SBK, Rea: Lowes? In Kawasaki non mi sono mai serviti ordini di scuderia”

“Alex ha semplicemente lavorato nel modo migliore. Ho vinto per mia nonna che da ieri non c’è più. A lei dedico il successo nella Superpole Race”

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La voglia di riscatto era grande dopo la caduta di ieri in Gara 1. Johnny Rea voleva infatti voltare pagina e per certi versi ci è riuscito a metà. Il Cannibale sognava infatti la vittoria a Phillip Island, ma alla fine si è dovuto accontentare con l’affermazione nella Superpole Race.

Di più non era possibile fare in un weekend non certo semplice per il cinque volte iridato della Kawasaki.

“Purtroppo non sono stati giorni facili – ha detto Johnny – ieri ho saputo della scomparsa di mia nonna ed è a lei che dedico il trionfo nella Superpole Race della domenica mattina. Lo scorso ottobre, quando ero in Qatar, per l'ultima gara della stagione, sono venuto a conoscenza che aveva contratto una grave malattia e mi dispiace che non ci sia più. Adesso rientro a casa per rimanere con la mia famiglia tutti assieme”.

L’attenzione si sposta poi sulla pista per analizzare quella che è stata la gara.

“Sono riuscito a fare una bella partenza – ha ricordato - avevo delle buone sensazioni in sella alla moto, ma sono triste per il ritmo, che alla fine mi ha condizionato. In pista ho dovuto fare i conti con la Yamaha, che aveva una grande trazione in uscita dalle curve, mentre io faticavo in frenata per via del vento. Dispiace, per il ritmo, soprattutto nel finale”.

Rea non vuole quindi utilizzare troppi giri di parole.

“Quando Alex mi ha passato nel T1 ho provato a rispondere. Ho tentato di chiudere il gap, cercando di sfruttare l’ultima curva, ma non ci sono riuscito. A parte ciò siamo in una migliore posizione rispetto alla scorsa stagione, dove ho incassato 15 secondi da Bautista”.

Nonostante tutto c’è un pizzico di delusione.

“Ho fatto il possibile, ma non ho raccolto quello che poteva essere il massimo. Adesso non vedo l’ora di andare in Qatar per cercare di ritrovare la competitività e le giuste sensazioni”.

Una cosa comunque è certa: ancora una volta l’Australia ha regalato gare incandescenti e con tanta bagarre.

“Questo spettacolo dipende da Phillip Island, una pista dove si formano lunghi trenini come visto oggi. Dispiace non aver vinto, ma quello che conta è il fatto che ci ancora tante gare e la stagione è soltanto all’inizio. Serve avere pazienza. Come ho detto in più occasioni il tracciato è particolare, inoltre è difficile fare delle strategie, perché poi rischi che la corsa non vada come immagini”.

Alla fine ha vinto colui che non ti aspetti, ovvero Alex Lowes, rimasto in ombra nei test.

“Lui ha semplicemente lavorato nella maniera migliore, facendo passi avanti importanti dai test fino al weekend di gara. Ordini di scuderia? In Kawasaki non esistono e nemmeno ne ho bisogno per arrivare alla vittoria”.  

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