Grande Stoner. Rossi-Hayden scintille

Prova prepotente di Casey: ha un modo di vincere di cui Ducati avrà nostalgia

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Dimentichiamo per un attimo gli ultimi due giri. Pensiamo ai precedenti.

Sandra Mondani avrebbe detto “che barba, che noia, che noia, che barba”. Non per colpa di Casey Stoner, che ha disputato una gran gara: davanti a tutti con 1 secondo e mezzo di vantaggio al primo giro, 2 al secondo, 2’3 al terzo, 2’7 al quarto. E non s’è risparmiato mai, sciorinando, di volta in volta, pezzi di un repertorio fatto delle più diverse scoppiettanti aggressività, e che tutti gli conoscono. Conquistando poi un successo che è il quarto consecutivo, qui in Australia.  Mica poco. Si appresta a lasciare la Ducati nel modo migliore; alla Rossa lo rimpiangeranno. Valentino magari otterrà anche di più: perché no; i grandi sono grandi anche per questo, per la capacità di garantire quel poco oltre che alla fine si segnala come tanto di più. Però, così come Valentino imprime un marchio di fabbrica, alle sue vittorie, che le rendono inconfondibili e preziose, così fa Stoner: prepotente, selvaggio.

A capo.

Ultimi due giri: una Yamaha, una Ducati a giocarsi il terzo posto. E qui, niente noia, niente barba. Un eccellente Nicky Haden; un volitivo Valentino Rossi. Una battaglia tra futuri compagni di squadra: a loro due la Ducati affida le proprie fortune nel 2010.

Quando Rossi ha recuperato fino alla terza posizione dal nono posto in cui era precipitato, è apparso chiaro che, per la seconda posizione, detenuta da Lorenzo,  non ci sarebbe stato nulla da fare, per il ragazzo di Tavullia. Il distacco di Rossi era di più o meno otto secondi: troppo, anche se lo abbiamo visto rimontare da posizioni più scomode. Sarebbe stata però necessaria una Yamaha diversa, e forse anche un circuito differente.

Il distacco di Rossi da Lorenzo è progressivamente aumentato; anziché avvicinarsi al fresco fresco campione del mondo, l’ex titolare della corona ha dovuto guardarsi da Hayden che, alle sue spalle, non mollava. Poco dietro, Spies e Simoncelli, troppo lontani per tentare di infilare il muso, ma abbastanza vicini per approfittarne, in caso di errore marchiano. Con Pedrosa non partito e Dovizioso presto ritirato, il ragazzo di Coriano si è trovato anche primo baluardo a difesa dei colori della Casa.

Hayden ha fatto le cose per bene, e ce l’ha messa tutta per salutare con uno sgambetto il futuro capitano. Non gli è riuscita per poco; Rossi ha sciorinato un suo classico pezzo di bravura (l’assalto all’ultimo giro), poi ha allargato i gomiti ed ha tenuto involata. E’ per loro due, assieme a Stoner, che  valso pagare il prezzo del biglietto.


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