MotoGP, Monza Rally: Rossi, la moda dei motociclisti e le polemiche

Uno show, molto più che un rally, che ha visto in azione tra i tanti Lorenzo, Dovizioso, Iannone e Valentino fino alla polemica del 2018 e lo strappo, ora si cerca di ricucire con Morbidelli

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Loris Capirossi, Valentino Rossi, Andrea Dovizioso, Jorge Lorenzo, Mattia Pasini, Alex De Angelis, ma anche Romano Fenati, Simone Corsi, Andrea Locatelli, Marco Simoncelli, Toni Elias,  così come Andrea Iannone, Claudio Corti, Luca Marini fino ad arrivare a Franco Morbidelli.

Probabilmente ne abbiamo scordato qualcuno in questa lunga lista e di conseguenza ci scusiamo in anticipo. Sta di fatto che sono questi alcuni dei motociclisti che negli anni hanno calcato la scena del Monza Rally Show, tradizionale appuntamento conclusivo della stagione agonistica dell’autodromo brianzolo.

Una tradizione iniziata nel 1997, quando al via della kermesse brianzola si presentò un certo Loris Capirossi, grazie al contributo del giornalista Mauro Inzani, che ha sollecitato l’attuale membro della race direction in MotoGP a cimentarsi in questa avventura sulle quattro ruote. Da quel momento è iniziata l’invasione dei motociclisti nel tempio della velocità lombardo.

C’è chi è venuto per divertirsi a colpi di traversi, come hanno fatto ad esempio Jorge Lorenzo, Simone Corsi e Toni Elias, allora campione della Moto2, chi invece ha voluto fare sul serio, tentando di dare del filo da torcere agli assi del rallismo. È il caso di Andrea Dovizioso, la cui passione per le quattro ruote ha bisogno di ben poche spiegazioni, ma soprattutto di Valentino Rossi.

Quello tra Monza e il Dottore sembrava infatti essere un legame inscindibile, dal momento che il 46 ha preso parte a ben 20 edizioni, vantando tra l’altro il record di vittorie che resiste ancora oggi, ovvero sette. Peccato che, per quanto visto nel tempo, la kermesse brianzola non possa essere considerata un rally, dal momento che le prove si svolgono in pista con ampie vie di fuga, snaturandosi da quello che è il vero concetto di rally. Ma d’altronde Valentino lo sa bene, dal momento che lui vanta ben tre partecipazioni al Mondiale WRC e sa cosa significhi partecipare a un rally vero.

Lo ha capito 18 anni fa al RAC, quando è uscito di scena dopo soli 15km dal via della prima prova. Ha poi saputo fare meglio in Nuova Zelanda, arrivando a ridosso della top ten, al volante della Subaru, nonostante i 20 minuti di distacco accusati dal vincitore, Markus Gronholm. Infine il 12° posto in Galles nel 2008 con la Ford a 13 minuti da Loeb, trionfatore in quell’occasione.

Se in un rally vero il Dottore ha realizzato cosa significhi fare i conti con tutte le difficoltà e rischi della specialità, al Monza Rally il 46 ha fatto valere più volte la propria esperienza di pistaiolo tra staccate e traiettorie, facendo tra l’altro affidamento su vetture di ultima evoluzione fornite da M-Sport, tra cui la Ford WRC Plus, con cui è sceso in pista nel 2018.

È in quell’anno che si è consumata la frattura tra The Doctor e il Monza Rally, viste soprattutto le recriminazioni da parte di alcuni piloti, precedute da quelle di Kubica, per il mezzo con cui si è presentato al via della gara, le cui prestazioni erano nettamente superiori rispetto alle tradizionali WRC.

Tutto permesso da regolamento e su questo non possiamo discutere. Peccato solo che in quell’occasione Valentino si sia ritrovato a duellare con se stesso, un po’ come mettere una MotoGP a correre in una gara di Moto2. Lo conferma il minuto di vantaggio con cui Valentino si è assicurato la gara precedendo il primo degli inseguitori.

Il passato però è alle spalle, meglio allora focalizzarsi sul presente.

Quest’anno il Monza Rally diventa prova Mondiale. Ci saranno sì le prove in pista, ma al tempo stesso quelle fuori dal circuito, all’interno del parco. A queste si aggiungono le speciali che toccheranno la bergamasca con Selvino, Gerosa e Costa Valle Magna e il rischio concreto di trovare il ghiaccio e magari anche qualche fiocco di neve, viste le temperature rigide.

Per il secondo anno consecutivo Rossi non ci sarà e ci dispiace non vederlo all’opera. Sarebbe stato infatti interessante un confronto tra lui e i big della specialità tra strada e pista, convinti che anche lui si sarebbe divertito, nonostante le possibilità di vittoria fossero praticamente nulle. A raccogliere il suo testimone sarà Franco Morbidelli, al debutto con la Hyundai i20 R5. Toccherà a lui ricucire quello strappo tra Monza e i motociclisti.

   

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