Stop ai contatti, il calcio apripista della MotoGP: 5 problemi comuni

Lo sport più seguito al mondo affronta i problemi della riapertura e le problematiche sono in parte comuni. Ecco cosa dobbiamo aspettarci per il ritorno della MotoGP e della Superbike sulle piste del mondiale

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Due calciatori della Dynamo Dresda sono stati trovati positivi al Covid-19. Il risultato è che l’intera squadra è stata posta in quarantena e rinviata la partita che avrebbe dovuto disputarsi il 17 maggio contro l’Hannover.

Pochi giorni fa la cancelliera Angela Merkel aveva dato via libera alla ripartenza del calcio in Germania “purché tutto avvenga in sicurezza”, assecondando così soprattutto la volontà del Bayern capolista.

Perché parliamo di calcio? Beh, semplicemente perché è in fondo lo sport più praticato e seguito in Europa e forse nel resto del mondo e una sua ripartenza è da considerarsi sicuramente un segnale positivo.

Anche se…anche se parliamo di avvenimenti sicuramente più facili da organizzare rispetto ad un Gran Premio di MotoGP, con il contraltare di essere comunque uno sport di ‘contatto’. Cosa che il motociclismo non è.

Il protocollo in caso di contagio è il problema più grosso alla riapertura dello sport

Il caso della Dynamo Dresda comunque riporta all’attenzione a quello che, probabilmente, dopo il semaforo verde dei vari governi, è il problema più grosso alla riapertura delle competizioni: le possibilità di contagio all’interno dei gruppi.

Purtroppo al momento non tutti i Paesi vantano i numeri della Germania, in cui ci si allena già da un mese e i decessi da coronavirus sono circa 7 mila su 170 mila casi, contro gli oltre 25 mila di Gran Bretagna, Italia, Spagna e Francia.

Eppure non è questo oggi il problema. Il problema invece è - una volta risolti i non facili quesiti di far ritrovare il Circo del motomondiale a Jerez il 15 luglio per il pre-test di riapertura - quale protocollo applicare per i presenti per scongiurare i contagi.

Tamponi per tutti, ma ci saranno?

Diamo per contato che sarà obbligatorio sottoporsi a tamponi ripetuti, ma quanto spesso? La domanda è successiva è: ci sarà la possibilità di ripeterli?
Già perché è vero che la Dorna ha dichiarato di aver già acquistato 10.000 kit, ma questi saranno sufficienti appena per i primi due Gran Premi. E solo la ripetizione dei test può portare a ridurre i rischi. Senza, ovviamente, che si arrivi al rischio zero.

E’ questa la prima domanda.

Positività: quarantena per l’intero team pilota incluso?

La seconda riguarda, naturalmente, cosa accadrà nel caso si riscontrino positività. Il nodo è questo: se anche un solo meccanico dovesse risultare positivo andrà in quarantena l’intera squadra o no? Ed eventualmente: anche i piloti? Entrambi o solo quello della squadra del meccanico colpito?

Non è, questa, una domanda di poco conto. E la risposta non è univoca. In Italia il Comitato tecnico-scientifico dice che in quarantena vanno tutte le persone che sono entrate in contatto con il contagiato. Per assurdo anche gli avversari. In Germania, invece, per la Bundesliga ciò non è automatico.

L’organizzazione: ai Gran Premi come in ritiro

Un terzo punto è l’organizzazione sul campo di gara: i team dovranno, per quanto possibile, racchiudersi in compartimenti stagni. Evitare quanto più possibile ogni contatto. E questo ovviamente riguarderà anche il personale della Dorna, sia per quanto riguarda gli uomini chiamati a fare da collegamento con le squadre, sia per quanto riguarda gli addetti alla produzione video. Quindi interviste a distanza di sicurezza ecc. E' evidente il perché del momentaneo stop alla presenza della stampa: il nostro modus operandi - contatti frequenti con tutti - è proprio quello che più di altri facilità la diffusione del virus.

Senza dimenticare che il rischio contagio esiste anche nella Direzione di Gara, perché un eventuale contagio e successiva quarantena decapiterebbe di fatto l’organizzazione.

Tutti i gruppi di persone coinvolti: dunque squadre (divise per pilota), staff video, Direzione di Gara, gruppi direzionali, dovranno dunque comportarsi come fossero in ritiro, evitando contatti con gli altri gruppi. Solo in questo modo si potrà evitare il rischio di contagio occasionale. I singoli gruppi dovranno dunque essere stagni, impermeabili.

Nel caso della prima coppia di Gran Premi, quelli da disputarsi a Jerez, significherà arrivare il 14 luglio in Andalusia e ripartire il 27.

Sicurezza nelle trasferte: protocolli di viaggio

E a proposito di ripartenza: prima ci sono i viaggi. Nel corso della nostra videointervista Carmelo Ezpeleta ha parlato chiaramente della possibilità di spostarsi con mezzi propri, cioè in auto.

Questo sarà vero principalmente per le gare in Spagna da parte della Dorna e risolverebbe un bel po’ di problemi per l’organizzazione. L’altra possibilità sono voli charter, anche se in questo caso non sarebbe soddisfatto il criterio della separazione, con il risultato di maggiori problemi nel caso di positività di un singolo.

Del resto nel caso di utilizzo di mezzi propri risulterebbe difficile nelle lunghe trasferte non fermarsi per necessità fisiologiche. Ogni soluzione in realtà comporta alcuni problemi.

Quali Nazioni accetteranno veramente i Gran Premi

A questa domanda non c’è una risposta, ancora. I vari Governi devono ognuno dare la propria, il che include un rispetto di determinati protocolli che possono (e saranno) non certamente univoci.

Bisognerà vedere l’evolversi dei contagi nelle varie Nazioni. Anche tenendo conto del tempo a disposizione. Per esempio attualmente in Malesia, che potrebbe a fine anno ospitare un Gran Premio, attualmente c’è il divieto di organizzare grandi eventi, ma la restrizione sarà ancora in atto a novembre? Nessuno può dirlo.

Rimane il fatto che un calendario con 12/13 Gran Premi, sei dei quali, magari, in Spagna, e gli altri divisi fra Italia, Repubblica Ceca, Austria, magari Francia e magari Malesia potrebbe essere considerato un mondiale?

Nel 1983 Roberts e Spencer si sfidano in un campionato di soli 11 Gran Premi, che si corsero però in Francia, Italia, Germania, Spagna, Austria, Yugoslavia, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Svezia. Dieci nazioni.
Supponiamo di poter affermare che il momento in cui ci troviamo è senza precedenti.

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