SBK, Road to Phillip Island: i nuovi orizzonti della Superbike 2020

L’ANALISI – Ducati, Kawasaki, Honda, BMW e Yamaha: il confronto ai Raggi X con punti deboli e punti di forza in vista dell'inizio della stagione

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Finalmente ci siamo! È proprio il caso di dire così. Già, perché a Phillip Island il lungo inverno della Superbike è giunto al capolinea e i motori sono pronti ad accendersi per il via della stagione. Si preannuncia un 2020 dove non mancano le curiosità, viste soprattutto le tante novità in pista. C’è infatti la Honda, con la CBR 1000 RR-R di ultima evoluzione, verso cui tutti sono ansiosi di capire il vero potenziale, così come una Yamaha che con Toprak Razgatlioglu ha fatto capire di sognare in grande. E che dire poi della Ducati V4, che lo scorso anno di questi tempi ha iniziato il Mondiale vincendo undici gare consecutive, senza scordarsi della BMW al suo secondo anno di presenza con la S 1000 RR.

A quanto pare la concorrenza si preannuncia agguerrita e Johnny Rea lo sa bene, nonostante il Cannibale sia l’uomo da battere a tutti gli effetti. In attesa che i motori si accendano, andiamo ad analizzare cosa ci aspetta a partire da Phillip Island per poi arrivare a San Juan il prossimo ottobre.

Kawasaki: All-In sul Cannibale

Se proprio bisogna scommettere meglio andare sul sicuro. Con i suoi cinque titoli iridati consecutivi, Johnny Rea è senza dubbio l’uomo da battere in questo Mondiale 2020. I numeri parlano chiaro e ci sono davvero poche parole da spendere riguardo le prestazioni del nordirlandese, pronto a dare il via alla marcia verso il sesto titolo iridato. Al suo fianco Rea troverà un certo Alex Lowes, chiamato per l’occasione a raccogliere il testimone lasciato da Leon Haslam.

PUNTO DI FORZA: Rea e la Kawasaki sono una cosa unica. Già, perché il Cannibale ha saputo cucirsi su misura la ZX-10RR, tanto che la giapponese non sembra nascondere il minimo segreto. L’aspetto che lo contraddistingue è senza dubbio la sua costanza, quella chiave che lo ha portato a vincere ben cinque titoli iridati. Per maggiori informazioni andarsi a rivedere il suo ruolino di marcia con una sola caduta negli ultimi cinque anni.

PUNTO DEBOLE: Non è cosa semplice trovare un punto debole in questa coppia formata da Rea e la Kawasaki. L’unico aspetto potrebbe essere la ZX-10RR, la meno evoluta di tutte rispetto alle concorrenti. Già, perché la giapponese non presenta particolari stravolgimenti rispetto alle passate stagioni, soltanto qualche piccolo dettaglio legato alle geometrie e di ciclistica, ma per quanto sembra può bastare così!

Ducati: osare è d'obbligo per dimenticare il passato

Un anno fa di questi tempi la Rossa iniziava quella cavalcata che l’aveva portata a vincere undici gare consecutive. Adesso è tempo di riprovarci. Una squadra che ha cambiato pelle a metà, ripartendo da Scott Redding dopo l’addio di Alvaro Bautista. Non manca la curiosità nei confronti del britannico, reduce dalla vittoria nel BSB, mentre per Chaz Davies la parola d’ordine non può che essere riscatto a seguito di un 2019 a luci e ombre.

PUNTO DI FORZA: Il carattere del motore rappresenta senza dubbio il fiore all’occhiello della Casa di Borgo Panigale. Lo abbiamo conosciuto nella passata stagione e ci aspettiamo conferme anche in questa. Impressionante infatti la differenza di prestazione nei confronti con la concorrenza, anche se questo aspetto ha mostrato che non basta per puntare al trono.

PUNTO DEBOLE: La Ducati ha un motore altamente performante e su quello non c’è dubbio, peccato che non sia del tutto agile come alcuni si aspettassero, faticando il particolare in quelle piste in cui si predilige la scorrevolezza. Lo aveva detto lo scorso anno Bautista e più volte l’ha ripetuto Chaz Davies. Speriamo che da quest’anno il gallese abbia cambiato idea. Già Chaz, colui che nel 2019 è mancato, tanto che la squadra si è ritrovata a lottare soltanto con un’unica punta. Adesso ne servono due.

