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Pernat: per Rossi a Sepang una sconfitta bella come una vittoria

"Ha perso con onore, in una giornata che ha visto il trionfo di Bagnaia e di suo fratello, Luca Marini. Sarebbe stato bello vedere Vale e Marquez correre con la stessa età"

Pernat: per Rossi a Sepang una sconfitta bella come una vittoria


Una meravigliosa sconfitta, anche se è difficile accettarla, è meglio di un podio mediocre.

Questo ha pensato Valentino Rossi dopo essere stato in testa per sedici giri consecutivi prima di cadere a quattro dalla fine del Gran Premio della Malesia. E’ stata una grande anche se incompiuta risposta a coloro i quali lo davano ormai sul viale del tramonto a remare intorno ai podi senza uno sprazzo dei suoi.

Vi posso garantire che appena la sua Yamaha ha incominciato  a dare segni di risveglio, il nove volte campione del mondo si è rimboccato le maniche, si è messo a fare meeting fino a notte inoltrata con gli ingegneri della casa giapponese e col sorriso che lo contraddistingue anche nei momenti difficili ha tirato fuori un coniglio dal cilindro che gli stava dando una vittoria clamorosa. Sarebbe stato per lui una soddisfazione immensa, forse una delle più belle della sua carriera, perché a Sepang il suo acerrimo nemico Marc Marquez gli aveva fatto perdere il suo decimo titolo mondiale contrastandolo in ogni maniera e nei modi più scorretti possibili durante i primi giri di quel GP.

Peccato davvero, sarebbe stata una impresa storica in quanto il ritmo che Valentino aveva tenuto fino al momento della scivolata aveva dell'incredibile per un “ragazzo” di soli 40 anni.
Il pubblico Malese (quasi 110.000 persone ) era tutto per lui con l'ottanta per cento del circuito tappezzato di giallo, il colore della sua vita.- E sembrava di essere in uno stadio calcistico dai boati quando passava in testa sulla linea del traguardo.

Comunque Vale si è levata lo stesso a Sepang una soddisfazione: ha vinto il suo primo titolo mondiale con il team SKY VR46 che ha sfornato un campione nella Moto2, Francesco Bagnaia. Poi, come se non bastasse, è stato il suo fratellastro, Luca Marini, ha vincere la gara. E mancata solo la ciliegina sulla torta della sua vittoria: sarebbe stata una tripletta fantastica.

Il pubblico era più felice della gara di Valentino che della vittoria del pilota spagnolo Marc Marquez, che qui aveva lasciato un pessimo ricordo sportivo nello sciagurato GP del 2015.
Un vero fenomeno comunque Marc, con una guida tutta sua che va oltre le leggi della fisica ed a volte fa entrate contro gli avversari al limite della regolarità. Mai nessuno nella storia del motociclismo ha guidato in questo modo. Per questo i piloti lo tollerano fino ad un certo punto, tanto che spesso di crano frizioni che danno adito a polemiche.

Penso a quando gli stessi piloti spagnoli massacrarono il povero Marco Simoncelli, accusandolo di entrate aggressive e pericolose. Oggi si potrebbe dire: da che pulpito viene la predica.

Non è una accusa al fenomeno che è Marc Marquez, ma è un dato di fatto che la sua guida spesso è ai limiti della sportività, tanto che in certi frangenti non si sa mai quello che può succedere.

In Malesia, per esempio, al terzo giro era davanti ad Andrea Iannone, è entrato in curva in modo scomposto perdendo la moto e rischiando di cadere così da indurre all'errore il pilota italiano che pinzando il freno è caduto, compromettendo la sua gara da podio.

Peccato la differenza di età fra Marc Marquez e Valentino Rossi , sono sicuro che se fossero coetanei, non importa se di quaranta o venticinque anni, assisteremmo ai duelli più belli ed intensi della storia del motomondiale.

Vorremmo avere una una bacchetta magica per rendere tutto ciò reale.

 

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