SBK, Lavilla: "Misano? Entro Jerez o si o no”

ESCLUSIVA - "Dobbiamo chiudere il calendario prima dell'inizio del campionato. Fare un round senza pubblico è complicato ma è in questi momenti che si vede il meglio ed il peggio di ognuno"

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I test di Barcellona iniziati ieri mattina sul Circuito del Montmelò sono, di fatto, una prova generale del mondiale Superbike post Covid. Oltre all’attività in pista, con la Ducati di Scott Redding che è stata la moto più veloce del day 1 davanti alla Kawasaki del campione del mondo Jonathan Rea, questa due giorni catalana servirà a team ed organizzatori per mettere a punto le norme anti-contagio che verranno utilizzate per tutto il proseguimento della stagione.

Il campionato ripartirà ufficialmente il 31 luglio con le prime prove libere a Jerez ed andrà avanti almeno fino alla tappa di Magny-Cours di inizio ottobre. I team e i fans vorrebbero qualche appuntamento in più con Assen, Donington e Misano che sembrano le candidate ideali per l’ottavo appuntamento del 2020. 

“A Misano non sanno se avranno la possibilità di fare degl incassi (derivanti dalla vendita dei biglietti ndR) - ci ha detto Gregorio Lavilla, n°1 della SBK in una intervista esclusiva - Al momento stiamo parlando con tanti circuiti che ci hanno chiesto un po’ di tempo per valutare, ad ogni modo prima di Jerez dovremmo ufficializzare la, eventuale, seconda parte di campionato perché in questo modo i team potranno organizzare il loro lavoro al meglio. In questi mesi abbiamo capito chi è fatto in un modo e chi in un altro. Per un circuito fare un GP senza pubblico è molto difficile e in questi mesi alcuni tracciati si sono comunque messi a disposizione. È in questi momenti che si vede il meglio ed il peggio di ognuno”. 

Gregorio, torniamo finalmente nel paddock dopo le bellissime tre gare di Phillip Island. Quanto è importante per Dorna che la SBK scenda subito, di nuovo in pista?

“È molto importante essere qui oggi, è fondamentale per tutto il movimento. C’è tanta voglia di ricominciare con le gare, il Coronavirus è stata una esperienza che speriamo rimanga unica e al momento non è ancora finita, dobbiamo stare attenti e rispettare tutte le norme di sicurezza. Sono cambiate tante cose nel mondo e ora serve un reset da parte di tutti”. 

All’ingresso in circuito oggi ci è stata controllata la febbre, abbiamo dovuto compilare delle autocertificazioni negli scorsi giorni e nel paddock ci sono mascherine e igenizzanti dappertutto. Quanto è importante il rispetto di queste normative per il proseguimento del campionato?

“Le regole sono tutto al momento. Ora dobbiamo gestire i contagi e ognuno deve fare la propria parte per evitare un altro lockdown. Io lo dico da cittadino, da amante di questo sport e da dirigente che vuole che i team possano correre la stagione per tutte le famiglie vivono grazie al lavoro del paddock. Ora stiamo provando a salvare questa situazione difficile, in questi mesi ho ricevuto molte telefonate da parte dei miei collaboratori, dai team, dai partner per sapere cosa si sarebbe fatto e molte volte ho dovuto rispondere che, sinceramente, non lo sapevo”. 

Parlando di Dorna, quanti danni ha fatto il Covid alla società che organizza i campionati del mondo?

“Per Dorna fare o non fare il campionato non sarebbe cambiato nulla dal punto di vista economico. Il danno c’è stato oramai ma fortunatamente la nostra è una società solida con una forte capacità di investimento e si è voluto far riprendere il campionato per tutti i nostri partner e per tutti i team, per i quali, invece, era fondamentale tornare al lavoro. Noi non vogliamo che il campionato muoia oggi, vogliamo che vada avanti per molti anni”. 

Una condizione perché il campionato non si fermi è la corretta ottemperanza di tutte le norme anti-contagio. Ma se per caso ci dovessero essere delle positività nel paddock?

“In quel caso potremmo fermarci ed andare a casa tutti, non è quello che vogliamo ma è una possibilità. C’era anche l’eventualità di non far partire il mondiale, l’abbiamo presa in considerazione insieme a quella di ripartire subito, se la pandemia non fosse esplosa o si sarebbe risolta in fretta, o quella di fare tutto per gradi che è ciò che stiamo provando oggi”. 

Tutto questo ti preoccupa?

“Quello che mi preoccupa è che c’è chi non rispetta le regole e che rischia di far saltare tutto ciò che è stato organizzato da chi, come noi, ha fatto tutto e sta facendo tutto correttamente. Ognuno ha una responsabilità in questa particolare situazione e tutti devono prenderla sul serio. È meglio utilizzare mascherine che non essere ad un evento come questo. Noi dobbiamo seguire ciò che ci dicono le autorità”. 

La scorsa settimana c’è stato il primo weekend di gare della Formula 1 dal Red Bull Ring di Barcellona. Tutti i piloti e gli addetti ai lavori sono stati testati con sierologico e tampone. Lo farete anche voi?

“Bisogna capire quali test sono validi e quali no, ma se non c’è un isolamento totale il test serve solo per capire come si è messi in quel momento, aldilà della propria sintomatologia che è comunque importante. Ora la cosa fondamentale è il distanziamento sociale e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Dal canto nostro, all’interno del paddock, proveremo a controllare e minimizzare i rischi ma non possiamo controllare ciò che le persone faranno tra Jerez e Portimao”. 

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