Brembo. MotoGP inarrestabili: nel 2020 +10% di impegno frenante

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Se ci fosse un tachimetro sulle MotoGP, i piloti vedrebbero più di 350 Km/h prima di chiudere il gas e allungare le dita sul loro personale paracadute. Due semplici - se così si può dire - dischi di nero carbonio, a cui è demandato il compito di portarli dall’iperspazio alla realtà giusto in tempo per fare la curva.

La San Donato è una delle staccate più iconiche di tutto il motomondiale, Valentino le dedicò un casco qualche anno fa, Migno una dedica a chi lavora giorno dopo giorno per renderla ancora più emozionante: “A tutti i dipendenti della Brembo, grazie mille per proteggerci alla San Donato del Mugello e per farci superare in staccata!” la frase lasciata da Andrea dopo una visiti insieme a Vietti nella sede di Curno, a pochi chilometri da Bergamo.

Uno stabilimento in cui lavorano circa 200 persone (delle più di 10.000 che fanno parte di tutto il gruppo nel mondo), in cui si studiano e si creano i freni che andranno poi sulle MotoGP e sulle Formula 1, per citare solamente le due serie più prestigiose, ma potete pensare praticamente a ogni mezzo a due o quattro ruote e i quei capannoni sicuramente troverete quello che serve per fermarlo.

Scienza e passione vanno a braccetto

Non solo moto: da sinistra, gli impianti usati nella Nascar, in Formula 1 e a Le Mans

Girovagando nel sancta sanctorum dei freni sembra di essere in un laboratorio che prepara mezzi per andare nello spazio. In ogni angolo ci sono macchinari (da cui le macchine fotografiche sono tenute a debita distanza) che creano quelle che sembrano opere d’arte in carbonio. “Dall’acquisto del materiale al prodotto finito, servono circa 10 mesi per creare un disco usato in Formula 1” ci spiega Mauro Piccolio, direttore commerciale Brembo Racing e nostro cicerone.

Una volta montati su una monoposto, quegli impianti devono resistere a sollecitazioni incredibili: raggiungono anche i 1.200° di temperatura, 4.600 Nm di coppia e fino a 6 g di decelerazione. “E parliamo di un disco che ha le dimensioni di quello di una 500”, la city car della FIAT, non le sempre rimpiante belve a 2 tempi.

La lavorazione è precisissima: un macchinario crea fino a 1.480 minuscoli fori per il raffreddamento e basta un minimo errore per buttare via tutto. Inoltre, ogni scuderia di Formula 1 richiede delle pinze progettate appositamente. Sembrano dei pezzi di arte contemporanea, ma anche in questo caso dovrete ricorrere all’immaginazione perché la segretezza vieta immagini.

La tecnica la fa da padrona, ma la passione è ben presente e ben dimostrata dall’assalto per autografi e foto ricordo a cui si sono piacevolmente sottoposti i piloti del team Sky VR46.

MotoGP: gomme e ali mettono i freni alla prova

La nuova pinza freno di Brembo

Se la Formula 1 rimane il vertice tecnologico, la MotoGP è poco indietro. Anzi, le maggiori evoluzioni per quanto riguarda i freni, in questo 2020, si vedranno sulle due ruote. Già nei test invernali in Spagna dell’anno scorso aveva debuttato una nuova pinza che sarà lo standard per la nuova stagione.

Riconoscerla è facile, perché ha delle alette per migliorarne il raffreddamento.

Le temperature degli impianti stanno aumentando, per questo abbiamo introdotto questa novità - ci hanno spiegato Andrea Pellegrini e Andrea Bergami, che seguono i piloti del motomondiale sui campi di gara - I primi riscontri dei piloti sono stati positivi, perché abbiamo anche ridotto la quantità di fluido nell’impianto e questo permette una maggiore costanza e una diminuzione della spugnosità alla leva”.

I tempi sul giro diminuiscono ogni anno e i freni devono adeguarsi.

Da una parte le prestazioni delle MotoGP crescono e poi bisogna considerare l’evoluzione di gomme e aerodinamica: tutto questo significa maggiore coppia frenante e temperature - hanno continuato i due tecnici - Abbiamo calcolato che, rispetto al 2019, in questa stagione ci sarà un aumento del 10% dell’impegno frenante”.

In Formula 1 vince la matematica, in MotoGP le sensazioni

Non solo i reparti corse dei costruttori lavorano a pieno regime in inverno, anche in Brembo si sono fatti in quattro per il 2020. Perché tutto sia perfetto quando si scende in pista ci sono banchi prova sia statici che dinamici. Il più affascinante è quest’ultimo, che grazie a una ventilazione forzata può simulare la diversa velocità dell’aria che investe l’impianto al mutare della velocità.

Addirittura si può inserire la telemetria di un auto o di una moto per simulare fedelmente il giro su una determinata pista.

Detto così, sembra che non ci sia posto per il pilota in mezzo a tutta questa tecnica ma così non è.

L’oggettivazione nelle moto è minore - ha sottolineato Piccoli - perché il pilota si muove nella guida e seguire le sue sensazioni rimane la cosa migliore per capire se si è sulla strada giusta”.

Vale per i freni ma anche per i cerchi, che nascono nello stesso stabilimento con il marchio Marchesini. La MotoGP li usa in magnesio, la SBK in alluminio, con un risparmio di circa un chilo per la lega più pregiata.

La visita è finita, Migno e Vietti si trattengono per le ultime foto. “La mia staccata preferita? La San Donato al Mugello e la quella della Curva 4 a Phillip Island” la risposta di Andrea. “Io preferisco quelle della Dry Sac a Jerez, oppure quella alla fine del rettilineo di ritorno a Motegi: entrambe tecniche e in discesa” dice Celestino.

La prossima volta che le affronteranno, prima di stringere la leva fra le dita, forse tornerà loro in mente il motivo perché le loro moto si fermeranno.

Se volete saperne di più sulla frenata QUI trovate la nostra guida.

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