MotoGP, Lo strano caso di Andrea Dovizioso: da anti-Marquez a prepensionato

Il forlivese avrebbe detto no alla Yamaha per fare il collaudatore, davanti a sé avrebbe un anno sabbatico, magari da dedicare al cross

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Solo qualche mese fa il tira e molla fra Dovizioso e Ducati sembrava il solito gioco delle parti prima di arrivare al vissero tutti felici e (quasi) contenti. Invece è andata tutto in un altro modo e la possibilità di non vedere Andrea in MotoGP l’anno prossimo, non come pilota ma nemmeno come collaudatore, è diventata praticamente una certezza.

Il pilota che per tre anni è stato il vice-campione, solo dietro al dittatore Marc Marquez, potrebbe correre le sue ultime due gare in MotoGP nelle prossime settimane e poi salutare la compagnia. 

Dopo il suo annuncio in Austria di lasciare la Ducati, il nome del Dovi è stato accostato a praticamente qualsiasi moto sullo schieramento, e qualche chiacchiera con tutti le ha fatte. Però non hanno portato a nulla. 

Con KTM i contatti c’erano stati ancora prima di decidere di dare addio alla Rossa, ma le richieste dell’italiano erano state giudicate troppo esose e si era preferito guardare poco più in là. A Petrucci, pilota con un curriculum diverso, ma meno oneroso.

A quel punto, Dovizioso si è trovato in un vicolo cieco con una sola via di uscita: l’Aprilia. Non esattamente una strada liscia e senza intoppi, perché di Iannone non si conosce ancora il suo futuro e la RS-GP, per quanto possa essere giudicata promettente, rimane il fanalino di coda dello schieramento. C’era da trovare un accordo economico, va da sé, ma anche convincersi che quel progetto fosse quello giusto. Nulla è andato nel verso giusto.

Rimanevano quindi le ipotesi con i giapponesi, come collaudatore. Suzuki aveva risposto con un ‘no, grazie, abbiamo Guintoli’, ma restavano in ballo Honda e Yamaha. Proprio nelle ultime settimane, l’arrivo a Iwata sembrava essere vicino, anche grazie alla sponsorizzazione di Valentino Rossi, che di Andrea ha grande stima. Neanche quella strada però ha convinto Dovizioso e (come riporta la Gazzetta dello Sport) avrebbe detto no questa offerta. Da parte sua Honda, ha già riconfermato Bradl come tester, ma Andrea non ha mai convinto del tutto i vertici europei della squadra (leggi Alberto Puig).

Almeno di sconvolgimenti sempre possibili, il Dovi sembra destinato a prendersi un anno sabbatico, che potrebbe trasformarsi nel ritiro definitivo in questa frenetica MotoGP dove chi si ferma (anche per un solo anno) è perduto.

Che il futuro di Andrea fosse complicato lo si era capito dalle dichiarazioni degli ultimi mesi, in ordine sparso: ‘ho molte offerte’, ‘non ho nessuna offerta’, fino a ‘ho qualche idea, vi dirò presto’, frase pronunciata qualche giorno fa.

A 34 anni compiuti Dovizioso ha dato e ricevuto tanto dalla MotoGP, ma pensare di non vederlo più in pista è un peccato. Considerando anche il fatto che hanno una sella piloti che hanno dimostrato molto meno di lui in carriera. Da una parte gli ha giocato contro anche la situazione generata dal Covid, con il mercato piloti che si è chiuso in netto anticipo e, come nel vecchio gioco della sedia, a rimanere in piedi è stato il Dovi.

Forse, però, è stato anche Andrea a volerlo, a pensare a dare una svolta alla sua vita, lontano da pressioni e compromessi che non era più capace di accettare. Negli anni in Ducati è passato dalle stalle alle stelle, ha portato la Desmosedici dal fondo dello schieramento alla cima, ha lottato con uno dei più grandi piloti di tutti i tempi fino all’ultima gara. Finita quella storia, era difficile pensare di iniziarne un’altra.

Rimarrà il rimpianto di quest’anno assurdo e imprevedibile, di quel titolo solo sfiorato, ma anche tanti bei ricordi. Dovizioso non ha mai voluto correre troppo a lungo, e lo ha sempre dichiarato. Gli piace molto il cross, Carlo Pernat ci ha detto che sta pensando a un’Academy per i giovani, come quella di Valentino, ma con le ruote artigliate. Magari lo rivedremo lì, fra salti e fango, più impolverato e forse anche più felice.

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