richiesti dagli italiani. E lo stesso vale per le Aziende che da un autodromo italiano si sento chiedere per le loro presentazioni stampa prezzi del doppio o triplo rispetto ad altri impianti (da mondiale) di Spagna o Francia.

Tutto questo per dire che - anche per una questione di orgoglio nazionale, essendo l'Italia un Paese che ha un numero considerevole di impianti - non è necessario andare all'estero per il CIV. Basta solo che le parti - e la FMI deve ritrovare una politica più dialogante ma altrettanto ferma ed autorevole - riprendano a parlarsi sulla base di dati di fatto che ormai non sono solo previsioni (leggi crisi economica).

Che sia la volta buona che nasca un "sistema" motociclistico della velocità in Italia?

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