MotoGP, Taramasso: "Marquez con la nuova gomma Michelin? Sarebbe stato lo stesso"

"Immagino un 2021 con più stabilità, gli pneumatici non cambieranno. Un caso che Suzuki e Yamaha siano state così competitive. Il nuovo anteriore debutterà nel 2022"

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Il 2020 è stata una stagione strana per tutti, piloti, addetti ai lavori e, naturalmente, anche per Michelin. Quest’anno è stata introdotta una nuova gomma posteriore, ma non è stata l’unica incognita, perché un calendario stravolto non ha fatto che aggiungere incertezza. Non è stato facile per nessuno adattarsi a tante novità ma, ora che i giochi sono chiusi, il gommista francese può dire di essere soddisfatto.

A fare con noi il punto della situazione è Piero Taramasso, responsabile sui campi di gara per Michelin.

È stata una stagione complicata a causa del Covid, con tante gare raggruppate in 5 mesi - spiega - Per noi la prima sfida è stata logistica per fabbricare le gomme e portarle in circuito in tempi così stretti. Dopodiché ci sono stati i cambiamenti di date, come a Jerez. Abbiamo corso a luglio, c’erano 60° sull’asfalto, ma è andata bene, abbiamo fatto il record della pista nonostante le temperature fossero molto alte”.

Qual è stato il Gran Premio più difficile?

Siamo stati delusi di Barcellona, abbiamo trovato molto freddo e solo le mescole morbide funzionavano. Ci aspettavamo 25, 27° e invece le temperature erano molto più basse”.

Come giudichi il nuovo pneumatico posteriore che ha fatto tanto parlare?

Ci sono stati moto e piloti che si sono adattati più velocemente di altri. La nuova gomma offriva più grip e questo portava a modificare sia il bilanciamento della moto sia lo stile di guida, non si poteva più aggredire la gomma come in passato altrimenti la moto diventava nervosa, per dirla in poche parole. C’è chi si è adattato più velocemente, nella prima parte di stagione la situazione era incerta, ma dalle gare dell’Austria in poi si è visto che Mir e la Suzuki avevano interpretato bene la filosofia di questa nuova gomma, come anche Yamaha. A livello prestazionale, dopo Jerez abbiamo fatto i nuovi record della pista anche a Misano e poi ad Aragon, che è stata la nostra migliore gara dal ritorno in MotoGP, non avevamo mai avuto tempi così veloce e costanti, su una pista che era stata critica per noi in passato. Direi che abbiamo finito bene la stagione a Valencia, che conosciamo bene, e a Portimao, che invece era nuova”.

Il tuo bilancio è quindi positivo.

Assolutamente, anche pensando all’incertezza con cui siamo partiti. Ci sono stati 9 vincitori diversi e per me non è qualcosa di strano, avevamo avuto lo stesso numero anche nel 2016, anno del nostro ritorno in MotoGP. La nuova gomma posteriore ha rimescolato un po’ le carte, ma avere 9 vincitori significa che può funzionare con tutti i piloti e spesso sul podio ci sono state tre moto diverse”.

Suzuki ha vinto il Mondiale, Yamaha 7 gare su 14, è un caso che le moto con motore 4 cilindri in linea si siano trovate subito bene con questo pneumatico?

Per me sì, non c’è nessuna ragione tecnica che ci possa far dire che i 4 cilindri in linea siano più avvantaggiati. Inoltre abbiamo visto che anche le altre moto era performanti, Jack Miller è stato molto veloce, KTM ha fatto buoni risultati”.

Credi che questa grande incertezza sarà una caratteristica anche del 2021?

Penso che ci sarà maggiore stabilità il prossimo anno, avremo 4 o 5 diversi vincitori e saranno quelli che saranno riusciti a capire meglio le gomme”.

L’ago della bilancia di questo campionato sono stati gli pneumatici o c’è anche dell’altro?

Secondo me le gomme contano parecchio, anche se non sono le sole responsabili di questa incertezza. La chiave è stato il fatto che il livello era talmente alto e tutti i piloti erano talmente vicini che bastavano 2 o 3 decimi in più o meno per essere nei primi 5 o negli ultimi 5. Nelle qualifiche e nei turni di prove si potevano facilmente trovare 15 o 20 piloti in un secondo, essendo tutti così vicini bastava pochissimo per partire in fondo e quello cambiava totalmente la gara, quando si parte in mezzo al gruppo diventa tutto difficile. Le qualifiche sono stati determinante per il risultato della gara. Inoltre, tanti piloti hanno acquistato fiducia non essendoci Marquez, hanno pensato di avere una possibilità per vincere”.

Pensi che Marquez si sarebbe trovato bene con la nuova gomma?

Marc già nei primi test del 2019 aveva apprezzato molto questa gomma e lui ha una capacità di adattamento fenomenale. Io penso che, se non fosse caduto a Jerez, sarebbe stato il Marc Marquez di sempre”.

Cosa ci dobbiamo aspettare da Michelin per il prossimo anno?

La gomma posteriore non verrà cambiata e nemmeno l’anteriore. Considerato che lo sviluppo delle moto è quasi congelato, in accordo con i team e con Dorna abbiamo deciso di non cambiare nulla. Abbiamo però una nuova gomma anteriore che avevamo iniziato a provare nel 2019 a Misano e Brno con buoni risultati, se il prossimo anno sarà possibile fare dei test ne continueremo lo sviluppo per eventualmente introdurla nel 2022, se squadre e piloti saranno d’accordo”.

C’è la necessità di avere una nuova gomma anteriore il prima possibile?

“No, le vecchie funzionano bene, prova ne è che quest’anno ci sono state meno cadute. A livello di prestazioni non è una necessità, ma uno sviluppo naturale. È il nostro metodo di lavoro, cambiare entrambe le gomme nello stesso momento rende più difficile capire”.

Qual è l’obiettivo di Michelin per la prossima stagione?

Cercheremo di migliorare la costanza di rendimento, quindi avere gomme che abbiano meno degrado. Per riuscirci lavoreremo su mescole non completamente nuove ma che durano di più”.

Ci saranno novità per la MotoE?

Stiamo lavorando su nuove mescole che avranno una maggiore percentuale di materiale rigenerato al loro interno, senza logicamente perdere in prestazioni”.

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