MotoGP, Campione in moto e nel box: la vita a tutto gas di Fausto Gresini

Fausto fu prima protagonista della 125 negli anni '80 e '90 vincendo due titoli, poi i grandi successi come team manager in tutte le classi

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È difficile definire con una sola parola Fausto Gresini. Pilota sicuramente, campione del mondo per due volte, ma anche talent scout, team manager, perché la passione per il motociclismo ha unito come un filo rosso tutti i momenti della sua vita. Da quando nel 1982 mise piede nel paddock del motomondiale, su una MBA, un esordio non fortunatissimo ma il ragazzo, nato a Imola nel 1961, aveva la stoffa giusta e l’avrebbe presto dimostrato. Nella classe 125, di cui fu protagonista per più di un decennio.

A partire dal 1985, quando vinse il suo primo titolo con la Garelli. L’anno successivo fu battuto dal compagno di squadra Luca Cadalora, ma Fausto di rifece (con gli interessi) nel 1987, stagione in cui arrivò il secondo alloro e vinse 10 gare consecutive sulle 11 in calendario, solo perché nel GP del Portogallo (che curiosamente si correva in Spagna, a Jarama) fu costretto al ritiro per una foratura.

Nel 1988 non corse a causa di un infortunio e nella stagione successiva passò all’Aprilia, con cui conquistò un podio. Nel 1990 cambiò nuovamente moto, questa volta toccò alla Honda, Casa con cui avrebbe finito la sua carriera da pilota. In quell’anno divise il box con un giovanissimo Loris Capirossi. Ben presto però si ruppe l’astragalo, lo scafoide del piede. Loris prese la testa del mondiale e vinse il titolo all’ultima gara grazie anche all’aiuto di Fausto, che fece di tutto per rallentare Spaan.

Nel 1991 Loris fece il bis e Fausto fu vicecampione del mondo (con 2 vittorie), come anche nel 1992.

Seguirono altre due stagioni senza podi, prima di annunciare il ritiro. Da pilota Gresini vinse 2 titoli Mondiali, 21 gare, salì 47 volte sul podio e firmò 17 pole position in 132 gare disputate.

Non fu però un addio al paddock e il bello doveva ancora venire. Se il Fausto pilota era un mago delle piccole cilindrate, il suo debutto da team manager avvenne in 500, con la Honda e Alex Barros.

Era il 1997 e arrivò subito il primo podio. Dopo un’altra stagione in classe regina, nel 1999 la squadra debuttò in 250 e lo fece con Loris Capirossi, campione del mondo in carica ed ex compagno di squadra di Gresini.

L’anno successivo arriva un pilota a cui la Honda tiene molto, Daijiro Kato, un talento puro, capace di vincere 4 gare quell’anno e il titolo per la Gresini Racing. Il sodalizio continua in MotoGP nel 2002, con il giapponese che conquista il titolo di Rookie of the Year.

Tutto sembra andare per il verso giusto, ma nella prima gara del 2003, a Suzuka, Fausto deve affrontare  un momento terribile quando Kato perde la vita.

È Sete Gibernau a raccoglierne il testimone, diventando negli anni seguenti uno dei principali avversari di Valentino Rossi, pur correndo per un team privato. Anche Marco Melandri si mette in luca con la Honda della squadra italiana, che diventa uno dei team di rifermento della classe regina.

Tanti saranno i piloti che correranno nel team di Fausto, per citare i più celebri: Colin Edwards, Toni Elias, Alex De Angelis, Alavaro Bautista e, naturalmente, Marco Simoncelli.

L’intesa fra Fausto e il Sic fu subito perfetta e insieme fecero appassionare tanti tifosi, prima del tragico incidente di Sepang nel 2011.

Fu un altro duro colpo per Fausto, che trovò comunque la forza di continuare. La sua squadra rimase sempre un riferimento nel paddock e, nel 2015, Aprilia la scelse per il suo ritorno in MotoGP.

Il team Gresini, però, ha avuto successo in tutte le categorie in cui ha corso. Oltre al titolo con Kato in 250, insieme a Toni Elias vinse quello della Moto2 nel 2010, anno di debutto della categoria.  Nel 2018, invece, il primo iride in Moto3 con Jorge Martin e nel 2019 quello in MotoE con Matteo Ferrari.

Nella sua storia, il team di Fausto può vantare 5 titoli mondiali, 56 gare vinte e 171 podi. Un’eredità che Fausto ha lasciato a tutto il mondo del motociclismo, un regalo inestimabile.

 

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