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Emiliano Malagoli:la sfida è la maratona di New York con una gamba sola

Il fondatore dell'onlus Di.Di. che rimette in pista ed in moto piloti disabili affronta una sfida diversa: terminare i 42,195 Km di una delle classiche più dure con una protesi

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In moto, senza una gamba, dopo averla persa in un incidente stradale nel 2011, ha già dimostrato di sapere andare, Emiliano Malagoli.

E lo ha fatto così bene da fondare nel 2013 Di.Di. l'associazione 'Diversamente Disabili' che da anni riporta in pista atleti dalle diverse disabilità, tanto da essersi meritato una presenza fissa a Le Mans con una gara internazionale. La International Bridgestone Handy Race.

Questa volta, però, Emiliano per accogliere una nuova sfida ha voluto cambiare terreno e dunque non ha chiesto una wildcard per il GP di Sepang di domenica prossima. Dalla pista, infatti, è passato alla strada, ma non in moto, bensì a piedi. E su una strada lunga 42,195 Km. Una maratona, una delle più difficili, quella di New York.

Parrebbe una cosa relativamente semplice, del resto da anni nelle paraolimpiadi corrono atleti con arti artificiali in fibra di carbonio, le cosiddette cheetah. Lamine in fibra di carbonio in grado di restituire al corridore non solo la normalità del gesto, ma anche la spinta dei piedi grazie alla elasticità del carbonio.

Emiliano con la sua compagna, Chiara Valentini a NY

La maratona però è un gioco diverso, non è potenza, è appoggio, falcata, rullata, stamina e se non si è Eliud Kipchoge in grado di concludere poco sopra le due ore - od anche sotto come ha recentemente dimostrato - è affare lungo per le gambe.

Un buon atleta amatore, quando va bene, resta di poco sotto le tre ore, ma la maggior parte dei maratoneti dilettanti è contenta quando è sulle quattro. Piano? Beh dipende, significa comunque correre a più di 10 Km/h di media.

Nel caso di Emiliano però la sfida non è il tempo, ma finire sulle gambe. Una delle quali si appoggia appunto su una protesi della Ottobock costruita appositamente per la maratona nella quale solo la parte finale, inserita in una normale scarpa da running, è in carbonio e regolabile nella elasticità.

"La maratona di New York non è una sfida semplice, non lo è per un normodotato, figuriamoci per me, senza la gamba destra e con la sinistra bloccata da ferri e viti in titanio".

Correre una maratona è una sfida speciale, piena di insidie. Mesi e mesi di preparazione possono essere vanificati da un problema apparentemente insignificante, una semplice vescica ad un piede.

Un problema che ha anche Emiliano, il cui piede ortopedico è inserito sul moncone.

"Fin dai primi allenamenti - ha spiegato Emiliano che è già a New York - si erano presentati problemi al moncone, vesciche da strusciamento che in alcuni periodi mi hanno inedito di utilizzare la protesi non solo per i miei allenamenti, ma anche per camminare, tanto che sono dovuto stare fermo fino a cicatrizzazione. Il problema dunque è stato abituarmi a non sentire dolore per 42 km e 195 metri".

La domanda, inevitabile, è: perché lo fai?  Come se aver dimostrato tornando in moto che la disabilità è uno stato mentale.

"In questa avventura porterò con me tutte quelle persone che nella vita almeno una volta hanno detto 'non ce la faccio' - la risposta di Emiliano, che ha aggiunto - per dimostrare che tutto è possibile, per potersi rispecchiare in me trovando la forza di superare le difficoltà che la vita spesso ti presenta".

 

 

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