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Pernat: per il triennale con Rossi Beggio mi dette del matto

LA STORIA "Lo convinsi. E firmammo un triennale. Quel ragazzino mi ricordava Schwantz. Aveva 15 anni, oggi 40 e secondo me non è cambiato per nulla, è un amabile figlio di buona donna"

Pernat: per il triennale con Rossi Beggio mi dette del matto


Sono stato il primo a fare un contratto da pilota professionista a Valentino, un triennale a busta chiusa. Dopo la firma, Ivano Beggio mi chiese se mi fosse rimbecillito, non sapeva chi fosse Rossi e un accordo di 3 anni gli sembrava esagerato. Alla fine lo convinsi e si fidò di me, in quel momento nessuno, io compreso, si sarebbe mai immaginato dove sarebbe arrivato ma non c’erano dubbi che fosse forte.

Quando lo vidi correre mi ricordò immediatamente Schwantz: guidava la moto come fosse una bicicletta, facendo traiettorie assurde e buttandola di qua e di là per la pista. Era identico a Kevin e non per nulla sono ancora adesso molto amici.

Valentino non è cambiato, era ed è un guascone, genera spontaneamente simpatia nella gente, ti senti immediatamente bene con lui. Aveva una faccia da angioletto, con i capelli biondi e lunghi, ma invece era un ragazzo molto tosto ma soprattutto curioso come una scimmia. Voleva sapere tutto di tutto e questa caratteristica dimostrava la sua intelligenza.

Ricordo che agli inizi aveva paura di girare sull’acqua, quando pioveva non voleva uscire dal suo camper. Poi imparò anche a guidare sul bagnato, ma fin dall’inizio piaceva alla gente sia per il suo carattere sia per il suo modo di andare in moto.  Deve molto a suo papà Graziano, che nei primi anni della sua carriera lo spinse tanto e allo stesso tempo lo protesse.

Lo conobbi quando aveva 15 anni, ora ne ha 40 e non mi sembra cambiato per nulla. Ritrovo le stesse spontaneità e sincerità, ma con una maturità che lo ha reso - e lo dico con simpatia - un amabile figlio di buona donna. Però ha mantenuto sempre lo stesso carattere, la più grande forza di Valentino è di divertirsi in tutto quello che fa, le moto sono la sua Disneyland. Ha una paura folle di non correre più e ha creato la Riders Academy per continuare a fare il pilota. Questo fa capire come sia attaccato a questo mondo, senza motori Valentino non ci può stare.

Sinceramente, non so se smetterà di correre fra due anni. Se sarà ancora competitivo, io credo che continuerà. Penso sia l’unico al mondo che vada in moto tutti i giorni e lotti contro dei ragazzi molto più giovani di lui, ripeto sempre che ha la carta d’identità taroccata, è come avesse 25 anni.

Finché avrà ancora una goccia di energia correrà in moto, poi farà qualcosa con le auto. Sicuramente continuerà a divertirsi, non sarà mai un manager, piuttosto un testimonial, magari per Dorna o per Yamaha. Alla fine Valentino resterà sui campi di gara, ma lavorerà dietro le quinte.

Ho tanti ricordi di Valentino e hanno tutti un punto in comune: parlano di un ragazzo con una grande voglia di vivere, di divertirsi, di stare insieme agli amici. Valentino è soprattutto leale e quando non lo sei con lui perdi la sua amicizia.

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