L'artroscopia: la tecnica operatoria

Il Dr. Castagna spiega al sito humanitas.it di cosa si tratta

Share


Sentiamo sempre parlare di operazioni in artroscopia, specie nel caso di interventi al ginocchio, ma di cosa si tratta effettivamente?

L'artroscopia è una tecnica che viene utilizzata al posto di quella denominata "a cielo aperto" e nella quale vengono effettuate dei tagli chirurgici per consentire all'operatore di intervenire avendo l'articolazione in vista.

Nella artroscopia, invece, vengono effettuate due o tre  piccole incisioni attraverso le quali si fanno passare gli strumenti che hanno un diametro di circa mezzo centimetro. Gli  strumenti fondamentali sono due: una cannula, o artroscopio, che contiene l'ottica collegata ad un monitor per vedere il campo operatorio e lo strumento chirurgico vero e proprio.

L'artroscopio è un piccolo miracolo di miniaturizzazione perché oltre all'ottica ed alla fibra ottica che consente l'illuminazione, contiene i condotti per il lavaggio continuo dell'articolazione in modo da avere il campo sempre pulito, perché a differenza della operazione a cielo aperto, dove il sangue viene tamponato con garze, in questo caso viene semplicemente lavato via creando un flusso di liquido.

La tecnica consiste nel fare una piccola incisione, introdurre gli strumenti e poi gonfiare l'articolazione con il liquido di lavaggio. A questo punto si procede con l'operazione.

Solitamente dopo una operazione come quella subita da Valentino Rossi si rimane con la spalla immobilizzata da un tutore per circa 15/20 giorni, dopo i quali si inizia la fisioterapia per mobilizzare l'articolazione. L'ultimo atto sono esercizi per rinforzare la muscolatura circostanze e di stretching per riconquistare la piena mobilità articolare.

Quelle che seguono sono le considerazioni su questo tipo di intervento del Dr. Alessandro Castagna che ha operato Rossi:

"Secondo le possibilità organizzative della struttura ospedaliera, l'ospedalizzazione del paziente può avvenire o la mattina stessa dell'intervento chirurgico o, in casi selezionati, la sera prima dell'intervento - spiega il traumatologo al sito humanitas.it - Sarà il medico a indicare l'esatto momento per il ricovero. Al ricovero seguono gli esami di routine (elettrocardiogramma, esami ematochimici, radiografie, …) che di solito precedono un esame chirurgico. Il tipo di anestesia, sia essa generale o loco regionale, sarà discussa con l'anestesista in questa fase. L'intervento è effettuato in una sala chirurgica standard, normalmente attrezzata e con personale infermieristico e anestesiologico presente. L'intervento dura da 45 minuti a un'ora e mezzo circa, in base alla patologia da affrontare. Immediatamente dopo il completamento dell'intervento, il chirurgo medica le ferite con una morbida medicazione compressiva piatta. Dopo l'intervento segue un periodo di osservazione in una sala adiacente alla sala operatoria dove sono tenuti sotto controllo i segni vitali. Molti pazienti sono dimessi il giorno stesso dell'intervento o al massimo il giorno dopo. Bisogna ricordare che l'artroscopia, nonostante richieda un solo giorno di degenza, è un intervento chirurgico a tutti gli effetti. Dopo l'intervento, quindi, non si è in grado di guidare autoveicoli ed è opportuno organizzarsi preventivamente per il rientro a casa".

Come curare la ferita chirurgica?

"La medicazione imbottita lasciata dal chirurgo deve essere sostituita, in ospedale o a casa, dopo 48 ore con grossi cerotti piatti, per proteggere le suture degli accessi chirurgici. Le suture degli accessi chirurgici, effettuate con punti esterni tipo SteriStrips non devono essere rimosse salvo che non si stacchino spontaneamente. Nei giorni successivi all'operazione gli impacchi ed i cerotti che coprono le ferite possono macchiarsi di un liquido di drenaggio. C'è spesso anche la sensazione della presenza di un fluido all'interno dell'articolazione, che verrà poi normalmente riassorbito. E' nel caso di formicolii, intorpidimenti, febbre, dolore importante, preoccupanti sudorazioni che bisogna mettersi in contatto con il proprio medico di fiducia".

Quali sono gli accorgimenti post operatori?

"Al momento della dimissione, sono prescritte al paziente delle medicine da assumere per via orale; è fondamentale avvertire il medico di eventuali allergie. Durante le prime 48 ore successive all'intervento, è possibile ridurre gonfiore e fastidio presso l'area trattata chirurgicamente, grazie all'applicazione di impacchi freddi. E' importante ricordarsi di non assumere farmaci contenenti aspirina poiché potrebbero aumentare i sanguinamenti post operatori. Nei giorni immediatamente successivi all'operazione è prudente non bagnare le ferite. La ginnastica riabilitativa dell'arto operato è fondamentale per il recupero della sua funzionalità. Gli stessi chirurghi possono indicare degli specialisti in grado di elaborare un programma personalizzato di riabilitazione in funzione delle condizioni del paziente, della patologia e della tecnica operatoria. E' bene tenere presente che servono varie settimane per ottenere una cicatrizzazione dei tessuti intra articolari, e alcuni mesi prima di raggiungere la definitiva riparazione. Pertanto, è raccomandato un uso dell'articolazione prudente e rispettoso delle indicazioni personalizzate fornite dal chirurgo o dai suoi collaboratori".


Castagna chi è:


Alessandro Castagna, nato a Parma nel 1954, si è laureato in Medicina e Chirurgia all'Università 'La Sapienza' di Roma. Nel 1988 ha conseguito la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia all'Università degli Studi di Milano e nel 1993 in Medicina dello Sport all'Università di Brescia. Attualmente svolge attività clinica e chirurgica mirata alle patologie della spalla, con particolare interesse per le tecniche artroscopiche applicate a questo campo.

E' membro dello 'Shoulder Arthroscopy Study Group' e frequenta con cadenza regolare il Southern California Orthopaedic Institute di Los Angeles per l'approfondimento tecnico sulla spalla.

E' membro della Commissione Medica della Federazione Italiana Sport Invernali, di cui è anche Medico Responsabile del settore Free-Style e del settore Snow-Board.

Da maggio 2004 è consulente ortopedico di Humanitas Gavazzeni, dedicandosi alla chirurgia della spalla.

Porcellini chi è:

Giuseppe Porcellini, direttore del Centro di chirurgia ortopedica della spalla dell'Ospedale Cervesi di Cattolica, è specializzato nelle patologie della spalla, del gomito e negli impianti di protesi articolare. E' docente all'Università di Ferrara per l'insegnamento delle malattie dell'apparato locomotore, è professore a contratto all'Università Magna Grecia di Catanzaro ed è consulente dell'Ospedale Morgagni di Forlì per l'insegnamento delle tecniche chirurgiche della spalla e del gomito.

 

Articoli che potrebbero interessarti