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L'inferno Ducati ha un gran Diavel

ALICE VE LO DICE Nulla è come sembra in sella alla nuova 'sport custom'

Moto - Test: L'inferno Ducati ha un gran Diavel

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Marbella (Costa del Sol, Spagna).

Voi non ve lo ricorderete perché siete troppo giovani ma qualche decina d'anni fa (poche battute, a me l'hanno comunque raccontato...) regalavano nei biscotti "Gli amici di Gioele", che erano degli animaletti giocattolo che si potevano comporre con i pezzi di tantissimi animali: saltavano fuori quindi specie strane come l'elefantopo, il gattocertola o la giraffoca. Il Diavel dev'essere nato così nella mente di Bart Janssen Groesbeek, l'olandese che dopo aver disegnato l'ultimo modello di Ducati Monster, ha trovato le combinazioni fino ad oggi sconosciute per questa diabolica naked, che inaugura così un inedito segmento di appartenenza.

Il nome Diavel (“diavolo” in bolognese, nato nelle officine Ducati da un’esclamazione dei meccanici) è la trasposizione antropomorfa di un centometrista: potente, scattante, muscoloso e dinamico. E’ sportiva la linea in discesa che unisce la coda alla ruota anteriore; è custom la gomma posteriore maggiorata così come il portatarga sulla ruota mentre la posizione di guida è tipicamente turistica; la “flyline” (ovvero la linea superiore) è da vera naked ed è da concept il freddo apparato ottico, quasi interamente a led, compresa la luce targa.

Se non è facile assegnare a Diavel un segmento specifico, è altrettanto difficile tentare di catalogare il suo carattere, perché la generosa tecnologia, interamente a disposizione dell’utente, è in grado di cambiarle l’umore con un click e passare, ad esempio, da 100 a 162 cavalli con il riding mode (da URBAN a TOURING a SPORT come nel Multistrada 1200) visibile in un display TFT a colori del tutto inedito nel settore, collocato sul serbatoio. E ancora: ride by wire, accensione “handy free” (con la chiave in tasca) traction control e ABS.

Il motore Testastretta 11° da 1198 cc regala allo scarico a doppio tubo da 58 mm (Euro 3) un ruggito da solista, considerando che la frizione in bagno d’olio è stata silenziata. Nuova è la pompa dell’acqua, che aumenta del 35% lo smaltimento del calore, insieme alle ventole e ai due radiatori longitudinali rispetto al senso di marcia.

Il telaio ha lo schema del Multistrada 1200, con due fiancate laterali in alluminio fuso e la parte superiore in tecnopolimeri, ma il vero elemento di design è il forcellone monobraccio in alluminio, extra lungo (635 mm). Il design si ripropone nella base di sterzo tagliata a fetta di salame per assecondare l’inclinazione in avanti della sospensione anteriore Marzocchi che, insieme al manubrio più alto, più vicino al pilota e montato su supporti elastici in alluminio, le regalano un raggio di sterzo di 70° mai visto, così ampio, in una naked; la sospensione posteriore SACHS ha un supporto misto acciaio alluminio su cui si appoggia la ruota.

Se questa bruciasemafori accelera da 0 a 100 in 2,6 secondi, è anche campionessa in staccata, grazie al potente apparato frenante dalla pinza monoblocco Brembo a 4 pistoncini (già presente nel 1198) e doppio disco anteriore da 4 mm di spessore; posteriormente: un disco di 265 X 6 mm.

Nel serbatoio in plastica coperto in acciaio con guance in alluminio spazzolato si cela il “segreto americano” del canister, un apparato piuttosto sconosciuto ai più che attraverso un “filtro” di carboni assorbe il vapore della benzina perché non vada disperso.

Ma il più evidente tratto somatico di questa “sport custom” (possiamo definirla così?) è la gomma posteriore così estrema, pensata da Pirelli appositamente per il Diavel. L’hanno chiamata Diablo Rosso 2 ed è una bicompound che dosa grip e tenuta tra le spalle e la sezione centrale, per un battistrada dal disegno sportivo dall’ampia area d’impronta.

Poiché il cerchio da 18” avrebbe reso il profilo meno curvo, si è adottata la soluzione di montare un cerchio da 17”, migliorando così anche il matrimonio con il cerchio anteriore, anch’esso da 17” per un angolo di piega di 41°!

