Quando Assen era l’Università

Nel 1926 ad Assen si correva così

Vi sarete senz’altro divertiti con la Superbike ad Assen. Belle sfide, mille colpi di scena, cadute, rimonte, sorprese… Tutto, e di più.

Assen è uno dei posti che amo ma non la riconosco più. Bei box, una sala stampa gigantesca, parcheggi infiniti. Una volta a quelli che arrivavano in moto, cioè tutti, davano in dotazione una tavoletta di legno perchè il cavalletto non affondasse nel fango. Adesso quei campi li hanno asfaltati e non c’è più bisogno.

Arrivare nel Drenthe dava l’impressione di camminare dentro la storia anche se avevi solo diciotto anni. Una volta i piloti la chiamavano l’Università, perchè vincere lì era come laurearsi. Una pista da campioni. Adesso Assen è solo la faccia di un motociclismo radicalmente cambiato nel volgere di pochi anni. Uno sport più algido, più liofilizzato, più funzionale. Ma chi più di quarant’anni stenta a riconoscerlo.

Ho visto la mia prima gara ad Assen nel 1982. C’era l’Europeo Velocità, il campionato delle nuove leve, evidentemente non ancora degne di correre all’Università. Così li facevano esibire sul “corto”, che in pratica era l’anticipazione dell’attuale tracciato: dopo i box si girava subito a destra, tagliando tutta la prima parte. Quella del Motomondiale, si che era una pista. Era stretta, velocissima, senza cordoli: bastava un attimo per ritrovarsi nei campi, in mezzo alle mucche. Adesso che il circuito è diventato un salotto, neanche loro ci sono più. Se non capite di cosa parlo, date un’occhiata qui

http://www.youtube.com/watch?v=jpaIdsjLhM8

Avete visto in tv che bella la tribuna di Assen? Sembra una vela mossa dal vento del Nord. Una volta le tribune non c’erano e gli spettatori sedevano sui terrapieni, direttamente sull’erba. E quando veniva a piovere, cioè sempre, si coprivano coi teloni di nylon. Adesso non si bagnano ma chissà perchè i pienoni di una volta sono un ricordo. Viene il sospetto che gli appassionati di moto siano allergici al confort.

Assen era il regno di personaggi mitici. Come la segretaria del circuito, che stava dall’alba a sera inoltrata in un piccolo ufficetto in cima ai box, che erano piccolissimi. O come quel  commissario di percorso fisso alla chicane che giurava di aver visto tutte le edizioni del Dutch TT, dal 1924 in avanti, anche quando si correva nelle stradine intorno alla cittadina di Borger, a venti chilometri dal circuito di oggi. Nell’ufficio dei telefoni c’era una ragazzina molto carina che si faceva in quattro per farti stampare senza errori la strisciata del telex. Adesso è una signora sui sessanta e distribuisce le password per il collegamento broadband.

Una volta Assen era una pista terribile, ma anche adesso non scherza. Domenica, sotto la pioggia martellante, Ayrton Badovini ha visto scivolare via in un attimo il sogno della sua prima vittoria nel Mondiale. E’ caduto nel curvone più veloce, rimbalzando mille volte nella chilometrica via di fuga: difficile dire se abbia fatto più male la botta o il trionfo perduto. Di sicuro poteva andargli peggio, come al sidecarista Steve Webster e il suo passeggor Tony Hewitt. Pure loro erano al comando della corsa, nel GP d’Olanda 1985. E guardate cosa successe, nella stessa curva di Badovini…

http://www.youtube.com/watch?v=AF_DZ1SXEoQ

La prossima volta la Superbike corre a Monza, un’altra pista dal cuore antico. In bocca al lupo, ragazzi.

Un salto nel 1979: duello Hansford-Ballington in 250

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3 comments on “Quando Assen era l’Università

