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SBK, Honda: il suo arrivo avvicina la Superbike alla MotoGP

In attesa che la CBR 1000 RR-R mostri il proprio potenziale, Bautista e la HRC si affidano a un metodo di lavoro di stampo Motomondiale

SBK: Honda: il suo arrivo avvicina la Superbike alla MotoGP

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È senza dubbio la moto più attesa. Stiamo ovviamente parlando della Honda CBR 1000 RR-R, che con la coppia Bautista-Haslam punterà a mettere fine a quel dominio di Johnny Rea che dura ormai da ben cinque anni in Superbike. Le ambizioni da parte della Casa dell’Ala Dorata sono alte, così come gli obiettivi da centrare, tanto che lo spagnolo ha pensato bene di lasciare una moto con cui ha vinto ben sedici gare per saltare in sella a un’altra su cui aleggiava un grosso punto interrogativo.

In attesa che arrivi la tappa inaugurale di Phillip Island e finalmente le carte vengano scoperte, ci sono alcuni aspetti che in questi test invernali non sono sfuggiti a coloro che erano presenti in pista. Innanzitutto il dispiego di forze da parte della Casa sul campo attraverso ingegneri, tecnici e meccanici. Per certi versi ci torna in mente Danilo Petrucci, quando arrivato nel team ufficiale Ducati disse: “Ho così tanti ingegneri e tecnici al mio fianco che nemmeno riesco a guardare fuori dal box”.

Una situazione che per certi versi rivediamo in Bautista, accerchiato in questi test da un gruppo di lavoro imparagonabile in termini numerici a quello degli altri team come BMW, Yamaha, Ducati e Kawasaki. Oltre al dispiego di forze sul campo c’è poi la segretezza. Nonostante stiamo parlando di derivate, Honda non lascia trapelare la minima informazione, facendo muro attorno alla propria CBR. A Jerez erano presenti il team manager HRC Alberto Puig e il direttore della HRC, Tetsushiro Kuwata, i quali hanno seguito passo dopo passo l’ultima evoluzione della Casa, senza però rilasciare alcuna dichiarazione.

Ci si chiede quindi cosa aspettarsi da questa Honda. Molto probabilmente una moto che possa presto arrivare a lottare per la vittoria, dal momento che i presupposti sembrano esserci tutti: “Sono convinto che loro arriveranno velocemente a ottenere importanti risultati – ci ha detto Giorgio Barbier di Pirelli – la cosa che più mi ha sorpreso è il metodo di lavoro. Sembrano un’orchestra sinfonica, dove tutto è accordato alla perfezione. Basta vederli come si muovono sul campo, è un metodo di lavoro che richiama la MotoGP”.

A raccogliere le parole di Barbier è Dennis Sacchetti, team manager di Go Eleven: “Per quel poco che abbiamo visto a Jerez la loro organizzazione è impeccabile – ha commentato – penso che il loro punto di forza sia la rapidità nel soddisfare quelle che sono le richieste dei piloti”.

Insomma Honda e la HRC alzano l’asticella nel paddock delle derivate e le altre Case non possono certo trascurare questo dettaglio in attesa dei risultati in pista.      

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