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MotoGP, "Crutchlow? Mi costa un milione all'anno di cadute ma lo adoro"

Cecchinello: "E' un uomo speciale, sincero. Una sincerità che a volte ci crea qualche problema diplomatico, con Honda o Michelin". Cal potrebbe ritirarsi a fine stagione, e sarebbe una perdita per la MotoGP

MotoGP: "Crutchlow? Mi costa un milione all'anno di cadute ma lo adoro"

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Questo potrebbe essere l'anno zero per la MotoGP. La stagione in cui, dopo aver perso nelle ultime due stagioni protagonisti come Dani Pedrosa e Jorge Lorenzo, la classe regina potrebbe anche dover fare a meno di un personaggio assoluto che rappresenta, secondo noi, l'anello di congiunzione tra i vecchi campioni ed i nuovi.

E' vero, negli ultimi tempi non è salito molto sul podio, ma la sua presenza per noi è importante.

Attenzione: non stiamo parlando di Valentino Rossi che nei giorni scorsi è tornato a parlare della possibile decisione di mettere un punto ad una carriera straordinaria. Sono anni che si parla di un suo ritiro. Vogliamo ricordare invece che è stato proprio Cal Crutchlow a metà della scorsa stagione a parlare della possibilità di appendere il casco al chiodo.

E Cal Crutchlow è un tipo speciale. Nell'epoca del politicamente corretto, che ha contagiato pesantemente anche gli sport del motore, lui è magnificamente scorretto, ma in senso positivo. Non insulta, mai, senza per questo pesare le parole. Dice semplicemente ciò che pensa. E ci perdonino i lettori più giovani, che forse dovranno ricorrere a Google, ci ricorda incredibilmente Barry Sheene.

Rispetto a Barry, che girava in Rolls Royce ed era fidanzato con Stephanie McLean, una Playmate, Cal è piuttosto un 'family man' con moglie (Lucy) e bambina al seguito, ma anche uno sportivo vero. Un campione di motociclismo che, pensate, avrebbe voluto essere un ciclista professionista, come il suo amico Cavendish.

OK, non ha vinto moltissimo in carriera e se ci limitiamo a parlare di MotoGP il suo palmares è limitato a tre vittorie e 19 podi in carriera.
Ma è anche il pilota che grazie grazie alla sua vittoria in Argentina nel 2018, ha regalato alla Honda il 750° successo iridato, che peraltro gli regalò provvisoriamente anche la testa del mondiale.

Il primo pilota di un team satellite a riuscirci dopo Gibernau nel 2004. Gli amici britannici all'epoca gioirono: dovettero infatti aspettare 589 gare o, se preferite, 38 anni e 344 giorni per trovare uno dei loro in cima alla classifica della classe regina. Dopo, naturalmente, Barry nel il GP del Venezuela nel 1979.

"Quando sento o leggo il mio nome accostato a quello di Sheene mi vengono i brividi – ammise il pilota del team LCR - A Rio Hondo vinsi la gara, di conseguenza non sono la persona più indicata per lamentarmi di una corsa...strana – disse scherzando Cal – posso però dire che quanto accaduto e il clima di tensione di cui si parla non mi ha condizionato. Il podio lo meritava anche Miller che è stato coraggioso, o pazzo: non pensavo arrivasse sulla griglia con le slick. Sono state dette tante cose dopo. Il regolamento dice che in quel caso un pilota deve abbandonare lo schieramento ed essere condotto in pit lane. Nessuno pensa però che in quei momenti non è così semplice. Un pilota prova a fare di tutto pur di rimanere in griglia, vista l’adrenalina che hai dentro".

Anche in questa dichiarazione Cal ci piacque un bel po'. E' una dichiarazione onesta. Come onesto è stato quest'anno a Valencia, alla fine dei test, quando dichiarò di essere ancora arrabbiato con la Honda per avergli soffiato dei tecnici, passati dal team LCR a quello ufficiale.

"Non mi manca niente, nel team dove sono – riconobbe, ma aggiunse – solo una sessantina di persone: è questa la differenza fra il personale di una squadra satellite ed un team ufficiale".

In realtà Cal è egli stesso un pilota Honda a tutti gli effetti.

"Il suo ingaggio è pagato direttamente dal Giappone – conferma ogni qual volta che glielo si chiede Lucio Cecchinello, proprietario della squadra ed ex pilota lui stesso – noi...partecipiamo al costo. A partire dalle moto, le RC213-V che la Honda ci da in leasing a 2,2 milioni di Euro. Sembra una enormità, ma non lo, pensando alle spese di ricerca che ci sono dietro".

Un team come LCR-Honda costa intorno ai 10 milioni di Euro l'anno.

"Siamo in 47, ombrelline incluse! - ricorda sorridendo Cecchinello –Naturalmente la casa madre ha maggiori risorse, in termini di uomini e materiali, diciamo quattro ad uno. In realtà riceviamo gli stessi aggiornamenti tecnici di Marc Marquez, naturalmente non con la medesima tempistica, a volte".

Lucio adora Cal: "E' un uomo speciale, sincero. Una sincerità che a volte ci crea qualche problema diplomatico, con Honda o Michelin".

Impossibile fargli dire una sola parole negativa, anche quando si parla di costi extra.

"Le cadute. A volte capita. Se non fa troppi disastri dobbiamo mettere a budget per lui fra i 600.000 ed il milione di dollari l'anno".

Quasi un record.

"Siamo sempre gli ultimi a lasciare il paddock. Trovare la macchina nel parcheggio non è mai un problema".

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