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Ecco perché le Maxi degli anni '80 e '90 spopolano tra gli appassionati

Sembra quasi dilagare la moda che riguarda il grande ritorno alle moto sportive che hanno caratterizzato un ventennio. Nostalgia o voglia di emozioni che oggi non ci sono?

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Le maxi sportive che hanno caratterizzato il ventennio 80/90 stanno tornando prepotentemente alla ribalta. Sui Social ci sono gruppi dedicati a queste moto che annoverano nuovi seguaci ogni giorno e basta dare un'occhiata fugace alle foto postate su queste pagine per vedere scorrere l'intero firmamento del motociclismo di quegli anni.

C'è chi ha rimesso a nuovo una CBR 900 del 1992, la moto che ha in un certo modo rivoluzionato l'approccio di Honda ad un segmento e chi invece è alla disperata ricerca di una Yamaha R1 del 1998, la mitica 'sella rossa' la cui valutazione è in costante crescita, come quella della Honda VTR SP-1 e SP-2, che sta diventando una sorta di fenomeno tra gli appassionati. Ci sono poi quelli che hanno possibilità economiche di un certo tipo e magari hanno nel box una fiammante RC30, il sogno proibito di un'intera generazione. Non possiamo poi dimenticarci di chi forse va anche oltre, idolatrando il due tempi che non c'è più e venera letteralmente la Suzuki RG500 o anche l'Aprilia RS250, moto che per un periodo sono state letteralmente gettate nel dimenticatoio e che oggi sono un piccolo investimento.  

Abbiamo elencato tutte splendide moto, ma la cosa che più ci stuzzica è il comprendere perché ci sia questo vero e proprio ritorno all'amore verso questo tipo di moto, ovvero sportive estreme, senza controlli elettronici di alcun tipo e alimentate rigorosamente a carburatori. 

LA PASSIONE NON C'ENTRA, E' SOLO UNA QUESTIONE ECONOMICA

Balle. Certo, avere una sportiva con più di 20 anni nel box implica di poter usufruire magari di un'assicurazione d'epoca, ma la tassa di possesso, almeno per le moto tra i 20 e i 30 anni, è molto più cara rispetto ad una moderna Euro5, quindi quanto vale davvero questo risparmio? In alcune regioni in Italia, particolarmente vessate dal punto di vista dei costi RC, quest'aspetto potrebbe rendere più appetibili queste moto, ma non crediamo che sia questa la vera molla.

HONDA CBR 900 - 1992

Si potrebbe pensare al costo di acquisto più conveniente rispetto a moto più moderne, ma anche valutando questo aspetto si rischierebbe di commettere un errore. Alcuni modelli di moto sembrano invecchiare come il buon vino, come le R1 o le GSX-R degli anni 80'. Più si va indietro con gli anni e maggiori saranno le valutazioni per l'acquisto. Paradossalmente, costa spesso molto meno acquistare una sportiva del 2006/2010 piuttosto che la nonnina della stessa sportiva. Basta scorrere gli annunci di vendita sul web per rendersi conto che una CBR 900 del 1992 vale più o meno lo stesso prezzo di una più moderna CBR 1000 RR del 2004, nonostante l'evidente balzo tecnologico che c'è tra le due moto.

Non è quindi per soldi che un appassionato sceglie di mettersi nel garage una arzilla vecchietta.

TANTI CAVALLI, NESSUN CONTROLLO

In particolare verso la seconda metà degli anni 90' era iniziata una vera corsa ai CV. Il peso delle moto scendeva, le potenze aumentavano e la totale assenza di qualsiasi aiuto elettronico in sella non faceva altro che aumentare l'aura di timore reverenziale che erano in grado di emanare alcuni modelli. Nessuno che l'abbia provata dimenticherà la sensazione di onnipotenza che era in grado di regalare l'allungo della prima Suzuki Hayabusa, in arrivo dal Giappone proprio nel 1999. Come nessuno che l'abbia sperimentato dimenticherà cosa significava tenere testa all'avantreno di una R1 che tentava disperatamente di perdere il contatto con l'asfalto. Di certo non lo faceva per farti risparmiare un cambio gomma all'anteriore, quanto piuttosto per agevolare un eventuale debolezza cardiaca del pilota. 

DUCATI 916 - FASCINO INARRIVABILE

Si parla insomma di moto che regalavano sensazioni purissime, senza filtri di sorta e spesso con prestazioni umane se paragonate alle sportive moderne. Pensate a cosa era in grado di fare una Ducati 916, altra vera icona del motociclismo, rispetto ad una moderna Panigale V4. Stiamo parlando di due mondi lontanissimi, con l'erede - dal punto di vista dinastico, perché da quello tecnico c'è poco da paragonare - che appartiene semplicemente ad un altro pianeta.

Eppure, gli oggi quasi ridicoli cavalli di cui era dotata la prima 916 uniti alla sua ciclistica rigida e difficile, ti facevano sentire un pilota anche solo mentre eri in sella per andare verso il luogo di appuntamento con gli amici. 

Non era amichevole, non era facile. Scaldava, scalciava e su una cosa potevi stare certo: al ritorno a casa la sera, avresti avuto dolori ovunque, dai polsi alle chiappe, passando per le spalle ed i palmi delle mani. Però, una volta messa nel box, l'avresti amata ancora di più di quando la mattina l'avevi presa per tirarla fuori dallo stesso. 

MIGLIORI O PEGGIORI? DIPENDE DA COSA SI CERCA

Come si fa dunque a dire che quelle moto erano peggiori o migliori delle attuali? Se analizziamo la cosa meramente dal punto di vista tecnico, è chiaro che saremmo degli squilibrati a considerare una sportiva del 1998 migliore rispetto all'omologa del 2018. Anche solo considerare quanti passi in avanti siano stati fatti per aiutare la sicurezza e l'affidabilità dovrebbe far riflettere.

SUZUKI RG 500

Resta però l'altro aspetto da considerare, ovvero quello che abbraccia unicamente la sfera emozionale. Siamo motociclisti, siamo spinti dalla passione e sappiamo perfettamente quanto la parola 'emozione' sia importante nel valutare una moto. Quindi siamo praticamente certi che sia proprio questo che cercano tutti quegli appassionati che si stanno avvicinando a queste moto. Ci sarà anche il fattore nostalgia e siamo abbastanza certi che chi acquista una moto non perfettamente a punto goda in egual misura a sistemarla a puntino prima ancora che a guidarla, magari cercando quel ricambio difficile da trovare originale, fino al vezzo di riuscire a riportare in condizioni quasi di fabbrica moto che magari giacevano abbandonate sotto qualche centimetro di polvere.

Le moto moderne non emozionano? Certo che lo fanno, e sono anche molto più sicure e veloci. Ma semplicemente alcuni motociclisti non vogliono una moto più veloce o più sicura, soprattutto se le sensazioni in sella sono filtrate da un apparato elettronico troppo sofisticato. Vogliono sentirsi motociclisti e basta e questa sensazione è forse il regalo più bello che le sportive degli anni 80 e 90 riuscivano a fare ai fortunati che le acquistavano. Chi le compra oggi, le coccola e le cura, è semplicemente un motociclista affamato di quelle emozioni. Pure, senza filtri e dannatamente affascinanti.

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