Gresini: un successo mondiale

Il Team Manager: 'A Kato non rimase l'acceleratore aperto, questa storia deve finire'

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Se come team manager  non ha ancora vinto un mondiale in MotoGP (ma lo ha sfiorato per tre volte con il secondo posto), Fausto Gresini ha vinto il primo mondiale nella storia della Moto2. Lui, il suo team capitanato da Fabrizio Cecchini, il suo pilota tutto cuore e polso destro, Toni Elias.

Gresini è il caso più eclatante di ex pilota che ha saputo "riciclarsi" nel migliore dei modi trasformandosi nel  Team Manager di una squadra vincente; ci ha sempre creduto, ha saputo scegliere gli uomini giusti con cui lavorare, è stato in grado di organizzarsi come in un team factory.

“E' una bellissima soddisfazione vincere il titolo in Moto2 - ha raccontato Gresini -  non è stato facile perché portare una squadra in Moto2 il primo anno non è così semplice; centrare l'obiettivo con largo anticipo a quattro gare dalla fine non è stato facile, abbiamo lavorato bene, con tecnici bravissimi che arrivano dalla MotoGP ma naturalmente la differenza l'ha fatta Toni, che merita a pieni voti questo titolo, lui non ha sbagliato nulla. Nei test di Jerez a inizio anno, prima della prima gara, si era rotto un piede e il dito di una mano quindi siamo partiti in salita. E poi devo dire che la Moriwaki, il nostro costruttore di telai giapponese, ha lavorato veramente bene, con lo stesso entusiasmo e sentimento di chi, come me, fa questo lavoro da anni e crede nello sport e in quello che fa”.

Perché voi avete vinto e gli altri no?

“E' stata una competizione molto al limite, credo che noi abbiamo sbagliato meno degli altri, abbiamo vinto anche molto quando gli altri pasticciavano un po' di più. Abbiamo lavorato con ordine, abbiamo sviluppato la Moriwaki; e poi c'è stata l'esperienza di Toni, che ci ha permesso di raggiungere l'obiettivo: mettere il suo entusiasmo su un progetto Moto2, considerato meno prestigioso, non è cosa da tutti”.

Tra l'altro Elias ha detto che andare in Moto2 era la sua unica possibilità non la sua scelta, ma alla prima gara che si è reso subito conto che non sarebbe stato affatto facile.

“Il monomotore ha livellato le prestazioni. Qui ci sono tanti giovani che hanno voglia di imparare e si prendono anche dei rischi in più, perché per loro ogni gara è la gara della vita e per un professionista come Toni non è stato facile sopravvivere in un clima del genere, bastava poco per sbagliare. Lui è stato molto abile a non sbagliare nulla”.

Qual è stato il momento più bello e il più brutto?

“Il più brutto all'inizio dell'anno, con la partenza in salita: pochi test, e Toni non in forma. Il più bello è stata la vittoria di Jerez, la seconda gara dell'anno in una pista a lui molto cara e doppiamente bella perché la domenica successiva ha vinto anche in Francia; questo è stato il momento in cui per la prima vota abbiamo pensato di essere una squadra vincente”.

Com'è stato gestire due mondiali diversi, MotoGP e Moto2?

“Sono due cose non facili, quando c'è un doppio impegno il tempo è sempre più limitato e con due categorie devi essere molto bene organizzato, non credo sia mancato nulla alla MotoGP”.

Sei contento di come è andata la vostra stagione in MotoGP?

“In queste tre gare extraeuropee il nostro Simoncelli ha fatto vedere una crescita importante, sta dimostrando di avere un gran potenziale, è stato importante avere l'appoggio di Honda con i suoi tecnici e questo lo ha aiutato molto. La MotoGP è una categoria estrema e per un debuttante non fare i test invernali e doversi fare l'esperienza nei gran premi è doppiamente difficile Lui è sempre rimasto molto positivo e oggi sta dimostrando le potenzialità che noi sappiamo che lui ha”.

Mercato 2011: avete sfiorato il sogno di avere Dovizioso in “affido” in squadra con voi invece la Honda dice che verrà Hiroshi Aoyama.

“Il discorso di Dovizioso non è andato in porto ma quello che è certo è che se era stata scelta la nostra struttura per un'operazione del genere è perché questa struttura è stata in grado di garantire nel tempo ala Honda dei risultati degni di una squadra factory, una squadra che è arrivata per tre volte seconda nel campionato del mondo MotoGP. Non abbiamo mai vinto un mondiale ma abbiamo vinto tantissime gare. Siamo felici di quello che abbiamo, di Marco Simoncelli, che l'anno prossimo sarà un pilota ufficiale gestito da noi. Per quanto riguarda il secondo pilota  presto potremo sciogliere le ultime riserve su questa cosa”.

La recente caduta di Pedrosa a Motegi causata dal cavo dell'acceleratore ha riportato la memoria di molti alla morte di Kato, che nel 2003 correva con te.

“A me dispiace che giri questa voce perché non è esatta. Sono passati molti anni e le cose sono già molto chiare, se ci fosse stata la responsabilità di qualcuno si sarebbe sicuramente saputo. Devo smentire: a Daijiro non è successo che è rimasto l'acceleratore aperto, è corretto ed è giusto che lui riposi in pace e credo che questa storia debba finire una volta per tutte".


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