SBK, Fabrizio: "In MotoGP, senza Marquez, si sono ricordati di essere piloti"

"Prima andavano in pista già battuti. Mi hanno preso per matto ma torno nel mondiale Supersport senza paura. L'accordo con Puccetti è stato istintivo. In SBK mancano i nomi di una volta, ci sono solo Rea, Sykes e Davies"    

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Vi abbiamo raccontato in settimana della falsa partenza della SBK a Jerez dove il maltempo ha dominato i test costringendo le case a rimandare il lavoro in pista. Per le derivate di serie sarà un’annata importante e tra le novità del paddock ci sarà anche Michel Fabrizio che dopo più di 5 anni di assenza rientrerà nel mondiale nella categoria Supersport. Il pilota romano correrà sulla Kawasaki preparata dal team Motozoo by Puccetti. 

“Sono contento – ci ha detto Michel in un’intervista – ritorno a correre nel mondiale ed è davvero bello. Sinceramente non me l’aspettavo ma io non ho mai smesso di essere pilota con la testa”. 

Com’è nata l’idea della Supersport? Come detto manchi dalle piste del mondiale da molti anni. 

“È stato tutto molto istintivo: il 26 di dicembre ero sul divano e stavo guardando una serie su Netflix, ad un certo punto ho scritto ad un mio amico di controllare quali team fossero disponibili in Supersport. Lui mi ha subito preso per matto ma mi ha anche detto che Puccetti aveva ancora una sella libera, allora gli ho detto di chiamare. Dopo 5 minuti, mi è arrivato il messaggio di Manuel e da lì abbiamo messaggiato tutta la sera, diciamo che quella serie che stavo vedendo sul divano non l’ho ancora finita. Da lì poi ci siamo organizzati in qualche giorno e l’11 gennaio ho firmato”.

Ritrovi anche Fabio Uccelli che gestisce il team Motozoo. 

“Si, con lui ho vinto la Superstock 1000 con la Suzuki e quindi sono stato contento di ritrovarlo perché so che avrò una squadra che prima di tutto mi supporta come persona e poi come pilota”.

Perché proprio la Supersport? È una categoria molto dura con tanti giovani che vogliono mettersi in luce per poi passare in SBK. Non hai paura del confronto con loro? Hai un obiettivo?

“La Supersport è una categoria che conosco bene. Al primo avevo di fianco nomi come Curtain, Chambon, Charpentier, Fores, Parkes. Ora ci sono 32 piloti e nomi importanti come Cluzel, Caricasulo, Krummenacher e De Rosa. Sarà una bella sfida ma comunque sono abbastanza allenato perché gestisco una pista e ogni sabato e domenica i bambini mi chiedono di sfidarli. Anche lì devo tirare fuori l’esperienza perché loro pesano molto meno di me, è divertente. Ho 22 gare a disposizione e mi piacerebbe vincerne una, poi quello che arriverà in più lo prenderemo”. 

"In Italia abbiamo pochi giovanissimi, la Spagna è messa meglio"

Hai citato il tuo lavoro con i più giovani che è stato un po’ il fulcro delle tue attività di questi anni. Come vedi il motociclismo italiano sotto questo punto di vista?

“Si, in questi anni ho fatto molto. Per tre stagioni sono stato team manager di una squadra Pre Moto3 e Moto3. Poi ho fatto da pilota il National Trophy, ero andato per stare tranquillo ma c’erano La Marra e Perotti che andavano davvero forte, io ero con un team di Roma privatissimo il Nonno Racing e comunque abbiamo detto la nostra. A me piace molto lavorare con i ragazzi e questa cosa non la abbandonerò. Il prossimo anno sarò ancora con il team nel CIV Junior, ho deciso di fare un solo pilota, Lorenzo Mellaro, che correrà l’Aprilia Challenger, una competizione valida per i ragazzi di 10-12 anni. Il problema è tra i 6-8 anni, in pista non ne vedo tanti e questo mi preoccupa perché quando correvamo noi eravamo in 100 a quell’età ogni weekend. La Federazione sta lavorando tanto e spero che questo sia solo un momento di stallo anche se comunque è un periodo fortunato per il motociclismo italiano”. 

Periodo fortunato perché molti dei nostri giovani si stanno affermando a livello mondiale. Rinaldi, Bastianini, ecc. 

“Si, Enea ha vinto il mondiale e nel 2019 Dalla Porta lo ha fatto in Moto3. Abbiamo tanti italiani nel motomondiale ma sono già grandi, da sotto per qualche anno non so chi arriverà e gli spagnoli sono messi molto meglio. Ora come ora di giovani veri punterei tanto su Bartolini e Surra, loro per il momento sono gli unici due che possono fare la differenza”. 

"In MotoGP senza Marquez si sono ricordati di essere piloti"

Parliamo un po’ di SBK in generale. Come vedi il campionato delle derivate di serie? Il dominio Rea cosa significa?

“Rea è un grande, quest’anno saremo compagni di marca anche se mi sarebbe piaciuto essere compagni di squadra. Vederlo vincere tanti mondiali e ricordarsi tutte le battaglie fatte uno contro l’altro un po’ brucia ma lui è stato il più costante di tutti e quello che ha vinto se l’è meritato. Per il resto devo dire che sono cambiati i tempi, una volta a Monza facevamo 120 mila spettatori, c’erano Haga, Bayliss, Corser, nomi importanti. Ora ci sono solo Rea, Sykes e Davies, è come se mancassero dei nomi, speriamo in Rinaldi, Gerloff e Locatelli. Una volta eravamo tutti in un secondo, ora il problema è dal 4° in giù”. 

La MotoGP invece? L’assenza di Marquez ha cambiato le carte in tavola. Cosa ne pensi del mondiale vinto da Mir?

“La MotoGP è stata una sorpresa. Quest’anno dopo l’infortunio di Marquez si è risvegliato a tutti il neurone da pilota, prima si vede che andavano in pista già battuti. Io credo che tolto di mezzo l’imbattibile siano diventati tutti forti, o forse lo erano anche prima. Anche la vittoria di Mir è stata totalmente inaspettata, me l’avessero detto a marzo non ci avrei creduto”.

Quindi tutta “colpa” dell’assenza dell’8 volte campione del mondo?

“Solo quello che ci ha fatto vedere a Jerez prima di farsi male è la dimostrazione del fatto che se fosse partito dal box in tutte le gare sarebbe stato un divertimento, ma era il “divertimento Marquez”, ora c’è il “divertimento motociclismo”.

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