SBK, Rinaldi: “La separazione da Barni? Non mi ha dato il tempo necessario”

“Meglio un team come Go Eleven dove realmente credono in me. La Panigale V4? La moto sarà più vicina all'ufficiale, mi aiuterò con i dati di Bautista”

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Anno nuovo, squadra nuova! Verrebbe proprio da dire così pensando al cambio di casacca da parte di Michael Ruben Rinaldi. Archiviata l’avventura con il team Barni dopo un solo anno, il romagnolo è stato costretto a guardare altrove, decidendo di ripartire dal team Go Eleven, dove raccoglierà l’eredita lasciata da Eugene Laverty.

Non manca quindi l’attesa verso il giovane Michael, che anche nel 2020 sarà chiamato a cavalcare una Panigale V4. L’appuntamento è per i test di gennaio, quando ci sarà il primo contatto in pista con la squadra piemontese.  

Sono molto contento di questa occasione, dato che Go Eleven mi ha voluto fortemente e tutto ciò mi ha onorato – ha esordito Rinaldi – con questa scelta rimango inoltre in casa Ducati e di conseguenza sono felice per questa soluzione”.

Michael, domanda secca: come mai non sei rimasto con la squadra di Barnabò?

“Barni ha avuto altre necessità e alla fine hanno optato per un altro pilota. Quando abbiamo iniziato con questo progetto ero consapevole servisse del tempo, dato che la nostra moto aveva delle sospensioni diverse da quella ufficiale e c’erano circuiti mai visti prima d’ora per me. Alla fine Barni ha deciso di prendere un’altra strada, anche se proseguire sarebbe forse stata la cosa più ovvia”.

Lo possiamo considerare come un fulmine a ciel sereno il tuo addio? Magari non ti hanno dato il tempo necessario?

Sì, diciamo che non me lo aspettavo. Ho dovuto quindi guardarmi attorno e Go Eleven mi ha voluto, dato che rientro nella loro concezione di pilota. Il team cercava un giovane veloce con cui crescere assieme e ci siamo trovati allineati”.

Quando hai avuto la notizia dell’addio?

“A Portimao sono sorti i primi interrogativi, poi a Magny-Cours è arrivata la comunicazione di non proseguire più assieme”.

Da dove nasce la decisione di ripartire da Go Eleven?

“Io ero la loro prima scelta, abbiamo dovuto mettere assieme un buon pacchetto per il prossimo anno e sono convinto che il pacchetto su cui potrò fare affidamento sarà migliore rispetto al 2019. Stiamo lavorando per avere una moto il più simile possibile all’ufficiale”.

Avrai le sospensioni Ohlins. Ormai è risaputo.

“Questo lo dici tu (sorride). Alla fine Showa è una grande azienda, dato che con Kawasaki ha vinto tutto. Quest’anno abbiamo fatto più che altro un lavoro di sviluppo con un pilota giovane come me, mentre nel team ufficiale è stato svolto un lavoro maggiore da parte di Ohlins rispetto al nostro”.

Lo scorso anno, complice anche l’infortunio di Laverty, Go Eleven ha faticato a trovare la giusta costanza in pista. Ti spavanta questa cosa?

“Non sono preoccupato, dato che la V4 è stata difficile per tutti. Credo che Go Eleven abbia fatto il massimo, tanto che nell’ultima gara di Losail Eugene è arrivato sesto. Ciò significa che la squadra ha lavorato nella giusta direzione e tutto ciò mi dà fiducia. Nel 2020 il team si rafforzerà inoltre in maniera importante e ho grande consapevolezza”.

Qual è l’obiettivo?

“Cercare di migliorare. Nel 2019 il miglior risultato è stato quarto, arrivare sul podio sarebbe fantastico”.

Rimane un po’ di dispiacere per la separazione da Barnabò?

Preferisco stare in team che crede realmente in un pilota come me, piuttosto che in team dove non avrebbero creduto fino in fondo”.

Ultima domanda: chi seguirai come pilota Ducati?    

“Chaz e Scott sono molto diversi da me come statura, ma saranno fondamentali nello sviluppo del materiale. La mia fortuna è quella di poter aver a disposizione i dati di Alvaro dello scorso anno, che più o meno è altro come me, di conseguenza e prenderò spunto da quelli”.

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