MotoGP, Marquez: "Ducati mi ha cercato, ma Honda può darmi di più"

"Nessuna casa poteva avere un progetto tecnico migliore, e questo mi ha convinto. Yamaha la moto migliore per un rookie, la F1 regala un'adrenalina unica"

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La parola al campione del mondo. Marc Marquez è stato oggi ospite di Sky Sport24, e circondato dai suoi molteplici trofei ha raccontato tanto di sè tra passato, presente e futuro "Sto bene in generale – apre Marc – ed anche la spalla sta migliorando, dato che sia i nervi che i muscoli stanno ricominciando a lavorare nel verso giusto. La convivenza con mio fratello va bene, ci sfidiamo su tutto, specie negli allenamenti, tra l’altro qui in Spagna stiamo lentamente ricominciando a fare sport”.

Il rapporto con il fratello Alex è ovviamente importante al momento, ma lo sarà certamente di più quando la stagione potrà finalmente cominciare.

“Il compagno di squadra è sempre il primo da battere dato che ha la tua moto, ma è ancora difficile capire il suo livello. Alex è un rookie mentre io devo stare davanti: lui ha tanta grinta ed energia, ognuno lavorerà sui suoi problemi ma a casa lavoreremo insieme per crescere. Se Alex vincesse il titolo il mio primo pensiero sarebbe che non ho centrato il mio obiettivo, ma poi festeggerei con lui”.

In tanti avevano previsto che Alex avrebbe affiancato Marc nel 2020, ma il campione del mondo svela un retroscena, ed analizza quale sia la moto migliore per un debuttante.

“Puig non mi ha mai detto nulla in anticipo su chi sarebbe stato il mio compagno di team per il 2020, mi ha sempre detto di pensare soltanto alle mie cose ed ai miei obiettivi, anche dopo aver vinto al titolo. La moto migliore per un rookie direi che è la Yamaha, almeno guardando i numeri. Se devi salire su una Honda è meglio non essere salito prima su una Yamaha o una Suzuki, perché sono moto molto diverse e di conseguenza sono molto diversi anche i metodi di lavoro”.

Tornando sul pianeta Marc, lo spagnolo racconta come è arrivato alla decisione di rinnovare con la Honda sino al 2024.

“Honda è stata la prima a muoversi per estendere il contratto sino al 2024, e a me non dispiaceva la cosa. Sapevamo che ci avremmo guadagnato entrambi: nessuna casa poteva darmi di più sotto il profilo tecnico, non ci resta che vedere come andranno le cose. So cosa pensa la gente, che se non vinci con due moto sei meno forte di chi lo ha fatto, ma io non sono d’accordo. Ducati mi ha cercato, ma quando ho iniziato a parlare con Honda ho preso la mia decisione”.

Il ragazzo di Cervera ha il DNA del vincente, e come tutti i vincenti non è solito tessere le proprie lodi, anche mentre pensa alla stagione alle porte.

Quando vinci il titolo ti guardi allo specchio e ti senti realizzato, ma per il resto del tempo cerco sempre di migliorarmi e non fermarmi. In questa stagione non si potrà sbagliare essendoci meno gare, ma dovremo aspettare il calendario per elaborare una strategia”.

In conclusione Marc racconta chi ammira nel mondo dello sport, della sua esperienza a bordo di una Formula 1 e cosa spera di lasciare al mondo delle due ruote.

“Mi piacciono tanti campioni degli altri sport: ricordo che quando Messi mi ha salutato chiamandomi per nome nel 2014 mi sono davvero sentito morire (ride ndr). La F1? L’adrenalina che ti regala è molto diversa da quella di una moto. Se sbagli non puoi fare quasi nulla per rimediare, è tutto nelle mani, mentre in sella ad una moto puoi cercare di rimediare con il corpo. Mi piacerebbe che alla fine della mia carriera dicessero di me che ho dato tutto in pista, che ho regalato spettacolo come Doohan e Mamola”.

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