  1. Francesco on said:

    Una buona dose di nostalgia da cui trasuda una grande passione. La mia prima gara in circuito è stata il 1996 ad Imola, quando Rossi era in 125, e Biaggi e sfidava Doohan in 500. Solo un decennio dopo i fatti da lei narrati ma già era cambiato tanto e me ne rendo conto solo ora (all’epoca avevo solo 8 anni e mi ricordo solo il torace che vibrava contro le reti quando i piloti aprivano il gas all’uscita della Tosa). Queste piste mitiche valorizzano il coraggio del pilota, portandolo a diventare qualcosa di più che un semplice uomo, ma in un motociclismo moderno così tecnologico, veloce, non c’è più spazio per il dubbio sulla sicurezza dei tracciati, anche se mi piacerebbe vedere la RC213v sulla nordschleife… Perchè i ragazzi muoiono, e se una volta questo era la diretta conseguenza di uno sport giovane e di una tecnologia non all’avanguardia, oggi non si può più rischiare, ci sono troppe bare piene. Come motociclista so bene che non è la larghezza della pista che fa la sicurezza (il Sic a Sepang) o la via di fuga più ampia (Tomizawa a Misano, Oscar McIntyre a Philipp Island, Lascorz non ha sbattuto contro il muro)… purtroppo il mondiale SBK di quest’anno sta portando alla luce il fatto che è la velocità il pericolo più grande. E la nostra passione più forte. Io penso che di rischio ce n’è abbastanza nei tracciati attuali, con le moto attuali; si potrebbe discutere poi sul perchè anche le motogp debbano calcare gli asfalti di Tilke (i frena-accelera da F1) piuttosto che più tortuosi nastri con gli standard di sicurezza odierni, che conterrebbero anche le velocità, garantendo comunque lo spettacolo. Ma questo è un altro discorso. Scusi se mi sono dilungato ma come lei ho una grande passione per questo sport che tra sponsor, contratti, lobby e crisi economica, sta vivendo un momento particolare ed è difficile creare nuovi miti e leggende. Ma chi ha provato a guidare in pista lo sa, anche se magari è troppo orgoglioso per ammetterlo, che anche oggi si emoziona quando Pedrosa passa Stoner in staccata sbandierando a 340 km/h, o vedendo Stoner appeso alla moto di traverso.
    Cordiali Saluti
    Francesco

  2. Gabriele on said:

    Di quel filmato dell’82 mi hanno colpito in particolar modo le “staccate”….
    In quel periodo le 500 2 tempi avevano circa 130 cv e pesavano intorno ai 120 Kg.
    Pensando ai tempi nostri e guardando con attenzione dove iniziavano a staccare quelle moto li, ci rendiamo conto di quanto tecnica e tecnologia hanno “rivoluzionato” il mondo delle corse ma, non soltanto quello; in generale hanno rivoluzionato quello della motocicletta.
    Guardando la F.1 l’effetto è ancor più marcato.
    Dunque affrontando quest’argomento da un punto di vista prettamente tecnico dico che Assen di allora era si assolutamente fascinosa ed incredibilmente emozionante ma, forse era divenuta anacronistica già negli anni 90. Così come anacronistiche sono oggi Imola e Monza. Kylami per fortuna è stata cancellata dal calendario!!
    In quest’ottica penso che in un futuro non molto lontano anche il Mugello, tanto per dire di un’altra pista di casa nostra, potrebbe diventare una pista “da rivedere”. Se la corsa alla prestazione assoluta dovesse continuare la sua “lotta” contro il cronometro allora c’è da guardare al futuro più che al passato. Sotto questo punto di vista l’operazione CRT potrebbe essere vista anche come una sorta di livellamento verso il basso delle prestazioni ma, sarà una parentesi di breve durata, basta guardare la Moto2 che già lo scorso hanno girava più veloce della 250 più o meno su tutte le piste del Mondiale. E comunque CRT convive con la GP che di livellare verso il basso non ne vuol certo sapere neppure ora che il gioco verrebbe buono per risparmiare un bel po’ di soldini!

    Sentimentalmente, invece, non discuto su quanto riportato in questo blog: a me viene nostalgia già solo a guardare l’abbigliamento delle persone sugli spalti, le tute dei piloti, i caschi, i box, i camper e le roulotte dei piloti…eppure credo che non ci sia un solo pilota di quelli del passato che non benedica oggi il progresso che tecnica e tecnologia hanno apportato anche nel campo della sicurezza attiva e passiva. In ragione di ciò fa un po’ rabbia sapere che la tecnologia mette oggi a disposizione della sicurezza uno strumento come l’air fence che però in molti casi lascia ancora spazio a muretti e guard rail a centro pista!! Hai voglia poi a promuovere campagne per eliminare le “lame bastarde” dalle strade di tutti i giorni!!
    Saluti,
    Gabriele

  3. Pingback: Anonimo

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