MotoGP, Dovizioso: "Suzuki ha dimostrato che si può vincere con una moto semplice"

"Quando lavori bene sulle basi, non devi inventarti niente di particolare per andare forte. Sarei curioso di provare la moto campione a Portimao, ma lo sarebbe chiunque"

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Difficile immaginare che per Andrea Dovizioso l'arma segreta della Suzuki sia stata quello che apparentemente poteva essere interpretato come il suo punto debole ovvero la sua semplicità. Perché è innegabile che la GSX-RR sia la moto meno 'ricercata' dal punto di vista della pura sofisticazione, ma è altrettanto vero che la moto di Hamamatsu sia stata la più costante in questa stagione chiusa con il trionfo di Joan Mir in campionato. 

Dovizioso osserva dunque quella semplice e sinuosa moto blu e forse ha un minimo di rimpianto per non aver convinto Gigi Dall'Igna a cercare di trovare proprio nella semplicità la chiave di volta per rendere la Ducati una moto vincente. Il sogno proibito di Dovizioso quando manca un solo Gran Premio alla possibile fine della sua lunga avventura in MotoGP, è dunque proprio quello di fare qualche giro con la Suzuki che ha incarnato la sua ricerca di semplicità in un mondo che fa della tecnologia spinta allo stremo il proprio cavallo di battaglia. 

"Tutti i piloti vorrebbero provare la moto che ha vinto il campionato - ha ammesso Dovizioso -  è normale, perché tutti vogliono capire cosa ha permesso a quella moto di vincere. Anche se io sono il primo ad ammettere che non perché una moto vinca, voglia per forza dire che va così bene. Finché non ci sali sopra certi limiti non li vedi. Sono certo che sulla Suzuki ci saranno lati positivi ed anche negativi, ne sono convinto. Sarebbe interessante anche per capire quanto sono andati forte i piloti Suzuki. Solo provando la moto puoi dargli un voto. Darlo dall’esterno è per forza sbagliato. Senza provarla, qualsiasi giudizio può essere sbagliato". 

Dovizioso: "Suzuki ha dimostrato di poter vincere con una moto semplice"

Ti ha sorpeso Joan Mir in questa stagione e soprattutto, ti ha stupito la Suzuki?

"Di Joan non posso dire di essere sorpreso della sua vittoria. E’ stato un anno particolare, ma  sinceramente non collego questa vittoria a quest’annata particolare. Può avere un minimo influenzato, ma non do questa spiegazione a questo risultato. Mir ha dimostrato talento, lo ha fatto in Moto3 ed in Moto2, si vedeva che aveva qualcosa in più. Secondo me si è confermato un grande talento e la Suzuki ha dimostrato di poter vincere un campionato lavorando su certe basi tecniche che possono sembrare banali. Lavorando bene su certe cose non bisogna inventarsi niente di particolare, perché puoi essere costante e competitivo come sono stati Mir e Rins tutto l’anno. La Suzuki secondo me è la moto più semplice, da qualsiasi punto di vista tu la guardi". 

A questo punto della stagione, secondo te come si possono ripartire tra te, la moto e la squadra le responsabilità per essere riusciti a lottare per il titolo?

"Difficile dire di chi siano le maggiori responsabilità per una stagione vissuta in questo modo, anche perché tanti dettagli probabilmente non li conosco nemmeno io. Posso avere una idea. E’ stata di certo una stagione molto difficile e strana per tutti, per alcuni di più e per altri di meno. Sono felice per la Suzuki e per Mir, sono stati quelli che hanno lavorato meglio e sono stati i più consistenti in questa stagione". 

In ogni caso non è il finale perfetto per la tua lunga avventuta con Ducati. Quale stagione ricorderai con maggiore emozioni dopo tanti anni passati assieme?

