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MotoGP, Guareschi: "Sono un miracolato, sopravvissuto alle invenzioni Ducati"

1ª PARTE - "Provai un sistema che abbassava la moto in frenata rischiando di venire catapultato. Vorrei una MotoGP senza limiti, i costi non si abbassano comunque"

MotoGP: Guareschi: "Sono un miracolato, sopravvissuto alle invenzioni Ducati"

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Vittoriano Guareschi nella sua carriera è stato tante cose, pilota, collaudatore, team manager. E ora? Giro con le Guzzi, aggiusto le Guzzi e vendo le Guzzi - scherza Vitto - Sono tornato all’amore di famiglia, mio padre aveva aperto una concessionaria nel 1974 e io e mio fratello Gianfranco la portiamo avanti”.

Guareschi non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani e nemmeno di dire quello che pensa. Due caratteristiche che sono rimaste intatte e con lui si può parlare di moto a 360 gradi.

È bello fare un tuffo nel passato e scoprire che alcune invenzioni non sono proprio delle novità. Come il sistema ‘holeshot 2.0’ sperimentato da Ducati, quello che schiaccia la moto in accelerazione. Già ai tempi di Filippo Preziosi, Vittoria provò qualcosa di simile.

"L'holeshot?  Io provai l'abbassatore e rischiò di spararmi in aria"

Lo chiamavamo l’abbassatore, perchè la moto si abbassava in staccata - racconta - Eravamo nel 2003 o nel 2004 e avevamo fatto tanti esperimenti e tanti chilometri. Era un’invenzione bizzarra, molto meccanica e poco elettronica e con delle complicazioni che non sono state superate. Ho avuto un paio di momenti di paura vera. Mi ricordo che al Mugello, dopo l’Arrabbiata 2, il meccanismo anziché spararmi in basso mi ha sparato in alto e stavo volando a Scarperia”.

Un’altra diavoleria?

La frizione elettronica, serviva per risparmiare benzina e andare più forte in rettilineo - continua - In staccata si spegneva praticamente il motore e la moto rimaneva in folle. Era un sistema molto ingegnoso ma anche molto difficile da mettere a punto e per il pilota da digerire. Praticamente la frizione si staccava al momento della frenata e si riattaccava quando si riapriva il gas a centro curva, tutto era gestito dal freno motore e dalla frizione, con un sistema misto elettronico e idraulico: c’erano sia tubi che centraline”.

Come detto, non sempre tutte le ciambelle riescono col buco e infatti questi sistemi non si sono mai visti in gara”

Sono un miracolato! - ride Vitto - E tutto questo con moto che facevano già all’epoca i 350 Km/h, mi ricordo che a Barcellona arrivai a 348 ma il problema è che la moto proprio non voleva sapere di curvare, andava forte in rettilineo ma le curve non erano una prerogativa della GP4”.

"Vorrei una MotoGP senza limitazioni, i costi non scendono comunque"

In meno di 20 anni le MotoGP sono cambiate tante e c’è chi dice che siano diventate troppo sofisticate. Guareschi è d’accordo.

Temo che avere tolto ai tecnici la possibilità di fare le cose più basilari, come un 5 cilindri o cambiare gli alesaggi, li obblighi a inventarsi qualcosa da F1, come l’aerodinamica, cose strane e lontane dai motociclisti di tutti i giorni - spiega - Una moto meno tradizionale non è facile da capire per un pilota che vuole sapere cosa succede, invece c’è un sistema che decide cosa fare. È difficile non gestirlo in prima persona, è come se ti cambiassero continuamente le scarpe e non sei mai sicuro al 100% perché può sempre succedere qualcosa e non è prevedibile. I giovani hanno la mente più aperta e questo li può aiutare”.

Qual è il sogno di Vitto?

“Mi piacerebbe avere un MotoGP con un unico limite: 1000 cc di cilindrata. Poi basta, tutto al resto libero. Si è cercato di imbrigliare tutto quanto ma nelle corse chi ha soldi trova il modo di spenderli, i costi non si abbattono” afferma.

Questo è solo un riassunto della lunga chiacchierata che abbiamo avuto con Vittoriano. Domani vi proporremo la seconda parte, se volete ascoltarla tutta, cliccate ‘play’ qui sotto.

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