MotoGP, Dopo 100 anni Marquez come Nuvolari: i recuperi lampo dei piloti

Nel 1920 il manotovano volante vinse a Monza con le gambe fratturate il giorno prima, oggi Marc cercherà di guidare la sua Honda a pochi giorni dall'operazione

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Era il 1920 e il motomondiale non esisteva ancora. Si correva a Monza e Tazio Nuvolari era sulla Bianchi e in prova si ruppe entrambe le gambe, i dottori le ingessarono e gli dissero di dimenticarsi le moto per almeno un mese. Il giorno dopo il mantovano era in sella, legato alla sella, chiese ai suoi meccanici di sorreggerlo in partenza e all’arrivo. Vinse la gara.

Se Nuvolari è il prototipo del pilota (a due e quattro ruote), tutti i motociclisti sono in qualche modo figli suoi e un secolo dopo hanno lo stesso coraggio (o pazzia) che li porta a superare ogni limite. Anche quelli della medicina.

Questa mattina Marc Marquez risalirà sulla sua Honda dopo 4 giorni dall’operazione all’omero, ieri Crutchlow lo ha fatto dopo 3 dall’intervento allo scaofoide e in pista c’era anche Rins, che domenica si è fratturato anche lui l’omero ma non è entrato in sala operatoria.

Sono gli ultimi casi ma gli annali del motomondiale non difetta di recuperi lampo e imprese ai limite dell’impossibile.

Ne ricordiamo alcuni.

Daytona 1975, Barry Sheene - La gomme posteriore della Suzuki 750 guidata dal campione britannico scoppiò sulla parabolica a 280 all’ora.  Barry si fratturò diverse ossa (femore, radio, ulna, costole) ma 49 giorni dopo era di uovo in gara.

Assen 1992, Mick Doohan - La storia è nota: nelle qualifiche della 500 l’australiano cadde violentemente. A salvarlo il dottor Claudio Costa, che lo ‘rapì’ dall’ospedale olandese per portarlo a Imola quando la sua gamba aveva un inizio di cancrena e si rischiava l’amputazione. Costa salvò carriera e gamba a Mick, che perse solo 3 GP, ma Rainey vinse il titolo per 4 punti.

Assen 2000, Loris Capirossi - Fratture al terzo e quarto metacarpo nel warm up della 500, abbastanza per guardare la gara dal box. Non per Capirex, che superò stoicamente la visita medica sopportando la stretta del dottore olandese. Corse, arrivò sul podio e poi in infermeria, per farsi ingessare.

Mugello 2010, Valentino Rossi - La pista toscana non è stata solo gioie per il Dottore, ma anche dolori. Volò alla Bindetti e si fratturò tibia e perone. Andò sotto i ferri per due volte, dopo un mese risalì su una Yamaha SBK per un test, dopo 41 giorni si giocò (perdendo) il podio con Stoner al Sachsenring.

Indianapolis 2012, Casey Stoner - Ultimo anno di corse per il Canguro Mannaro. In qualifica cade e si sbriciola una caviglia, la sinistra. Il giorno successivo decide di correre e arriva  4°. Poi dovrà operarsi.

Assen 2013, Jorge Lorenzo - Impossibile non citare il maiorchino, che in Olanda cadde malamente nelle FP2 fratturandosi la  clavicola. Salì in aereo, andò a Barcellona, si operò e tornò ad Assen. A 36 ore dell’intervento arrivò 5°. Nel GP successivo, al Sachsenring, cadde di nuovo sulla spalla infortunata e diede l’addio alle speranze iridate.

Jerez 2020, Andrea Dovizioso - Il caso più recente: domenica scorsa il Dovi è salito sul podio a 20 giorni dalla frattura alla clavicola rimediata in una gara di cross a fine giugno. Operazione, tanta fisioterapia e Andrea era pronto.

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