MotoGP, Storia, retroscena e curiosità: Franco Morbidelli compie 26 anni, ecco chi è!

Parla Manuel, il suo braccio destro: “È arrivato a Babbucce a 10 anni che non conosceva nessuno, Franco è cocciuto, ma solare. Non guarda il telefono, quando non risponde mi tocca suonargli il campanello di casa”

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Lo si potrebbe definire come il suo braccio destro, la sua ombra, o semplicemente il suo migliore amico. Stiamo parlando di Manuel Luchetti, colui che affianca Franco Morbidelli nel box durante ogni weekend di gara. Un rapporto nato all’età di 10 anni, quando il pilota del team Petronas aveva lasciato la Capitale per trasferirsi nelle Marche.

Insieme hanno condiviso un cammino di vita fatto di gioie, soddisfazioni, vittorie, ma al tempo stesso anche condito dalle difficoltà della vita di tutti giorni, tra cui quelli derivanti dal mondo delle corse. Eppure Manuel c’è sempre stato per Franco, come se fosse una sorta di angelo custode. Tra i due c’è bisogno di poche parole, basta infatti uno sguardo per intendersi e capire quando qualcosa va nel verso giusto oppure no.

Oggi Franco Morbidelli spegne 26 candeline e lo fa a Monza in occasione del suo debutto nei Rally. In questa avventura inedita Manuel non poteva certo lasciarlo solo. Per l’occasione ci ha voluto raccontare chi è il vicecampione del mondo della MotoGP 2020.    

“Franco è arrivato a Babbucce all’età di 10 anni che non conosceva nessuno – ha esordito Manuel - il nostro era un piccolo comune di 600 abitanti. Io andavo a scuola a Pesaro, mentre lui a Tavullia, però al pomeriggio ci ritrovavamo spesso a giocare e a condividere il tempo assieme. Oltre a noi due c’era poi un terzo ragazzo, che però è andato a studiare alla Bocconi”.

Manuel è stato quindi uno dei primi ad avvicinarsi a Franco. Un’amicizia che però si è rivelata vera, tanto che un giorno Morbidelli gli ha avanzato una proposta inedita.  

“Io facevo il macellaio alla Conad e nel 2016 Franco mi ha chiesto di lavorare per lui. Da una parte questa opportunità nel mondo delle corse mi affascinava, dall’altra invece avevo qualche dubbio, perché io avevo un posto di lavoro sicuro e Franco nel 2016 aveva fatto un solo podio. Ho però deciso di azzardare, nonostante la mia famiglia fosse un po’ preoccupata a riguardo. Dentro di me però ho voluto credere in lui e nelle sue qualità”.

La scelta si è rivelata azzeccata.

“Direi di sì (sorride). Il mondo delle corse è particolare, ma ti regala tante emozioni”.

Scegli tre parole per definire Franco.

“Determinato, simpatico e tranquillo. Molte volte è anche troppo tranquillo, infatti devo tenerlo sull’attenti”.

Che rapporto c’è tra di voi?

“Un rapporto vero, tra amici che si vogliono bene. Ovvio che poi non mancano i litigi, ma credo sia normale. Franco è un ragazzo solare, nel paddock si è fatto volere bene da tutti, così come quando è arrivato a vivere nelle Marche. A volte però è un po’ cocciuto e io glielo dico. Sono però convinto che la sua cocciutaggine derivi dalla determinazione che ha dentro di sé”.

Hai detto che qualche volta litigate.

“Ci siamo scontrati diverse volte, però sappiamo bene dividere il lavoro dall’amicizia. Magari, a volte, dal punto di vista lavorativo io ho dei punti di vista dal suo. Alla fine però la verità sta sempre nel mezzo e credo che il confronto sia la cosa migliore per crescere e anche imparare”.

Un ricordo particolare che ti lega a Franco.

“Ci sono tantissimi momenti. Penso alla vittoria del Mondiale Moto2, il primo podio in MotoGP, la vittoria di Misano, ma anche lo spavento dell’Austria. Io però lo considero un amico più che un pilota di moto”.

Quanto è difficile essere il braccio destro di un pilota come Morbidelli?   

“Io devo stargli dietro (sorride), tipo l’orario dei voli, gli aeroporti le interviste, gli hotel. Cerco di rendergli la mente libera il più possibile,  in modo che si concentri sulle moto. Io e lui però siamo affiatati, nel weekend di gara basta un gesto per capire se ha bisogno di un panno per asciugarsi la fronte, oppure del casco e dell’acqua da bere”.

È vero che Franco sta sempre attaccato al telefono?    

“Franco non guarda il telefono, lui è così (scherza). Solitamente il telefono lo si usa per chiamare, giusto? Ecco, Franco invece lo utilizza per guardare i social. Ma questo è anche il bello del suo essere. A volte, quando non mi risponde, vado a suonargli il campanello di casa oppure contatto la sua fidanzata”.

Quest’anno Franco è diventato vicecampione della MotoGP, ma le ultime due stagioni non sono state così facili.

“Il 2018 è stato un anno complicato con la Honda di Marc VDS, in quella che era la sua stagione da rookie in MotoGP. Anche il 2019 non è stato semplice, viste soprattutto le prestazione di Quartararo. Noi però dobbiamo ringraziarlo Fabio, perché lui è stato uno stimolo per Franco, che lo ha aiutato ad alzare l’asticella e migliorare. Se Quartararo non fosse stato così forte, magari Franco non sarebbe arrivato ad essere così competitivo come lo è oggi”.

Franco è bravo ad andare in moto, però contro di te a biliardo non ha speranze.

“Giusto (sorride). Noi ci sfidiamo spesso! Giochiamo a ping pong e biliardo e ci divertiamo. Adesso, dopo il rally di Monza, siamo contenti di tornare a casa. Abbiamo fatto 14 weekend fuori e non vediamo l’ora di trascorrere il tempo con le nostre famiglie”.   

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