"Non è bello finire in questo modo la mia avventura con la Ducati, ma alla fine in questa stagione, anche se la mia velocità non è stata quasi mai buona, almeno siamo ancora in lotta per il secondo posto. (Dovi è 6° in campionato a -17 punti dal secondo, Morbidelli N.d.R.) Sarà difficile, ma almeno sappiamo di aver mantenuto fino alla fine una buona mentalità verso il campionato. La mia migliore stagione in Ducati per me è stata la 2017. La moto non era ancora così buona secondo me, ma abbiamo lottato per il mondiale fino alla fine. Secondo me nel 2018 abbiamo vissuto la migliore condizione tecnica per noi come Ducati, siamo stato molto veloci, ma penso che alcuni errori ci siano costati il mondiale e Marc è stato semplicemente troppo forte, facendo una stagione incredibile".

Dovizioso: "Con Ducati abbiamo fatto risultati strepitosi e vinto gare bellissime"

 Pensi che questi bei ricordi possano essere sbiaditi dalla fine di un rapporto non esattamente sereno?

"La mia relazione con Ducati negli ultimi 8 anni…mi pare normale che sulla sensazione generale influisce molto la fase finale e la gente magari si ricorda di più quello che sta succedendo in questo periodo. Però i risultati fatti assieme sono strepitosi e quello che siamo riusciti a fare assieme è stato pazzesco e bellissimo e certe vittorie in cui abbiamo trasmesso certe emozioni rimarranno. Questo mi fa molto piacere. Poi che certe cose si sarebbero potute vivere meglio, questo è un altro discorso". 

Oggi sei stato diversi giri alle spalle di Aleix Espargarò. Sembrava che avessi difficoltà a passarlo. 

"Ogni pilota ha un diverso stile di guida, ma il DNA della Ducati è quello e sappiamo che non siamo mai stati in grado di avere una grande velocità a centro curva. Siamo migliorati tanto in questi 8 anni da questo punto di vista, ma la caratteristica della moto è quella. Sono stato alle spalle di Joan e Aleix per tanti giri e loro sono molto veloci a centro curva. Quando invece noi con le Ducati stiamo davanti, è molto difficile per gli altri sfruttare questo punto forte, anche perché loro non riescono ad accelerare come noi". 

Cosa ti è mancato oggi per lottare per il podio?

"E’ importante avere confidenza con la moto e per me le cose sono migliorate un pochino in queste due gare. Nella MotoGP moderna quando parti così dietro non riesci a fare mai qualcosa di veramente speciale. Puoi rimontare, ma non vai sul podio. Se fossi partito in seconda fila avrei lottare forse per il podio, ma non lo so. Ho avuto un piccolo problema con la forcella anteriore, non saprei come definirlo. La forcella si è leggermente girata, avevo il manubrio più aperto da un lato e la posizione di guida non era normale. Ho corso per 3/4 di gara in questa condizione. Per fortuna la situazione non era drammatica, quindi mi sono adattato ma era difficile usare il freno posteriore. Tutto sommato ero veloce e avevo un buon passo, e Jack ha mostrato il vero potenziale della Ducati. Mi dispiace perché adesso sono un po’ più lontano dalla seconda e terza posizione nel mondiale. Mi sarebbe piaciuto finire tra i primi tre, ma non credo sia possibile". 

Dovizioso: "Bello finire a Portimao, con la MotoGP sarà tutta da scoprire"

Adesso tocca a Portimao, una pista che rappresenta un rebus per tutti. 

"Portimao sarà da scoprire. Dipende da come la moto si adatta a quella pista ed alle gomme che ci saranno. Sono felice in ogni caso di fare la mia ultima gara su una pista nuova, voglio lottare per una bella gara e magari per chiudere bene il mondiale".

Oliveira è quello che la conosce meglio, ma ha detto che questo vantaggio durerà esattamente 10 minuti. 

"Oliveira non ha girato con la MotoGP a Portimao, quindi è vero che il suo ‘vantaggio’ durerà solo 10 minuti, perché la MotoGP è talmente diversa da qualsiasi altra moto che non fa testo. Senza aver girato con la MotoGP non hai nessun vantaggio. Noi ci abbiamo girato con le moto stradali, ma so che avrò sensazioni completamente diverse nel fine settimana di gara. So che quando la F1 ci ha girato i piloti si sono lamentati del grip, ma penso dipenda dal fatto che l’asfalto era nuovo. Fino a che non saremo lì, non conosceremo davvero i valori in campo. Spero di potermi giocare il podio del mondiale".

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