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NEWS 26/06/2009
TECNICA: così Stoner resiste alle folate di vento di Assen
La carenatura forata di Stoner L’aerodinamica nel motociclismo non ha la stessa importanza che riveste in F.1 ed il motivo è semplice: le monoposto usano le loro superfici alari per creare deportanza e schiacciare le auto a terra. Le moto, al contrario, non possono avvantaggiarsene per la loro differente dinamica, con il risultato di studi completamente diversi.

Per rendersene conto basta osservare da vicino una carenatura: le forme sono morbide, affusolate, per migliorare quanto possibile il Cx, il coefficiente di penetrazione ed ottenere una maggiore velocità sul rettilineo.

I cupolini hanno forme simili e sono più o meno larghi a seconda della corporatura e della preferenza del pilota. Da diversi anni, ormai, la parte superiore, quella che per intenderci ospita “la bolla”, cioè il plexiglass attraverso il quale il pilota osserva la pista, ha una forma leggermente deportante, per creare un (minimo) carico aerodinamico e migliorare la stabilità sul rettilineo.

Ormai nessuno più studia “pinne” o appendici da applicare alla parte bassa della carena, come fece in via sperimentale la MV Agusta negli anni ’70: semplicemente non servono. I più recenti studi, peraltro, hanno scoperto che non sono utili nemmeno carenature troppo protettive. Esse, infatti, migliorano sì l’efficienza complessiva dell’aerodinamica, ma peggiorano la maneggevolezza della moto.

La carenatura forata di Stoner Bisogna considerare, infatti, che una moto lanciata in velocità penetra l’aria “scorrendo” come se fosse all’interno di un tunnel, fra due pareti. Ciò comporta che più l’aria scorre attaccata alla carena e più la moto diventa difficile da manovrare, perché qualunque movimento deve vincere la resistenza dell’aria.

Per questo motivo da tempo la parte bassa della carena è diventata meno avvolgente ed addirittura minimale. Inoltre in particolari situazioni, come per esempio in presenza di forte vento, alcuni piloti chiedono carenature particolari, forate nella zona alta del capolino.

Studi sperimentali hanno infatti provato che in presenza di questi fori la moto diventa più maneggevole e “leggera” da spostare, specie nelle esse veloci. I fori infatti creano turbolenza, allontanando la “parete” d’aria e facilitando l’inserimento della moto in curva, oltre ovviamente ad offrire meno superficie al vento, evitando così l’”effetto vela”.

Per questo motivo, dunque, Casey Stoner ad Assen ha chiesto ai tecnici della Ducati di preparargli una carenatura sforacchiata, con la quale è sceso in pista nel corso delle prove.



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