Yamaha: un turco per sognare in grande

È stata la rivelazione di questo inizio stagione e ci sono pochi dubbi a riguardo. Stiamo ovviamente parlando della Yamaha, che da quest’anno può fare affidamento su una stella come quella di Toprak Razgatlioglu, nonché grande promessa della SBK. Durante l’inverno il giovane turco ha fatto capire di che pasta è fatto, adesso si aspettano conferme per sapere se sia o meno un pilota da Mondiale.

C’è chi invece ha preferito tenere per il momento le carte nascoste, ovvero Michael van der Mark. Di sicuro farlo passare in secondo piano rischia di essere un grave errore.

PUNTO DI FORZA: L’agilità è senza ombra di dubbio il tratto distintivo di questa R1, che ha nel telaio il proprio punto di forza. Trattasi di una moto che esalta la propria semplicità, semplificando la guida al pilota. Proprio questo è stato un aspetto che ha colpito Toprak Razgatlioglu appena sceso dalla Kawasaki.

PUNTO DEBOLE: C’è la facilità, ma forse manca ancora qualche cosa in termini di potenza. Non ci aspettiamo certo di vedere un motore performante come quello della Ducati, ma di sicuro il propulsore della R1 sembra soffrire qualcosa in confronto alle altre Case.

Honda: ispirazione MotoGP per tornare a scrivere la storia

È senza dubbio la più attesa, tanto che gran parte dei riflettori saranno puntati su di lei. Stiamo ovviamente parlando della CBR 1000 RR-R, ovvero l’ultima evoluzione della Casa dell’Ala Dorata. Honda sogna in grande nell’anno del rientro di HRC in veste ufficiale. Lo conferma la nuova moto, così come il fatto di aver puntato su un pilota del calibro di Alvaro Bautista, chiamato a riportare in Giappone quel titolo che manca da ben oltre dieci anni.

PUNTO DI FORZA: La potenza del motore è senza dubbio il tratto distintivo della nuova Fireblade, che a Phillip Island ha fatto toccare la punta massima di velocità, arrivando a 318 km/h. Che dire di fronte a questa CBR 1000 RR-R, verso cui gli ingegneri giapponesi hanno concentrato le proprie speranze iridate, dando un netto taglio al passato? Bella sì, ma ancora non basta! 

PUNTO DEBOLE: Il tempo. Già, perché la Honda è una moto nuova, che deve essere esplorata e capita fino in fondo. È quanto ha affermato in poche parole Alvaro Bautista, ancora alla ricerca della giusta fiducia con il motore quattro cilindri in linea. Di sicuro non è facile ripartire dopo l’esperienza con il V4 e Alvaro se ne sta lentamente accorgendo, in particolare per l’immediatezza data dal propulsore. Ovvio che dal punto di vista dell’evoluzione il margine è ampio, ma bisogna correre perché il rischio è quello di farsi trovare impreparati.

BMW: outisider di lusso

Un anno fa di questi tempi la S 1000 RR accusava la bellezza di 20 km/h sul rettilineo di Phillip Island. 365 giorni dopo la musica sembra essere ben diversa per quanto riguarda la moto della Casa tedesca, che nella due giorni di test australiana ha catturato parte dei riflettori. Le aspettative sono quindi alte per Tom Sykes, senza nulla togliere al compagno Laverty, intenzionato a scrivere la storia, rincorrendo quel trionfo che ancora manca.

PUNTO DI FORZA: I passi avanti sono evidenti, dal momento che ora la S 1000 RR-R sembra essere una lontana parente rispetto a quella vista ad inizio dello scorso Campionato. Il telaio della tedesca è senza dubbio il punto di forza, in particolare nell’andare a prediligere l’agilità.

PUNTO DEBOLE: Per vincere ci vuole motore e sotto questo aspetto ci sono diversi dubbi. Speriamo vengano scacciati il prima possibile!

 

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