MotoGP, GP Portimao: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Fine stagione: Oliveira chiude la porta da buon padrone di casa, Bastianini si scopre campione e lo diventa, Arenas festeggia con un gelato

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A Portimao scende il sipario. Chiude la porta, da buon padrone di casa, Miguel Oliveira. Per non sbagliare, arriva al traguardo con largo anticipo, mentre Miller e Morbidelli litigano per chi abbia la precedenza. La spunta Jack, ma anche Franco da vicecampione del mondo è contento.

Qualche lacrima nei box, fra i saluti di Crutchlow e Dovizioso, ma anche Valentino, che si trasferirà nel box accanto.

Il viso di Bastianini invece è bagnato di gioia e Prosecco, tutto quello che serve per festeggiare il titolo. Mentre Arenas, poco prima, lo aveva fatto con un gelato.

I giochi sono fatti, ci si rivede tutti in pista fra qualche mese. Sperando che il Covid non faccia più da (unico) spettatore.

IL BELLO – Bello Enea Bastianini, che si è scoperto campione ancora prima di diventarlo, ha messo a posto ogni tessera e il quadro è completo. Bello Luca Marini, che ha corso come doveva, puntando a vincere e null’altro. Bello Sam Lowes, per cui il podio con una mano a pezzi è un miracolo e una prova di stoicismo e determinazione. Bello Remy Gardner, con una prima vittoria da pilota maturo e intelligente. Bello Marco Bezzecchi, per avere fatto vedere che anche lui può lottare per il titolo e il prossimo anno ci riprorverà sicuramente.

IL BRUTTO – Il momento dei saluti è sempre quello più triste. Portimao è stata l’ultima gara per Cal Crutchlow e Andrea Dovizioso, storie diverse e addii diversi, ma sarà un peccato non rivederli più nei box. Per le battute del britannico, le analisi accurate dell'italiano, ma soprattutto per le emozioni che entrambi hanno saputo regalare in tutti questi anni in pista. Mai dire mai, magari Cal e il Dovi ci faranno ancora qualche sorpresa.

IL CATTIVO – Lo spettacolo offerto (ancora una volta) da piloti, team manager e capotecnici nelle qualifiche della Moto3. Alla fine della gara a chi è più furbo, si fa fatica a capire chi sia meno tonto. Si salva solo Raul Fernandez, che nell’anno ha fatto 6 pole position: la dimostrazione che più degli strateghi del sabato conta il polso desto.

LA DELUSIONE – Al netto dell’autoscontro ai danni di Bagnaia, dell’elettronica della sua Suzuki che ha deciso di andare in vacanza in anticipo, del comprensibile calo di tensione, il primo fine settimana da campione del mondo di Joan Mir è stato il punto più basso di tutta la sua stagione. Per lui l’inverno è iniziato qualche giorno prima.

LA CONFERMA – Ha festeggiato con un gelato a bordo pista un titolo che dopo qualche gara sembrava una pratica da sbrigare in fretta, ma che si è rivelata un calvario fino agli ultimi metri. Il bottino di inizio campionato è stato l’investimento che ha aperto ad Albert Arenas la cassaforte del Mondiale e tanto basta.

L’ERRORE – Il tempismo è tutto e Tony Arbolino non lo ha avuto in qualifica. Quel 27° posto da cui è partito gli è costato le ultime speranze per il titolo, una lezione che lo farà crescere, imparata nel peggior modo possibile.

LA SORPRESA – Nessuno chiedeva nulla a Stefan Bradl, catapultato dal ruolo di collaudatore a quello di sostituto a tempo pieno di Marc Marquez. All’ultima gara si è tolto tutte le soddisfazioni che non aveva avuto in tutto l’anno, sia in qualifica e sia in gara. Meglio tardi che mai.

IL SORPASSO – La rivincita è andata a Jack Miller, che con Franco Morbidelli aveva un conto aperto dopo Valencia. Questa volta in palio non c’era la vittoria, ma un 2° posto che ha dato il titolo costruttori a Ducati.

LA CURIOSITA’ – Erano passati 16 anni dall’ultimo podio senza nemmeno un pilota di una squadra ufficiale. Era il 2004, in Qatar, con Gibernau davanti a Edwards e Xaus.

IO L’AVEVO DETTO – Maverick Vinales il venerdì dopo le FP1: “era da tempo che non mi divertivo così in moto”. Maverick Vinales la domenica dopo la gara: “mi sono divertito a lottare con Quartararo”.Per un 11° posto, proprio vero che chi si accontenta gode.

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