L'abbiamo provata in città, poi in autostrada, e ancora sulla meravigliosa strada che dalla costa fende il cuore dell'Andalusia e porta a Ronda, un serpente d'asfalto così ricco di curve che qualsiasi motociclista metterebbe volentieri nella lista nozze. Ho messo da parte i pregiudizi che l'aspetto così estremo di Diavel ti porta inevitabilmente ad avere e ho cominciato a stupirmi nel momento stesso in cui ci sono salita: la sella comoda, stretta e bassa (770 mm) sulla quale mi sono sentita parte integrante della moto dà un ottimo appoggio a terra. L'ho accesa senza chiave, e dopo aver goduto del primo ruggito del possente  bicilindrico da 1198 cc, ho timidamente "chiesto l'amicizia" a questo bestione da 210 kg posizionando su URBAN il riding mode che controlla la potenza massima. Partiti!

Francamente mi ha spiazzata. Il peso che l'aspetto prometteva non si sente per nulla, perché girando la manopola del gas Diavel è pronto a scattare, e lo fa in maniera potente ma fluida, danzando fra le rotonde e il traffico cittadino prima, e fra le curve di montagna, poi. Una volta in autostrada ho cambiato il riding mode da URBAN  a  SPORT, cioè da 100 a 162 cavalli: durante questa operazione, il display inferiore suggerisce di chiudere il gas per un attimo, e quando l'ho riaperto due secondi dopo ho sentito chiaramente arrivare la cavalleria rusticana e ho capito cosa provava Jeeg Robot quando lanciava i componenti: una propulsione davvero entusiasmante! In autostrada dopo i 150 km/h le turbolenze danno un po' fastidio e può aiutare il piccolo parabrezza, che è uno dei numerosi accessori aftermarket di Diavel, che tra l'altro la rende ancora più aggressiva. Sorprendente anche l'impianto frenante che sembra non avere limiti di staccata e concede di osare un po' più in là.

Ma il vero pane per i denti di Diavel sono i curvoni veloci e i repentini cambi di direzione nelle esse dove è stata messa alla prova soprattutto la Diablo Rosso 2: mai avrei pensato potesse darmi tanta fiducia e soprattutto piegare così, per un divertimento unico e sorattutto inaspettato.

E' bello anche andarci in due perché la sella del passeggero, anche se è più alta rispetto a quella del pilota, è molto comoda. Si toglie il coprisella con un bullone dal sottosella e, sempre da lì si estrae la maniglia del passeggero, che si prolunga ad ancora. Le pedane passeggero, a scomparsa, regalano una posizione comoda ed eretta da moto turistica, ve lo posso confermare perché l'ho provata anche come "zavorrina" (termine che non amo ma almeno ci capiamo).

(GULP! Ho sbagliato foto! Questa è quella giusta! )

Il Campione del mondo 250 Mario Lega si è divertito a portarmi e a farsi portare, ha detto.

Insomma, la Ducati quest'anno tra Valentino Rossi in MotoGP e il Diavel ha deciso di stupire tutti, e dato che quello che ho scritto potrebbe sembrare ai più scettici una mera operazione di marketing, vi suggerisco caldamente di provare il Diavel prima di dare giudizi, non è mai bello poi doversi rimangiare ciò che si è detto!

Diavel è disponibile in due versioni: la "base" (fa un po' effetto chiamare base un simile concentrato di tecnologia) che costa 16.990,00 euro e la "Carbon", che pesa 3 kg in meno e costa 3 mila euro in più ma ha i cerchi Marchesini forgiati e diverse parti in carbonio un po' dappertutto, disponibile nei colori Carbon Red e Carbon Black.

Negli accessori aftermarket oltre al parabrezza c'è uno scarico Termignoni "da guerra", le manopole in alluminio ricavate dal pieno, le borse soffici centrali e laterali e due selle (una più alta e una più bassa). Inoltre Diavel ha la sua linea di abbigliamento uomo e donna, i capi in pelle Dark Rider e un casco dedicato.

Una curiosità: la gomma Pirelli Diablo Rosso 2 costerà 360 euro e l'anteriore 170 euro, con IVA e si può personalizzare marchiandola fino a 8 caratteri semplicemente andando sul sito di Pirelli.

Che Diavel!

 


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