Ianieri, Gazzetta: "MotoGP senza la stampa? Sarebbe brutto e grave"

"Non poter parlare con i protagonisti toglierebbe molto al nostro lavoro, anche perché se noi andiamo lì, sul posto, è per raccontare il Gran Premio in modo diverso"

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Sempre di più in questi giorni, sembra concretizzarsi la possibilità di un motomondiale 2020 ridotto all’osso. Sia per il numero di gare che per il numero di addetti ai lavori nel paddock. Dorna, come vi avevamo anticipato da tempo in questi articoli (LINK 1, LINK2, LINK3) ha chiesto ai team di stilare una lista degli “indispensabili” cosa che non ha fatto per la stampa che, nel caso in qui questa opzione si avverasse, rimarrebbe tagliata fuori dalla stagione. Per discutere di questo abbiamo raggiunto in diretta Fausto Gresini (trovate QUI la sua intervista) e anche, via Skype, il collega di Repubbilca, Massimo Calandri, sempre presente, così come Paolo Ianieri, inviato della Gazzetta dello sport. Quali sono i rischi di correre un mondiale senza giornalisti e solo con le televisioni?

"Se fosse davvero così sarebbe brutto e grave. Capisco tutta l’emergenza e la necessità di operare in sicurezza. Attualmente si sta cercando di capire quante persone servono. Ma senza la stampa sarebbe veramente strano e grave".

Accetteresti di lavorare a queste condizioni, dietro ad una TV, dall'ufficio?

"Ma sai, alla fine questo è il nostro lavoro, e di riffa o di raffa bisognerà farlo, nel modo migliore possibile. Certo non poter parlare con i protagonisti toglie molto al nostro lavoro, anche perché se noi andiamo lì, sul posto, è per raccontare il Gran Premio in modo diverso".

C'è un modo secondo te per fare una selezione e non lasciare a casa tutti?

"Sarebbe giusto che chi da anni segue il motomondiale avesse un accesso prioritario e questo vale anche per i fotografi. Senza di loro come lo documenti il Gran Premio? Certo, si può limitare il numero delle persone, per esempio un giornalista solo per testata, e - è anche brutto dirlo - ma anche dando priorità al media più rappresentativi, quelli che seguono il mondiale con costanza da tempo. Naturalmente è una scelta difficile... dire si a tizio e no a caio...un problema ancora più complicato per i freelance, che vivono del loro lavoro, o magari per i siti web dividendoli in base agli accessi".

Sei possibilista sull'ipotesi di ripartire?

"Io spero che si parta almeno ad agosto, perché sta diventando sempre più difficile raccontare questo momento. Alla fine tutti finiscono sempre a parlare delle stesse cose".

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