MotoGP, Pirro: “La nuova Honda? Senza Marquez seguiranno la politica Ducati”

“Non è detto che una moto alla portata di tutti sia un limite per Marc, anzi potrà avere più margine ed essere meno al limite. La V4S? Un amatore può sentirsi pilota di MotoGP”  

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Tra i ‘temerari’, se così vogliamo dire, della due giorni di Jerez compare anche Michele Pirro. Il collaudatore della Ducati ha infatti aspettato che le condizioni del tracciato migliorassero, scendendo in pista con la Panigale V4S.

Qualche minuto dopo l’ha seguito anche Johann Zarco con le stessa moto. È stata quindi l’occasione per vederli in entrambi in azione in un contesto diverso dal solito. C’è stato il tempo per condividere il tracciato andaluso e poi scambiarsi qualche parere, prima di togliersi la tuta.    

“Alla fine sono riuscito a fare circa 40 giri – ha esordito Pirro – purtroppo oggi pomeriggio la pista non era in condizioni perfette, dato che c’erano dei tratti umidi. È stato però utile per togliere la ruggine accumulata in questi ultimi mesi senza moto. Inoltre, mi ha fatto piacere ci fosse pure Zarco, un pilota veloce con cui ci siamo scambiati alcuni pareri e giudizi sulla moto”.

Sei sceso in pista con la Panigale V4S. Quanto pensi possano essere utili i tuoi feedback per i piloti SBK, impegnati con la V4?  

“Sono dell’idea possa essere un contributo importante. La Panigale V4S è una moto di base che funziona bene con dei livelli alti, mentre la SBK ha alcuni aspetti concessi del regolamento, che ti consente di utilizzare alcune componenti di stampo MotoGP come il serbatoio, il telaio posteriore, il forcellone intervenendo poi sulla rigidezza. La versione stradale è quindi una moto con una base veloce, che ti consentente di divertirti e anche spingere. La SBK invece è più complicata e per capire la differenza, devi portarla al limite”.

Con la V4S possiamo quindi dire che  un amatore può sentirsi pilota MotoGP?

“Di sicuro, con la V4S, qualunque amatore può sentirsi un pilota MotoGP, dato che c’è questa filosofia dietro alla versione stradale. Il motore ha infatti le forme della MotoGP e di conseguenza è una moto di serie che consente di esprimersi ad alto livello con riscontri cronometrici che anni fa venivano realizzati in MotoGP. La differenza importante è che con la SBK e la MotoGP devi cercare di raggiungere subito il limite, cosa che per un amatore non è possibile”.

Michele, domanda secca: cosa pensi della nuova Honda?

“Nonostante l’assenza di Marquez stanno lavorando, ma questa non è una novità per noi. Loro non stanno fermi, così come tutte le squadre. Immaginavo che avessero qualcosa di nuovo da provare e così è stato. Bradl ha portato in pista la nuova moto ed è stato utile anche per noi guardare il loro lavoro”.

Uno degli aspetti che più ha colpito è il telaio, che riprende la filosofia Yamaha. Pensi che Honda stia valutando la filosofia Ducati, ovvero una moto in grado di essere guidata da tutti i piloti?

“Penso che questa sia la strada. Ducati ha iniziato da qualche anno questa politica sviluppando una moto per tutti e forse anche la Honda seguirà questa strada. Non è detto che una moto alla portata di tutti sia un limite per Marquez, anzi secondo me può essere un aiuto per non trovarsi sempre al limite in determinate circostanze. Poi è ovvio che il pilota più bravo fa la differenza, ma consentendogli di avere una moto più equilibrata, potrà avere più margine”.

Voi tornerete in azione a febbraio. Cosa dobbiamo aspettarci?

“Noi ci stiamo preparando al meglio per il prossimo appuntamento, quindi preparatevi anche voi! (sorride)”.    

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